
E’ stato un weekend di grande festa, quello appena passato, in casa Sangiorgese, con i Draghi che finalmente, dopo un paio di eliminazioni in semifinale, sono riusciti a centrare il bersaglio grosso, conquistando la promozione in B Nazionale.
Un successo merito di un grandissimo lavoro prima sul mercato da parte della società, che ha messo a disposizione di coach Zambelli un roster di primissimo livello e poi della squadra, che in campo ha saputo reggere la pressione della “squadra favorita” per tutta la stagione, andando a prendersi una promozione che sa di fine di un ciclo e di inizio di un nuovo capitolo per tutto il mondo arancio-blu.
A descriverci le emozioni di questo trionfo ci pensa il capitano, la colonna, il simbolo della Sangio attuale, in campo e fuori: ossia Filippo Testa.
Quant’è l’emozione di aver vinto questo campionato?
“È un’emozione enorme. Sinceramente non ho ancora realizzato del tutto e credo che mi serviranno ancora un paio di giorni per rendermene conto. Per me è qualcosa di indescrivibile: sono qui da quattro anni, il primo si è concluso con una retrocessione e riportare questa società dove merita è motivo di grande orgoglio. Lo è ancora di più perché sono il capitano e questa squadra mi ha regalato emozioni uniche. Questo successo ha un valore speciale anche a livello personale: quando ho rinnovato il contratto è venuta a mancare mia nonna e le avevo promesso che avrei vinto il campionato. Dopo due tentativi, ci sono riuscito finalmente.”
Che significato ha questo successo per tutto il “popolo Sangio”?
“Credo che Sangio abbia sempre avuto l’obiettivo di tornare in Serie B Nazionale. Per tutta la stagione siamo stati indicati come i favoriti e non è mai semplice convivere con una certa pressione. In questo, però, la società è stata bravissima: ci ha sempre tenuti concentrati, trasmettendoci la giusta mentalità senza mai farci pesare le aspettative. Da capitano ho apprezzato particolarmente questo aspetto. Fin dal primo momento ho capito il valore dell’ambiente: qui mi sento in famiglia e non è mai mancato nulla né a me né ai miei compagni. Abbiamo un pubblico caloroso, composto da famiglie e tanti ragazzi, che ci ha sempre sostenuto anche nelle partite infrasettimanali. Per la società tornare a salire di categoria era un sogno e finalmente è diventato realtà.”
Le serie contro Nerviano e Pizzighettone hanno testimoniato la qualità del girone di regular season, dando ancora più valore al vostro successo?
“Assolutamente sì. Nei playoff abbiamo faticato contro tutte le avversarie ed è stato un percorso particolare. Sia in semifinale sia in finale abbiamo perso Gara 1 in casa, ma siamo stati bravi a reagire e a ribaltare la situazione. Il nostro girone era sicuramente molto competitivo: sia le squadre più esperte che quelle più giovani potevano metterti in difficoltà se non le affrontavi con l’atteggiamento giusto. È stato un campionato molto impegnativo. Poi, ai playoff, tutto si azzera e ogni serie fa storia a sé. Anche Reggio Emilia si è dimostrata un’avversaria tosta. Sempre per il discorso della pressione, credo che quella sconfitta sia stata il nostro vero punto di svolta.”
Ora giocherete in B Nazionale che è un campionato completamente diverso rispetto a quello di qualche anno fa…
“Adesso inizia una nuova avventura per tutta Sangio. Penso che la società abbia fatto un grande lavoro per riportarci a questo livello e sono convinto che farà altrettanto bene durante l’estate nella costruzione della squadra. Non dobbiamo aspettarci miracoli o fare voli pindarici: servirà affrontare ogni partita con la giusta mentalità, poi sarà il campo a parlare. La B Nazionale è un campionato diverso, con molte più partite, trasferte più lunghe e un dispendio maggiore sotto tutti i punti di vista.”
E lei farà parte di questa nuova avventura?
“Ho un contratto e non ho alcuna intenzione di andarmene. Sto bene qui, si lavora in un ambiente serio e ho trovato una vera famiglia. Dopo aver girato tanto, è bello trovare un posto in cui ci si sente a casa. Adesso voglio godermi questa vittoria, poi ci sarà tempo per tornare a lavorare in palestra.”
Alessandro Burin






















