
Il traguardo più difficile, quello che non avremmo mai voluto leggere, è arrivato nella notte. Alex Zanardi ci ha lasciati a 59 anni, chiudendo la sua corsa terrena proprio nei giorni che segnano l’anniversario di un altro gigante, Ayrton Senna. Un’ironia del destino per un uomo che ha passato l’intera esistenza a riscrivere le leggi del possibile, trasformando ogni dramma in un nuovo punto di partenza.
Dalla F1 al Lausitzring: la prima vita di Alex
Prima di diventare l’icona globale che tutti amiamo, Alex è stato un “purosangue” della velocità. Dopo i successi nei kart e in F3, il salto nel Circus della Formula 1 con Jordan, Minardi e Lotus negli anni ’90. Un talento cristallino che però trovò la sua consacrazione negli Stati Uniti, dove divenne il “Re” della Formula CART, vincendo due titoli mondiali (1997 e 1998) e incantando il pubblico con sorpassi impossibili. Poi, quel maledetto 15 settembre 2001 al Lausitzring: lo schianto con Tagliani, il corpo dilaniato, l’amputazione delle gambe e quegli ultimi 13 giri che completò anni dopo, ideale ponte verso la sua seconda vita.
L’oro paralimpico: quando le braccia diventarono ali
Zanardi non si è mai sentito una vittima. “Quando mi sono risvegliato senza gambe,” diceva spesso, “ho guardato quello che mi era rimasto, non quello che avevo perso“. Da lì è nata l’epopea nell’handbike. Un dominio assoluto che lo ha portato a conquistare: 4 Ori e 2 Argenti alle Paralimpiadi (Londra 2012 e Rio 2016) e 12 titoli mondiali su strada. Oltre ai risultati, Alex ha dato dignità e visibilità mondiale al movimento paralimpico, diventandone il volto radioso e l’ambasciatore instancabile.
Il legame con Varese: la “Città del Ciclismo” nel suo cuore
Il territorio di Varese, terra di pedali e fatica, ha sempre risposto con amore al richiamo di Alex. Molti lo ricordano protagonista in provincia durante le tappe di avvicinamento ai grandi eventi o nelle iniziative legate a “Obiettivo 3”, il progetto da lui fondato per avviare allo sport i ragazzi disabili. Proprio sulle nostre strade, tra il Lago di Varese e le salite del Varesotto, Zanardi era di casa: stimato dagli organizzatori locali e ammirato dai ciclisti varesini che spesso lo incrociavano durante gli allenamenti, vedendo in lui non un “disabile in bici”, ma un atleta immenso che divorava l’asfalto con la stessa fame di un ragazzino.
L’ultima battaglia
Tutto si è fermato di nuovo il 19 giugno 2020, durante la staffetta benefica “Obiettivo Tricolore” a Pienza. Un altro scontro terribile, stavolta contro un camion. Da quel giorno è iniziata una resistenza silenziosa, durata sei anni, fatta di cliniche, interventi e piccoli progressi che tenevano accesa la speranza. Oggi quella speranza si trasforma in memoria. Alex Zanardi non ha perso la sua ultima gara. Ha semplicemente deciso che era ora di smettere di spingere e di godersi il panorama. A noi resta la lezione più grande: la vita è un’opportunità, sempre e comunque.
Buon viaggio, Alex. E grazie di tutto.
Michele Marocco
(nella foto Zanardi con il varesino Fabrizio Macchi)

























