
Dalla vittoria del campionato alla visione futura, passando per uomini chiave e valori. Il direttore sportivo della Valcuviana, Marco Cracas, racconta così una stagione da incorniciare, si gode il successo insieme ai suoi ragazzi, non si risparmia nelle dediche e guarda già avanti con fiducia ed ambizione, ma parla anche di promessa mantenuta: “Quando un Presidente ti sta dando carta bianca è perché in te ripone piena fiducia, senti la responsabilità, voleva portare la Valcuviana in Prima Categoria per la prima volta nella sua storia, la promessa è stata mantenuta, ci siamo riusciti”.
Partiamo dalla fine e da questo successo: eravate favoriti fin da subito ma poi vincere è un’altra storia…
“È stata un’annata incredibile, davvero, ne abbiamo vissute tante. Dai mille infortuni, di cui tre crociati cosa che sinceramente non mi era mai capitata, ai momenti no, dalle vittorie in extremis agli allenamenti in 12 tra acciacchi e lavoro, dagli sfottò sui campi, a questi ultimi tre punti che sembravano non arrivare mai, un campionato di montagne russe, parecchio emozionante”.

La Seconda Categoria l’avevi già vissuta e vinta con il Luino, come l’hai ritrovata qualche anno dopo?
“Il livello tecnico e tattico non è cambiato molto rispetto a 4/5 anni fa, è simile, ma è cambiata l’attitudine. E per questo faccio i complimenti agli avversari: quando sai di avere qualcosa in meno magari a livello di rosa ma dai il 120%, viene fuori il bello del calcio. Gente che esulta per una scivolata fatta al momento giusto…ho rivisto tanti dettagli che trovi solo in queste categorie e che davvero raccontano la bellezza di questo sport, so che può sembrare una banalità, ma non lo è”.
A questo proposito un campionato tutt’altro che scontato…
“Assolutamente. Ci siamo presi anche qualche ‘schiaffone’, ma va bene così. Ha reso tutto più vero e più divertente. Basti pensare che abbiamo pareggiato andata e ritorno con il Cittiglio, poi retrocesso senza fare i playout: questo dice tanto sull’attitudine di cui parlavo prima“.
Chi ti ha impressionato di più tra le avversarie?
“Il Bosto ha fatto una stagione incredibile. Probabilmente meritava di evitare i playoff per il distacco, ci ha battuto sia all’andata che al ritorno e ha reso il campionato ancora più avvincente. In vista dei playoff, resta la favorita. Ma faccio i complimenti anche al Caravate di mister Genovesi: ha fatto un lavoro incredibile, squadra organizzata, difficile da affrontare. Se devo immaginare una finale playoff dico Bosto-Caravate, con il Bosto ha qualcosa in più”.
Passiamo ai protagonisti in casa Valcuviana, due nomi su tutti, Stefano Rasini e Mattia Cinotti. Partiamo dal mister.
“Rasini è stato una scoperta straordinaria. Non lo conoscevo personalmente, ma appena ci siamo visti ho capito che parlavamo la stessa lingua. È preparatissimo, ma soprattutto ha un’umiltà rara. Si è conquistato categorie importanti sul campo e si è calato nella realtà della Seconda con una naturalezza incredibile. Per me è un allenatore da Eccellenza. Tenermelo? Beh, farò di tutto, ma allo stesso tempo so che verrà cercato anche altrove, sarebbe una follia se non succedesse“.
E quanto a Cinotti?
“Era da tempo che lo ‘corteggiavo’. Lo avrei voluto già a Luino, poi non siamo riusciti a combinare. Io credo esistano tanti giocatori validi, tanti giocatori forti, ma poi ci sono i giocatori vincenti e sono quelli con una mentalità vincente, quelli che giocano con una caviglia gonfia e che si mettono la squadra sulle spalle, quelli che fanno gol soprattutto quando conta, anche se Mattia ne ha fatti 17 in 13 o 14 gare, per dirla tutta, quelli che trascinano gli altri. È un professionista esemplare. Farò di tutto per tenerlo, perché uno con quella mentalità fa la differenza”.
C’è un’altra figura di riferimento per te, Devid Caretti, ufficialmente il team manager di questa squadra, ma nei fatti uno che fa anche molto altro.
“Sai, quando il presidente Testa mi ha voluto qui, gli ho detto che avrei voluto portare ‘il mio staff’, ed il mio staff è Devid. Non capiva esattamente la sua importanza, oggi l’ha capita. Devid fa tutto il lavoro sporco, le divise, le distinte, l’organizzazione, ma in realtà è i miei occhi quando non ci sono, il collante tra me e la squadra, talvolta vede i problemi prima che li veda io. È una figura preziosa, fondamentale per questo progetto”.

Ci sono diverse dediche per questa vittoria, da chi partiamo?
“Innanzitutto, alla mia famiglia. A mia moglie Barbara e alle mie bambine, da pochissimo ho avuto la seconda. Gli rubo del tempo prezioso, lo so, ma loro capiscono la mia passione e l’assecondano, mi sopportano e mi supportano. Al presidente Testa: è una persona speciale, voleva questa promozione da tempo e finalmente l’abbiamo raggiunta, sono davvero felice per lui, se lo merita. Poi a Francesca, sua figlia, che sta giocando per una partita molto più importante, ed infine più che una dedica dico grazie ai miei ragazzi”.
Ora si sale, però, e la Prima Categoria è un campionato che hai già vissuto, cosa ti aspetti? Obiettivi?
“Sarà un campionato durissimo, con piazze importanti come Ispra, Verbano, e molte altre perché ci sono ancora in ballo playoff e playout, non sappiamo chi sale e chi scende ma sono tutte abituate a stare in alto. Da neopromossi l’obiettivo è la salvezza, ma io non mi pongo limiti. Gioco sempre per vincere. Proveremo a dare fastidio a tutti, questo è sicuro”.
Anche perché il progetto Valcuviana, lo avevi detto subito, è un progetto a medio – lungo termine…
“Sì, è un progetto di quattro anni che abbiamo già anticipato vincendo subito. Ma non ci fermiamo qui. Adesso ci godiamo questo successo, ma stiamo già pensando al futuro.”
Un’ultima cosa: guardati indietro e prova a rivivere quest’annata, poi dimmi un fermo immagine, un momento che ha cambiato le cose…
“Vado diretto: il primo discorso di mister Rasini alla squadra. Mi ha smosso qualcosa dentro, tanto che ho pensato: ‘Quasi quasi metto gli scarpini torno a giocare’. Lì ho capito che fosse di un’altra categoria, ed ho capito di aver fatto la scelta giusta. È andata proprio così”.
Mariella Lamonica






























