
E’ il momento di fare quadrato in casa Pallacanestro Varese alla viglia di un altro trittico di partite, dopo quello appena passato tra più dolori che gioie, che molto potrà già dire del camminato stagionale dei biancorossi.
BC Roma, Bamberg e Verona: queste le tappe in calendario di una Openjobmetis che non può più sbagliare se vuole dare una sferzata ad un inizio di anno sportivo decisamente sottotono rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati dopo il mercato di altissimo livello e una preseason ottima messe a segno in estate.
Ed invece, complice soprattutto la sfortuna che non ha mai permesso alla squadra biancorossa di fare nemmeno un allenamento al completo e ad oggi tiene ai box i due principali portatori di palla (McDowell-White e Della Valle) fatica ad alzare il proprio livello rispetto alle aspettative che tutti nel mondo varesino avevano.
E’ però nelle difficoltà che spesso esce il vero carattere di una squadra e la reazione dell’ultimo quarto con Trento può sicuramente essere il viatico migliore da cui ripartire in vista di quel trittico di gare di cui abbiamo parlato prima che si configura come passaggio chiave per la stagione.
Di questo abbiamo parlato con uno dei leader del gruppo guidato da coach Ioannis Kastritis, Davide Alviti.
Quanto amaro in bocca ha lasciato il finale di Trento?
“Tanto, anche se abbiamo analizzato più volte la partita e sono emerse diverse situazioni che evidenziano problemi che ci portiamo dietro da diverso tempo. Si sono ripresentate le stesse difficoltà avute contro Peristeri in Coppa, in una partita alla nostra portata: fatichiamo a rimbalzo e commettiamo falli stupidi, anche quando siamo in bonus, regalando punti su punti dalla lunetta. Sono aspetti che ormai emergono con chiarezza ed i principali problemi difensivi che abbiamo riguardano proprio le due situazioni citate. In attacco, invece, l’assenza di due giocatori in cabina di regia, capaci di amministrare i tempi e gestire i momenti della partita, rende tutto più complicato. Non è semplice chiedere ad altri di assumersi questo tipo di responsabilità, soprattutto quando devono già farsi carico di gran parte del peso della squadra”.
Problemi che ha evidenziato che ricalcano quelli di un anno fa esatto: perchè?
“Quando piove, grandina. Se concentri tutte le tue energie sulla necessità di andare a rimbalzo e poi, per mille motivi, non riesci mai a prenderne uno, le difficoltà si sommano e non ti aiutano. Dobbiamo però essere noi a trovare una soluzione. La differenza rispetto all’anno scorso è che oggi siamo una squadra più fisica e strutturata: serve più voglia e cattiveria agonistica per evitare di concedere possessi supplementari agli avversari. Sapevamo che Trento era la prima squadra per rimbalzi offensivi catturati del campionato e avremmo dovuto fare un lavoro migliore in questa situazione. Allo stesso modo, contro Peristeri eravamo consapevoli della loro capacità di recuperare le partite, ma in un momento difficile non abbiamo avuto la lucidità necessaria per arginare la loro rimonta. Dobbiamo migliorare sotto questi due aspetti. C’è troppa negatività, però, rispetto al momento che stiamo vivendo. È vero, abbiamo grandi aspettative, ma non dobbiamo lasciarci condizionare dalla negatività”.
Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è da sottolineare la reazione mostrata a Trento: solo questione di nervi o anche di scelte corrette dal punto di vista tecnico-tattico?
“Non è stata soltanto una questione di nervi: anche dal punto di vista tecnico e tattico qualcosa ha funzionato. Cerchiamo di non ripetere situazioni che abbiamo già vissuto, come contro Bologna, quando il risultato finale non ha rispecchiato l’andamento della partita. A Trento ci abbiamo creduto fino all’ultimo. Io, come diversi altri componenti della panchina, ero fuori per falli, ma abbiamo cercato comunque di dare alla squadra tutto il supporto possibile. Quella partita ci ha lasciato una lezione che continuiamo a portarci dietro. Nell’ultimo quarto c’è stata una grandissima voglia, da parte di tutti, di dimostrare che non siamo la squadra vista nel secondo quarto o all’inizio del terzo”.
Perché faticate a mantenere i vantaggi?
“Inevitabilmente torno a citare i due problemi principali che abbiamo. Se costruisci un vantaggio di dieci punti e poi vedi gli avversari recuperarlo in un attimo perché commetti due o tre ingenuità, l’inerzia della partita cambia. Dobbiamo essere bravi e maturi nel riconoscere questi momenti e nell’interrompere l’inerzia favorevole agli avversari, evitando soprattutto di concedere rimbalzi. È un aspetto su cui dobbiamo lavorare. Questa settimana di pausa dalle competizioni europee ci aiuterà, anche se la Coppa, come abbiamo visto, può essere utile per resettare rapidamente e voltare pagina. Che siamo in svantaggio o in vantaggio, l’aspetto su cui mi concentrerei è la consapevolezza di ciò che stiamo facendo. Abbiamo la maturità necessaria per leggere i diversi momenti della partita: dobbiamo essere tutti coesi, sulla stessa lunghezza d’onda e capaci di affrontare insieme le difficoltà”.
Le faccio una domanda diretta: la squadra è totalmente dalla parte di coach Kastritis?
“Assolutamente sì. Non è un problema da attribuire allo staff tecnico e, in particolare, al coach. Non dimentichiamoci che non ci siamo mai allenati tutti insieme. Un conto è avere delle assenze in altri ruoli, un altro è perdere due giocatori importanti in cabina di regia: in quel caso tutti devono fare uno sforzo in più. Chiaramente, se avessimo vinto contro Peristeri e Trento, oggi parleremmo d’altro. In entrambe le partite, però, sono stati i dettagli a fare la differenza. Non dobbiamo lasciarci condizionare da questi risultati e dalle voci che circolano, ma continuare a lavorare. Sia Peristeri sia Trento erano avversarie alla nostra portata. Dobbiamo compiere un passo in più e avere la maturità necessaria per azzannare la partita nei momenti decisivi”.
Sabato arriva la sfida con BC Roma: cosa dovete fare per mettere in difficoltà i capitolini?
“Non dobbiamo rinunciare a nulla del nostro gioco. Vogliamo mantenere un ritmo alto e cercare di correre il più possibile. Stiamo lavorando per migliorare la gestione dei palloni in transizione offensiva e gli spazi da occupare quando ripartiamo in contropiede. Dobbiamo mettere in campo aggressività e solidità difensiva”.
Altra domanda secca: pensa che la trasferta di Bamberga di martedì sia decisiva per il passaggio del turno in BCL?
“È difficile dirlo, ma in buona parte sì. Una vittoria ci darebbe una base solida su cui costruire la nostra qualificazione. Sappiamo che ci sarà anche la partita di ritorno e che resterebbero altre due partite dopo quella da giocare, ma vincere in Germania sarebbe sicuramente una dimostrazione, prima di tutto a noi stessi, della nostra crescita. Abbiamo delle aspettative e vogliamo ottenere risultati che siano all’altezza delle nostre ambizioni”.
Alessandro Burin
























