
Un’edizione storica e da primato per il movimento del judo tricolore. Lo scorso 4 ottobre al PalaSorbo di Ladispoli, teatro dei Campionati Italiani Master individuali e a squadre per Regioni con la cifra record di 195 atleti al via, a tenere altissimi i colori di Varese ci ha pensato Marco Borghi. L’esperto portabandiera classe ’75 della storica Gymnic Club (cintura nero terzo dan) ha conquistato una splendida medaglia di bronzo (categoria -73kg) al termine di un cammino di altissimo profilo, mettendo in bacheca un risultato prestigioso che ripaga mesi di sacrifici, cambi di categoria e un percorso di riabilitazione affrontato con tenacia encomiabile.
“La gara è andata bene, ho disputato cinque incontri vincendone quattro e perdendone soltanto uno al Golden Score contro chi poi ha vinto il titolo – racconta Borghi –. C’è un pizzico di rammarico per via di alcune sanzioni un po’ dubbie, condivise anche dal mio avversario che è un amico di vecchia data, ma sono comunque felice di questo terzo posto in una categoria nuova, arrivato dopo essere sceso di quasi dieci chili. Puntavo al gradino più alto, ma questo podio mi dà grande fiducia in vista dei prossimi appuntamenti”.
Da quanti anni pratichi judo e com’è nata la scintilla per questa disciplina?
“Ho iniziato nel 1986ce posso dire di aver trascorso praticamente tutta la vita sul tatami. Mi sono avvicinato a questo sport grazie ad alcuni compagni di scuola e soprattutto a mio padre: da bambino ero molto gracile, magrolino, e lui mi spinse a provare il judo per imparare a difendermi. È nata come un gioco, ma nel tempo si è trasformata in un’autentica scuola di vita che mi accompagna ancora oggi. Sono sempre stato un agonista fin dalle prime cinture e ho anche insegnato. È una disciplina che amo profondamente perché a ogni allenamento ti trovi davanti a situazioni diverse: pur confrontandoti con le stesse persone o cambiando palestra, c’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere. Nonostante sia terzo dan, mi rendo conto che il judo è in continua evoluzione e offre stimoli continui per migliorarsi”.
Com’è maturata l’idea di metterti in gioco per questi Campionati Italiani?
“L’anno scorso ho compiuto cinquant’anni e, dato che tra famiglia e impegni non ho comunque mai smesso di allenarmi, mi sono detto: perché non festeggiare questo traguardo con una gara? Le cose si erano messe bene con il successo nella fase regionale, poi purtroppo mi sono rotto il tendine d’Achille, un infortunio banale avvenuto da fermo, senza fare sport. Ho affrontato tutta la riabilitazione e, una volta recuperata la piena efficienza fisica, ho deciso di riprovarci quest’anno. Aumentando i carichi di lavoro ho perso peso in modo naturale fino a raggiungere i 73kg, impostando la preparazione proprio per testarmi agli Italiani e cercare poi il confronto a livello internazionale”.
Nel fine settimana sarai infatti impegnato ai Campionati Europei a Portimao: con quale spirito volerai in Portogallo?
“Giovedì avrò il peso e venerdì mattina salirò sul tatami per la gara. Sinceramente sarei felice di vincere almeno un incontro, trattandosi della mia prima esperienza in un contesto continentale dove il livello tecnico è molto alto. Non sono un professionista, mi alleno due volte alla settimana con i ragazzi della palestra e non mi pongo aspettative esagerate, pur sapendo che in queste manifestazioni contano moltissimo la forma di giornata e un pizzico di fortuna. Può succedere di uscire subito come di superare due o tre turni: vado lì per confrontarmi e dare il massimo”.
La Gymnic Club è la tua seconda casa: che valore ha avuto il supporto del club in questa preparazione?
“Sono alla Gymnic da sempre. Proprio nei giorni in cui ero a Ladispoli per le finali si sono tenuti i festeggiamenti per i quarant’anni di attività della palestra e mi è dispiaciuto tantissimo non poter essere presente. Con il maestro Franco Minimo c’è un legame speciale, per me è come un secondo padre: sono cresciuto con lui e non posso fare altro che ringraziarlo. Nonostante i miei orari lavorativi particolari, mi ha messo a disposizione materassine e compagni d’allenamento, permettendomi di lavorare al mattino insieme ad altre persone della palestra che hanno ritagliato volentieri un’ora del loro tempo per aiutarmi a preparare questi appuntamenti”.
Matteo Carraro


























