Il mese di luglio per il calcio dilettantistico coincide con l’inizio della nuova stagione, il che significa iscrizioni e progettazione delle nuove rose per il futuro. Purtroppo però, non per tutti è così, e in un panorama in cui diventa sempre più complicato dirigere e portare avanti una società, ecco che con maggiore frequenza assistiamo alla sparizione di club storici ed identificativi della nostra provincia. È il caso del Don Bosco, società calcistica fondata nel 1980 a Bodio Lomnago, che per una serie di difficoltà si è vista costretta a rinunciare al prossimo campionato di Terza Categoria, ottenendo dunque lo stato di inattività della durata di un anno.

Si tratta di una scelta difficile da accettare per una storica realtà, ma che fonda le sue radici in motivazioni più che fondate. A delinearle è proprio Franco Paolelli, presidente della società biancoverde e autore della rifondazione del club all’inizio del decennio corrente, che si è trovato senz’altra scelta se non quella di prendere questa dolorosa decisione: “Quest’anno abbiamo chiesto l’inattività per un anno a causa di una serie di motivi. Abbiamo avuto qualche problema tecnico nella costruzione della rosa e nel personale intorno ad essa, sempre più carente, finendo per tirare troppo a lungo la questione, dunque alla fine dei conti ho preso la decisione che non convenisse iscriverci, con il rischio di culminare in difficoltà economiche“. Le motivazioni non sono ad ogni modo legate solamente a problematiche calcistiche ed economiche, bensì anche a cause che richiedono maggiore attenzione: “Ho bisogno inoltre di prendermi del tempo per dedicarmi a questioni familiari importanti, dunque ho dovuto prendere questa difficile ma necessaria scelta“.

La passione del patron Paolelli per i colori del Don Bosco non è mai stata messa in dubbio, sin dai lontani inizi quando è stato anche allenatore del club, motivo per il quale sono stati fatti dei tentativi per proseguire, tra cui l’ipotesi fusione, ma purtroppo c’è stato poco da fare: “Il Don Bosco è sempre nei miei pensieri, ma chiaramente in queste condizioni diventa pesante. È difficile andare avanti con poche persone disposte a darti una mano, io non posso chiaramente fare tutto da solo, così come probabilmente le persone che mi stanno vicino farebbero fatica a mandare avanti la società. Devo essere onesto, ho provato a vedere se ci fossero le possibilità per una fusione, ma era troppo complicata come opzione per quest’anno, per il prossimo vedremo di riparlarne“.

Una scelta che genera chiaramente dispiacere, visti anche i buoni risultati maturati negli ultimi cinque anni dal club: “I risultati negli anni passati ci sono stati e sono stati buoni, penso alla vittoria della Terza Categoria nel 2022, per poi consolidarci in Seconda e sfiorare i playoff per un solo punto nel 2024“. Purtroppo però, le avversità accrescono sempre di più, in un ambiente che, a detta di Paolelli, non sta andando nel verso giusto: “Penso che il calcio stia prendendo una brutta piega, stagione dopo stagione, e chiaramente poi le società ne risentono. Anche le grandi squadre si ridimensionano ormai, quest’anno si è visto con le tante fusioni e i tanti abbandoni qui nel Varesotto. Portare avanti una società sta diventando sempre più complicato“.

Ad ogni modo, la fine del ciclo di vita del Don Bosco è ancora lontana, con il presidente che non vuole assolutamente chiudere un progetto storico, in attività da più di 40 anni sul nostro territorio e che ha ancora una lunga storia da scrivere, nel segno dei fondatori e di tutti coloro che ancora tengono fortemente a mantenere in vita la memorabile causa biancoverde: “È un anno in cui sento la necessità di stare più tranquillo e dedicarmi alla famiglia. A me dispiace molto, ma ritengo sia giusto così. Mi hanno chiamato in molti amici e colleghi, il che mi ha fatto piacere. Ad ogni modo ciò che è certo è che il Don Bosco esiste ancora ed esisterà ancora in futuro“.

Francesco Marcassa

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