
Siamo andati a trovare Luigi Buraschi, Delegato assembleare del C.R.L. (Comitato Regionale Lombardia), in un momento cruciale per il calcio italiano; un movimento che, oggi più che mai, ha bisogno di cure.
Come vedi la situazione attuale, soprattutto alla luce delle prossime elezioni per la presidenza della FIGC?
“Il panorama non è certo florido, è sotto gli occhi di tutti, e questa situazione ha inevitabilmente provocato forti tensioni. Il problema principale è che il calcio, e mi riferisco in particolare al mondo dei dilettanti, non sta andando bene; anzi, sta andando molto male. Per questo motivo, noi delegati assembleari della Lombardia abbiamo redatto un documento programmatico. Abbiamo messo nero su bianco alcuni punti fondamentali per rilanciare la Lega Nazionale Dilettanti, con l’obiettivo di dare un supporto concreto alle società e migliorare tutto il settore giovanile e scolastico”.
A proposito di questo documento, non vi siete limitati a scriverlo: lo avete presentato direttamente a Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della FIGC, che vi ha ricevuto a Roma.
“Esatto. Abbiamo individuato tre punti che riteniamo fondamentali e urgenti, condividendoli con i consiglieri del Comitato Regionale e con la presidente Battistini. Un paio di settimane fa siamo andati a Roma e Malagò ci ha ricevuti con grande cortesia. Abbiamo avuto l’opportunità di illustrargli il documento nel dettaglio, evidenziando le priorità da risolvere il prima possibile. Sappiamo che molti interventi richiedono tempo e che i due anni di mandato a disposizione del prossimo presidente non basteranno a fare tutto, ma bisogna partire subito. Malagò ci ha ascoltato con molta attenzione e, non a caso, alcuni dei punti che gli abbiamo esposto sono stati inseriti nel suo programma elettorale. È una cosa che ci ha fatto enorme piacere”.
Con l’altro candidato, Giancarlo Abete, non c’è stato invece un confronto?
“Con Abete non abbiamo avuto la possibilità di parlare, perché non ci ha concesso un incontro. D’altronde, i rapporti non sono stati idilliaci negli ultimi tempi: per due volte Abete e altre Regioni, hanno indicato Pedrazzini come rappresentante dell’Area Nord, cosa non gradita alle Società lombarde che in entrambi i casi hanno disertato in massa le Assemblee per la designazione, inoltre ha aumentato i costi di iscrizione ai campionati stagione 2026/27.In otto anni non ci sembra sia stato fatto molto per l’area della Lega Nazionale Dilettanti, per cui la nostra scelta non può che andare in un’altra direzione. C’è una cosa che ci tengo a sottolineare, basata sulla mia esperienza nelle assemblee a Roma, sia per la LND che per la FIGC. Parlando con i colleghi delle altre regioni, ho spesso l’impressione che una buona parte dei delegati assembleari sia abituata a votare “su indicazione”. Mi spiego: ho chiesto direttamente ad alcuni di loro se conoscessero il candidato o il programma, e la risposta è stata negativa. Ne deduco che siano stati indirizzati dai rispettivi presidenti a dare il consenso solo per una questione di fiducia personale verso il proprio vertice. In Lombardia, invece, ci muoviamo diversamente: abbiamo fatto un lavoro di équipe che ha coinvolto i delegati e la presidenza. Crediamo sia questo il metodo migliore per fare emergere i problemi reali e trovare soluzioni concrete grazie alle idee di tutti”.
Ci hai accennato a tre punti chiave portati all’attenzione di Malagò. Puoi anticiparci di cosa si tratta?
“Certamente. I tre pilastri del nostro documento sono la sanatoria sulla Riforma dello Sport, con la quale chiediamo una sanatoria per i primi due anni dall’entrata in vigore della riforma. Le società dilettantistiche, soprattutto quelle più piccole di Prima, Seconda e Terza Categoria, ma anche di Promozione ed Eccellenza, hanno riscontrato enormi difficoltà burocratiche nel gestire la mole di nuove regole. Una sanatoria è fondamentale per dare serenità ai club ed evitare sanzioni che ne decreterebbero la chiusura. Una legge quadro per i rapporti con i Comuni: serve una normativa che garantisca alle società convenzioni per gli impianti di lunga durata. Contratti troppo brevi impediscono qualsiasi programmazione o investimento serio. Purtroppo negli ultimi anni abbiamo visto troppi casi in cui, al cambiare della giunta comunale, cambia tutto l’orientamento politico, privando le società di continuità e collaborazione. Infine il vincolo triennale per i giovani, in quanto riteniamo indispensabile il reinserimento di un vincolo triennale per i ragazzi, per tutelare il lavoro di valorizzazione dei settori giovanili”.
Michele Marocco



























