
Si dice che nello sport esistano giocatori predestinati. Talenti unici nati con un predeterminato dono tramite il quale portare il verbo di quella disciplina in una maniera che solo pochi possono fare e che li rende poi senza eguali in un panorama in cui la competizione è sempre più alta e sempre più agguerrita.
Predestinati, dicevamo, che basta guardarli una volta per capire che in quelle movenze, in quella sicurezza, in quella personalità hanno già scritto tutto quello che serve per andare a comporre un capolavoro di carriera, pronta poi a rimanere scolpita nell’olimpo dello sport: il paradiso dei grandi, di quelli che cambiano la storia di questo mondo.
Non sappiamo se addirittura ne cambierà la storia ma Robert Kangur le stigmate del campionissimo le ha tutte. Che fosse bravo non lo scopriamo certo oggi, che fossi così maturo, nemmeno, ma è indubbio che certificare la crescita esponenziale di un ragazzo di appena 17 anni è un avvenimento sempre unico nel suo genere.
Così la doppia sfida di Sondrio alla Valtellina Summer League della Pallacanestro Varese non ha fatto altro che mettere in mostra l’enorme sviluppo che giorno dopo giorno il figlio del grande Kristjan sta compiendo in casa biancorossa e non ha caso è stato nominato tra i migliori 80 giocatori al mondo in età liceale, un qualcosa di enorme se si pensa alla vastità del campione all’interno del quale è stata compiuta questa accuratissima selezione da parte di NBA, FIBA e TBF.
Ma d’altro canto come potrebbe essere altrimenti per un ragazzo serio, educato, solare, umile, già professionista esemplare che in campo si muove ben più che come un diciassettenne tra i senior (anche se gli manca ancora un pizzico d’intraprendenza) e che ha la personalità dei grandi, quella che ti permette di assimilarlo al resto della squadra e quasi non accorgerti, dopo qualche minuto, che in campo c’è un Under e non un veterano che gioca da anni a questo livello.
Un gioiello raro che è l’ennesimo frutto dell’ottimo lavoro portato avanti da Varese Basketball e che molto probabilmente spiccherà il volo verso il College tra qualche anno per cercare di sublimare quel talento da predestinato di cui è portatore ma intanto è bello goderselo e vederlo crescere giorno dopo giorno in quella che lui stesso chiama casa e chissà che un giorno non possa prenderne le chiavi della porta principale per diventarne un baluardo e scriverne pagine di storia nuove, come solo i predestinati sanno fare.
Alessandro Burin
Foto Ossola






















