Buona la prima? A metà. L’esordio del Varese a Coriano ha regalato un punto che fa fieno in cascina, ma che al contempo ha confermato le avvisaglie della vigilia: in questo Girone D non esistono passeggiate di salute, motivo per cui Andrea Ciceri aveva messo in guardia tutti sulle trappole di una trasferta insidiosa su un fondo ostico che avrebbe penalizzato la manovra. Il Tropical Coriano non sembrerebbe certo destinato ad un campionato d’alta classifica, ragion per cui l’averci pareggiato è la spia d’allarme più fedele di un raggruppamento che non farà sconti a nessuno (del resto, anche la Pro Patria, partita con altri obiettivi, ha piegato il modesto Oltrepò solo 2-1 in rimonta e con un brivido finale). Retorica spiccia, forse, perché in Serie D la banalità è bandita: il tanto vituperato Girone A ha alzato l’asticella, il B è un rebus indecifrabile e ciascuno dei nove gironi della massima categoria dilettantistica nasconde le sue trappole.

Per il Varese, però, conta solo la realtà del nuovo raggruppamento: l’obiettivo primario è e resta il mantenimento della categoria. Lo ha ribadito Ciceri nel post-gara; gli ha fatto eco Beretta, pur con quel pizzico di ambizione tipica di chi vorrebbe guardare più in alto e sa che la squadra ha le possibilità per farlo. La ricetta, comunque, non cambia: testa bassa e pedalare. A Coriano, complice una cappa di caldo soffocante e un terreno pesante, i biancorossi hanno faticato a sviluppare le consuete trame fluide richieste dal tecnico, mostrandosi poco lucidi per buona parte della prima frazione. Il merito, però, è stato quello di restare aggrappati alla gara e colpire nel momento migliore: guizzo da applausi del solito Cogliati a destra e tocco sottomisura da opportunista puro di Beretta allo scadere del primo tempo. Poi, dopo la doccia fredda del rigore a inizio ripresa, la squadra ha saputo alzare i giri del motore: è mancato il cinismo negli ultimi sedici metri per chiuderla (difetto ben noto lo scorso anno), al netto del salvataggio disperato sulla linea che ha strozzato in gola la doppietta a Beretta. Da qui il bilancio a “mezzo bicchiere” di Ciceri : bicchiere mezzo vuoto per il risultato, mezzo pieno per la prestazione.

Un punto utile, insomma, ma la cascina va riempita in fretta perché sabato 12 settembre (anticipo concordato per gestire al meglio le energie in vista del turno infrasettimanale di mercoledì 16) all’Ossola il livello si alzerà vertiginosamente. A Masnago sfilerà la Pro Sesto del tecnico varesino Matteo Contini, formazione profondamente rinnovata, ambiziosa e ferita nell’orgoglio dalla beffa subita in pieno recupero contro il quotato Lentigione (2-3). I pericoli abbondano, a cominciare dal grande ex di turno Federico Zazzi (classe ’97, già a segno ieri); tra gli ex biancorossi anche l’esterno Giuseppe Mazzola.

Da domani il Varese si rimetterà al lavoro. Alle porte c’è un uno-due da brividi tra la Pro Sesto e la successiva trasferta al cospetto del Cittadella Modena: appuntamenti che non decideranno una stagione, ma ne orienteranno senz’altro l’inerzia. Ragionare passo dopo passo è un obbligo, a partire dall’atteso ritorno al Franco Ossola per il primo abbraccio stagionale con il pubblico di casa e con quegli irriducibili tifosi che anche a Coriano, macinando chilometri, non hanno fatto mancare il proprio calore.

Matteo Carraro

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