Pregi e difetti di una squadra che non sa cambiare. Forse perchè questa è la sua forma, per quanto imperfetta e migliorabile, forse perché nell’imperfezione trova il suo equilibrio, la sua anima, la sua identità.
Sta di fatto che passano i mesi, le partite, cambiano gli avversari, sono cambiati gli interpreti, ma ciclicamente il meglio ed il peggio di questa Pallacanestro Varese si manifesta in maniera lampante, chiara, definita, dando i contorni di un gruppo che però, nonostante tutto è lì, a giocarsi l’obiettivo playoff.

Chi non avrebbe messo la firma ad inizio stagione sulla possibilità di essere in piena lotta per la post season a una giornata (per gli altri due) dal termine del campionato? Un sogno, pensando a cosa è toccato vivere nelle ultime annate, fatte di drammi (la penalizzazione di -16 punti) o di salvezze prese per i capelli, risultati intrisi di un senso di mediocrità talmente pervasivo da non lasciare spazio a volte nemmeno alla gioia di un risultato comunque importante, benché minimo, come la permanenza in categoria, che poi vuol dire vita.

Varese quest’anno un salto in avanti lo ha fatto, molti ne ha però ancora da fare, in termini di consistenza, di continuità di gioco, di evoluzione e coralità dello stesso, slegandosi da individualismi fin troppo accentranti come possono essere stati, seppur in maniera decisiva, quelli ieri di Iroegbu e Stewart, cercando di prendere molto più la forma della totalità di gioco di Alviti e allontanando completamente il momento di calo di Tazé Moore che però, non dimentichiamoci mai, ha tirato la carretta per tutta la stagione.

In un momento in cui le gambe vanno poco ed a volte la testa ancora di meno, il colpo di classe, la qualità del singolo, il genio, l’estro e molte volte la follia fanno la differenza, com’è stato ieri con Cremona, limite e punto di forza di una squadra che ricade sempre negli stessi errori di poca concentrazione ed efficacia in campo nei momenti cruciali della partita in cui andare ad “azzannare la preda” e chiudere il match e che si ritrova poi a doversi affidare alle giocate dei propri elementi più rappresentativi per portare a casa la posta in palio.

Posta in palio che ora non dipende più solo da Varese, che il suo lo ha fatto e che settimana prossima sarà spettatrice di ciò che faranno Napoli e Trento, con la speranza di non dover andare a giocarsi i playoff in quel di Bologna, dove potrebbe andare in scena il trailer di una serie playoff a cui Varese vuole prendere parte, con tutti i suoi pregi e difetti che al di là di tutto, quest’anno, stanno regalando una stagione più tranquilla, serena e soprattutto votata alla crescita delle altre e già questo è un passo in avanti che fa ben sperare per il futuro.

Alessandro Burin

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