
Si sa che i sogni spesso sono associati al volo, perché tentare di andare in alto, oltre i limiti, oltre il concesso e l’arrivabile è qualcosa che porta a sognare, immaginare, credere di poter fare qualcosa che nessun altro ha fatto prima. E per volare si sà, servono le ali, e sembra che la Pallacanestro Varese, finalmente, abbia compreso come per librarsi in alto nel cielo del campionato italiano e chissà, magari per dire la propria in maniera concreta, ne servano di grosse, forti, resistenti e che sappiano reggere l’urto.
Ed allora, in questo mercato biancorosso che sta regalando grandi colpi e che soprattutto dà l’impressione di una Varese tornata competitiva anche da un punto di vista economico, in un momento in cui il campionato italiano sta alzando il proprio target anche in questa stagione, la struttura e la conformazione che sta prendendo la squadra di Kastritis appare molto chiara.
Un gruppo fisico, atletico, che faccia di queste due caratteristiche qualità peculiari di una squadra che in primis dovrà riuscire a resistere al grande impatto che la BCL avrà. Così gli arrivi di Ikangi e Nikolic, per quanto non giocatori sicuramente spettacolari, s’inseriscono alla perfezione in un puzzle quale il roster biancorosso volto ad elevare la propria stazza sul perimetro ma anche e soprattutto sotto le plance. Così se a loro si aggiunge Alviti, che nell’ultima stagione ha anche imparato a battagliare sotto canestro, si capisce come l’intenzione del club sia quella in primis di dare un peso maggiore alla propria presenza in campo.
Il che non vuol dire rallentare il gioco, sia chiaro, ma anzi alzarne l’efficacia atletica, puntando su giocatori che possono attaccare il ferro e costringere le difese a chiudersi in area per aprire spazi sul perimetro o semplicemente andare a costruire transizione rapide e precise al ferro partendo da un rimbalzo difensivo.
Un pacchetto ali che peraltro attende l’aggiunta del 4 titolare, tanto per definire quella che potrà essere la struttura sul perimetro biancorosso, con la conferma di Renfro e Ladurner sotto le plance a fare da testimoni al centro titolare che dovrà anch’esso riuscire nell’impresa di dare una mano nell’arginare l’emorragia a rimbalzo delle ultime stagioni.
E’ chiaro che ciò che salta all’occhio è la volontà d’imparare dai propri errori per la società di Piazzale Gramsci che sa di essere ad un punto di svolta possibile della propria era targata Scola e che non vuole sbagliare nuovamente il passo in avanti richiesto ed indispensabile per proseguire nel proprio processo di crescita.
Così se le ali per volare sono quasi costituite servirà poi la spina dorsale portante, ossia l’asse play-pivot (McDowell-White più freddo rispetto a qualche giorno fa), che definirà lo scheletro di un gruppo già ben armato dalla qualità e dalla classe di Hunter Hale. Ed allora se anche questa sarà centrata si che quelle ali, al momento forti e resistenti, potranno davvero spiccare il volo.
Alessandro Burin






















