
Un pareggio solido, combattuto e privo di sbavature dietro per rompere il ghiaccio e inaugurare il nuovo cammino nel Girone A di Eccellenza. Sul sintetico delle Bustecche, il debutto stagionale del Varese Femminile si è chiuso sullo 0-0 contro il Città di Segrate: 90’ di grande applicazione tattica in cui i carichi di lavoro della preparazione si sono fatti inevitabilmente sentire sulla brillantezza della manovra.
Un match inaugurale che lascia in dote certezze sulla tenuta difensiva e utili spunti di riflessione per il prosieguo del campionato. A fare il punto in casa biancorossa è Margherita Fava, difensore classe 2004, autentica colonna dello spogliatoio e vicecapitano (domenica fascia al braccio in virtù dell’assenza di Di Giorgio) con ben oltre cento presenze all’attivo “C’è un’ottima atmosfera e l’ambiente è estremamente positivo – esordisce Fava –. Sono arrivate tante ragazze nuove e, pur trattandosi di uno spogliatoio storicamente unito e affiatato dove i rapporti umani vengono prima di tutto, il nostro compito ora è quello di trovare la definitiva alchimia sia dentro sia fuori dal rettangolo di gioco”.
Archiviato il debutto contro il Segrate, che sensazioni ti ha lasciato questo 0-0 dal campo?
“È sempre complicato giudicare la prima di campionato, perché inevitabilmente entrano in gioco l’emozione dell’esordio e il fatto di avere tanti volti nuovi all’interno dell’undici iniziale. Non abbiamo fatto male, ma dal campo la sensazione è che si potesse fare qualcosa in più: ci è mancata un pizzico di concretezza e soprattutto il coraggio di osare la conclusione in porta. Abbiamo gestito bene il possesso palla, mostrando miglioramenti nel fraseggio, ma a tratti siamo state un po’ sterili negli ultimi sedici metri, faticando a finalizzare”.
Domenica il coefficiente di difficoltà si alza notevolmente con la trasferta sul campo dell’Uesse Sarnico. Che tipo di sfida vi aspetta?
“Il Sarnico era già una squadra forte la passata stagione e durante l’estate si è ulteriormente rinforzata. In generale, lo si ripete spesso ma è la realtà dei fatti, non esistono più gare facili né formazioni materasso: il livello medio si è alzato parecchio. Andiamo ad affrontare un test probante, ma anche noi abbiamo aumentato il nostro potenziale. Ci manca ancora qualcosina per affinare tutti i sincronismi ed entrare al cento per cento della condizione atletica, ma abbiamo i mezzi per giocarcela a viso aperto”.
Dando uno sguardo complessivo ai risultati della 1^ giornata, che impressione ti sei fatta sul campionato?
“Al di là del 12-0 clamoroso della Doverese che spicca su tutti, ho visto parecchi pareggi e un grande equilibrio generale. È un torneo tutto da scoprire: molte formazioni hanno cambiato tanto nell’organico rispetto all’anno scorso, perciò le prime giornate vanno sempre prese con le molle in attesa che emergano i veri valori”.

Nelle ultime due stagioni avete vissuto percorsi quasi speculari: due anni fa un’andata difficile e un ritorno da applausi, l’anno scorso un avvio bruciante e una flessione nel finale. Qual è l’augurio per questa stagione?
“L’obiettivo primario deve essere la continuità. La squadra è valida e il tasso tecnico complessivo si è alzato, quindi le premesse per disputare un’ottima annata ci sono tutte. Le aspettative sono alte, ma del resto lo sono sempre state, persino quando eravamo in poche ad allenarci. Ora che la rosa è profonda e competitiva dobbiamo evitare le montagne russe tra andata e ritorno: mi auguro di vedere un rendimento costante, dando sempre il massimo in ogni singola partita”.
A proposito di rosa, quest’anno c’è il vantaggio di lavorare in piena continuità tecnica con, tra le altre, la conferma di mister Faccone.
“Assolutamente sì, si percepisce chiaramente il fatto di conoscere già il mister, le sue metodologie e le sue richieste. L’anno scorso c’è stato il classico periodo di transizione e adattamento al cambio di guida tecnica, mentre ora sappiamo esattamente il perché di certe scelte e determinati esercizi. Ci stiamo allenando con intensità altissima: essere tante su un campo ristretto come quello delle Bustecche alza per forza di cose la qualità tecnica e la reattività”.
Una rosa così ampia aumenta fisiologicamente la concorrenza interna. Come state vivendo questa dinamica?
“La concorrenza interna è un fattore assolutamente positivo: ti spinge a dare sempre qualcosa in più, a non saltare un allenamento e a farti trovare pronta per sfruttare ogni minuto concesso. Chiaro che a nessuna faccia piacere finire in panchina o andare in tribuna, ma in un gruppo ambizioso le scelte del mister vanno accettate. Il segreto, per quanto difficile, è riuscire a trasformare un’esclusione in una spinta per ripartire e migliorarsi”.
Sul piano tattico, dove c’è ancora più margine di crescita?
“Oltre alla cattiveria sotto porta, dobbiamo eliminare un po’ di timore nella gestione della palla: a volte, per paura di subire il pressing avversario, rischiamo di essere imprecise nei disimpegni. Anche nel reparto arretrato dobbiamo perfezionare le letture: capire quando scappare all’indietro, quando accorciare e come non lasciare spazi tra le linee. Rispetto a un anno fa la linea difensiva titolare è cambiata per metà, quindi dobbiamo ancora coordinare perfettamente i movimenti corali”.
Oltre cento presenze, punto fermo e ruolo da vicecapitano. Cosa rappresenta per te il Varese? “
“Per me è una seconda casa. È un luogo in cui sono cresciuta non solo come calciatrice ma soprattutto come persona: venire al campo non è mai stato un peso, è il posto ideale per svagarmi, divertirmi e stare bene. Cosa vorrei trasmettere alle nuove arrivate? Proprio questa serenità: vorrei che chiunque metta piede in questo spogliatoio si senta libera di essere sé stessa e viva il biancorosso con la mia stessa passione”.
Chiudiamo con gli obiettivi, collettivi e personali: cosa chiedi a questo 2026/27?
“In Coppa Lombardia, dopo la finale raggiunta l’anno scorso, puntiamo a ripeterci: il girone è tosto e la Rhodense si è rinforzata, ma senza corazzate ingiocabili come Erbusco o Como vogliamo cullare il sogno di arrivare fino in fondo. In campionato, più che fissare una posizione specifica, mi auguro di fare un percorso di costante crescita senza flessioni. A livello personale, invece, voglio continuare a lavorare sulle mie insicurezze: migliorare nella pulizia del giro palla, limare i dettagli in cui sento di mancare ancora e dare il cento per cento per la causa”.
Matteo Carraro































