
La vita è fatta di scelte. Ce ne sono alcune scontate, altre più complicate, altre ancora che fanno sgranare gli occhi a chiunque tu abbia davanti. Ma non è tanto la forma della scelta, quanto il peso della stessa che definisce poi il futuro di chi la va a prendere. Quando qualche tempo fa, dopo aver allenato anche con buoni risultati Gazzada in Serie B, coach Daniele Piccolo aveva scelto di fare più di un passo indietro, a livello di carriera, per sposare il progetto BAT, forse tutti gli avrebbero dato del folle.
Ma come dicevamo prima, non è la forma della scelta quanto il peso e la convinzione con cui la si prende che spesso ne vanno poi a definire gli esiti. Così coach Piccolo ha saputo dare valore a quella decisione, apparentemente forse poco comprensibile, iniziandone ora a raccogliere i risultati.
La vittoria del campionato di DR1 con BAT è infatti solo l’apice di un lavoro più importante sviluppato anche a livello di settore giovanile in quella che lui chiama casa e che ora gli apre le porte della Serie C, per continuare a crescere ed a sognare, nel segno di una scelta che ne sta riscrivendo la carriera.
Coach, come spesso capita partiamo dalla fine. Quant’è la soddisfazione per la vittoria del campionato?
“La soddisfazione è enorme. Quando aspetti e sogni qualcosa per tanto tempo, riuscire a raggiungerla dà ancora più valore a tutto il percorso. Essere riusciti a concretizzare quello che, all’inizio, era solo un sogno e un progetto nella mia testa, per di più a casa mia, è impagabile. La scelta di fare un grosso passo indietro a livello di carriera è stata dettata dalla volontà di fare qualcosa di importante nel mio territorio, per un progetto in cui ho creduto tantissimo fin dal primo momento.”
Quali sono state le chiave di questo successo (19 vittorie e 7 sconfitte in stagione regolare, percorso netto nei playoff)?
“Le chiavi della vittoria sono state il gruppo che si è formato pian piano in palestra e il legame costruito giorno dopo giorno. Lo si è capito anche dalle parole che ci siamo scambiati dopo la finale: tanti ragazzi hanno sottolineato quanto sia stato importante il lavoro della società, che ha dato moltissimo a questo gruppo in termini di organizzazione, ben oltre il livello del campionato. Nei playoff abbiamo fatto un lavoro di scouting pari a quello che facevo in Serie B. Molti giocatori, pur avendo disputato categorie superiori, si sono trovati benissimo qui, contribuendo a creare un ambiente che pochi hanno trovato nel corso della loro carriera.”
L’ultima volta che ha vinto un campionato era a Busto Arsizio ed era assistente di coach Mazzetti. Ci sono similitudini tra questo e quel succeso?
“Rivedo molte analogie con il campionato vinto a Busto: anche lì avevamo svolto un lavoro importante come staff insieme ad Alberto e Davide. Lavoravamo da Serie B pur giocando in C Gold ed anche quest’anno abbiamo affrontato la DR1 con una mentalità da categoria superiore: tre allenamenti a settimana, strutture adeguate, preparatore atletico e fisioterapista. La mentalità è stata fondamentale: lavorare come se fossimo già al piano di sopra per riuscire ad arrivarci. Poi, come dicevo prima, la compattezza del gruppo e l’ambiente che si è creato intorno a noi”.
Ora arriva il futuro, bolle già qualcosa in pentola per l’anno prossimo?
“Sicuramente nei prossimi giorni parleremo con tutti i ragazzi per capire il loro punto di vista e poi faremo le nostre valutazioni. Mi sento però di dire che questo progetto non ha come unico obiettivo la prima squadra. È certamente il punto più alto, ma il progetto è nato soprattutto per lo sviluppo dei ragazzi del nostro settore giovanile e l’obiettivo deve essere quello di portarli fin lì. Nel medio-lungo termine non vogliamo avere dieci senior professionisti, ma costruire un gruppo con alcuni giocatori esperti di categoria e tanti ragazzi cresciuti nel nostro vivaio. È già successo quest’anno: avevamo quattro ragazzi dell’Under 17 che hanno avuto modo di entrare in campo e crescere tantissimo, giocando anche nei momenti che contavano davvero. Tanti sono cresciuti nel corso della stagione, l’esempio più emblematico forse è Porta che ha saputo “approfittare” dell’infortunio di Pariani per crescere e poi darci una grande mano nei playoff, ma tutti i ragazzi hanno fatto un lavoro di sviluppo importante ed è sicuramente questa la strada che vogliamo continuare a perseguire”.
Alessandro Burin





















