Fenomenologia del 2021 ormai ai titoli di coda. Anno sequenziale che alla Pro Patria ha significato svolta tecnica e ribaltone societario. La prima ormai metabolizzata, il secondo ancora tutto da mettere in bolla. Dal quinto posto in regular season della temporada chiusa poi ai playoff contro la Juventus U23 all’attuale quint’ultimo (o sest’ultimo, questione di differenza reti). Cioè, dalla L di Livorno (0-2 e prima violazione di domicilio storica all’Ardenza in campionato il 10 gennaio scorso) alla Z di Zanica (1-1 martedì 21 dicembre nel battesimo dell’AlbinoLeffe Stadium). Un anno vissuto pericolosamente (citazione cinematografica debitrice di un autunno davvero caldissimo) polarizzato in 7 topic antologici.     

Partita dell’anno. 3 aprile, la Pro Patria profana il “Rigamonti-Ceppi” allungando la striscia di vittorie consecutive sul Lecco a quota 12 (sì, avete letto bene, dodici, 11 in campionato). Decide un derechazo di Gatti a 5′ dalla fine. Bang! Per collocazione narrativa (34^ giornata), dimensioni della prestazione e mere questioni di rivalità, senza alcun dubbio lo Yang annuale. Va da sé, Yin rappresentato dal 3-0 pari luogo e pari controparte del 29 settembre. Per status dell’avversario, lo zenit potrebbe agevolmente essere costituito anche dal 2-1 del 27 febbraio con l’altra lariana, il Como poi promosso in B quale numero uno del Girone. Insomma, il lago è quello, il ramo sceglietelo voi.

Giocatore dell’anno. No contest. Quantomeno per chi ha vestito il biancoblu da Capodanno a San Silvestro. L’MVP tigrotto è Luca Bertoni, 30 anni il prossimo 19 giugno, quarta stagione in via Cà Bianca, 112 caps in tutte le competizioni con il club bustocco, 34 (su 42 potenziali) nell’anno solare (28 dal 1’), media voto di Varesesport (per quanto possa valere, visto l’estensore) di 6,40 con sole 4 insufficienze e 9 eccellenze con 7 (o più). I numeri (mettiamoci pure 3 reti e 4 assist) dicono molto. Ma non tutto. Perché il vizzolese è il Doppelgänger tecnico di Javorcic e il principale motivo (per via della stecca subita dal villain della Giana Corti che lo sottrae all’epilogo stagionale) per cui la Pro Patria non ha fatto strada nei playoff. Con Prina resta il centro di gravità permanente biancoblu. Destino ineluttabile fino a quando vestirà questa maglia.            

Gol dell’anno. 18 aprile, stadio “Città di Gorgonzola”. Nella notte dei ferali infortuni di Parker e Bertoni, Kolaj pareggia il vantaggio della Giana (Perico al 27’) con una genialata all’ora di gioco. Aricadabra mette a profitto una sponda del partner in crime Latte Lath per mandarne 3 al cinema e seccare Acerbis. Wow! Sindrome di Stendhal. O giù di lì.   

Operazione dell’anno. Ecco, magari adesso qualche “ingegnere del lunedì” (cit. Enzo Ferrari) obietterà che i 240 testoni (o affini) fatturati per Federico Gatti (destinazione Frosinone) sono ampiamente sottostimati rispetto al fixing attuale di un centrale concupito (pare) anche dalla Serie A. Ma prendere un classe ’98 dalla D (l’anno prima in Eccellenza), metterlo sotto contratto per un anno, trasformarlo in un crack, rifirmarlo a stagione in corso e cederlo in B resta turottiana attività curriculare di livello extra lusso. Period. Come dicono a Biella.

Uomo dell’anno. Per la rivista Time il Man of the Year è Elon Musk, visionario magnate sudafricano della Tesla noto anche per le sue fregole interstellari. Con le proporzioni del caso, qui il titolo non può che spettare ad Ivan Javorcic, tecnico croato oggi di stanza a Bolzano noto anche per le sue fregole difensive statisticamente top di gamma. Prima di trascinare il SudTirol al numero uno nel ranking promozione, lo spalatino chiude la sua esperienza allo “Speroni” con 156 panchine scalando così il secondo posto di sempre tra gli allenatori tigrotti. Un romanzo di formazione che ha fatto di lui (e della squadra) degli innegabili benchmark di categoria. L’abbraccio collettivo al Pro Patria Museum nel post 0-0 con gli altoatesini del 17 ottobre è già entrato di diritto nella playlist 2021.            

Frase dell’anno. Della serie, l’erba del vicino è sempre più alta. Il Padova passa in rimonta 2-1 il 26 settembre grazie (anche) ad un blackout arbitrale di Arace che si perde un colpo proibito di Busellato su Stanzani. Le congiunzioni astrali favorevoli non scompongono l’ineffabile centrale biancoscudato Salvatore Monaco (autore del gol da 3 punti) che in sala stampa non trova di meglio da dire che: ”Non era facile vincere su un campo come questo con 15 cm di erba”. Allungate un metro da sarto al 29 patavino, please. Perché l’abito non fa il Monaco. Le parole, persino meno.         

Sorpresa dell’anno. Venerdì 19 novembre, ore 9.30 (minuto più, minuto meno, sia chiaro). Esterno giorno. Alla vigilia della sfida con il Seregno, allo “Speroni” fa il suo esordio il neo insediato Presidente biancoblu Domenico Citarella. Pausa scenica. Nel senso che (quantomeno quel giorno), in pochi (o nessuno) se lo aspettava. O (chissà), magari qualcuno si aspettava qualcun altro. Com’è, come non è, quella mattina comincia l’avventura del Consorzio Sgai al timone del club. A stretto giro di posta, l’arresto del numero uno consortile Galloro, le condizioni certificate e imposte da Patrizia Testa e un matrimonio che forse s’ha da fare. O forse (manzonianamente), no. To be continued…                                                                     

Giovanni Castiglioni

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