
Dalla tempesta al sole, passando per un arcobaleno che ha ridato speranza e luce al cammino: l’Academy Uboldo si è rimessa sulla retta via dopo un inizio di stagione davvero probante, facendo calare un po’ il silenzio anche su quelle voci che ritenevano il progetto “già fallimentare”. “Non nascondo che un po’ di malelingue ci hanno caricato, ci hanno dato la spinta per dimostrare il nostro valore anche se ad oggi non abbiamo fatto nulla, io credo che ci voglia sempre un po’ di pazienza prima di giudicare qualcosa che non si conosce”. A parlare è Riccardo Lattuada, centrocampista classe 2000, uno dei punti di riferimento della squadra che gioca a Cedrate di Gallarate.
“Sappiamo che l’avvio è stato disastroso, ed io per primo non mi capacitavo di come potessimo rendere così poco in partita nonostante un gruppo di ragazzi giovani ma di qualità, poi per fortuna abbiamo ritrovato quella serenità che ci mancava e siamo riusciti a riemergere, ora non è tutto rose e fiori, sia chiaro, e non siamo d’un tratto la rosa più attrezzata del campionato, ma era importante dimostrare, soprattutto a noi stessi, i nostri pregi tanto quanto i nostri difetti, ed il nostro valore, e dimostrare agli altri, invece, che qui ci possiamo stare”.
Ma non pensi che il tenersi un po’ “in sordina” inizialmente, abbia calcato la mano su questi giudizi?
“Sì, è stata una scelta volontaria e magari è vero, ha costruito all’immagine comune, però una buona metà della nostra squadra non è molto conosciuta, ci sono giovani davvero interessanti, ne cito uno che è Lualdi, 2007, un ragazzo d’oro e un ottimo giocatore, per me potrebbe fare anche categorie superiori, ma resta il fatto che a volte bisogna dare tempo prima di giudicare”
Qual è stato secondo te l’ostacolo iniziale che vi ha portato a fare tutta quella fatica?
“Una squadra totalmente nuova con giocatori che non si conoscessero tra loro, questo il primo vero ostacolo, e con ragazzi, come me ad esempio, che arrivava da un anno di stop, questi secondo me sono stati i fattori che hanno contribuito al nostro avvio difficile, anche perché trattandosi di un progetto nuovo ci vuole tempo per far sì che le persone si amalgamino al meglio per diventare un gruppo solido”.
Con pazienza e lavoro oggi avete 16 punti dopo 13 giornate: se te lo avessi detto dopo un mese dall’inizio, ci avresti creduto?
“Onestamente no, avremmo firmato per trovarci in questa posizione, ma oggi c’è fiducia, All’inizio non giravano tante cose, ma la società ci ha sempre difesi e protetti, anche nei momenti peggiori. Questo ci ha permesso di lavorare con serenità”.
E quanto conta lo staff tecnico in tutto questo percorso?
“Tantissimo. Lo staff non lo cambierei con nessuno. Sportelli, che ha traghettato il gruppo come secondo allenatore, è una persona stupenda: trasmette tranquillità e ci ha tirato fuori dai momenti più complicati. Poi il preparatore atletico, il preparatore dei portieri, fanno di tutto per metterci nelle migliori condizioni, senza dimenticare chiaramente mister Paolo Fera che ormai da un paio di settimane è a tutti gli effetti il nostro allenatore, siamo più che fortunati”.

Intanto anche il gruppo sembra essere diventato un punto di forza. È così?
“Assolutamente. Il gruppo è la cosa più bella che abbiamo. Siamo molto giovani: io sono il terzo più “anziano” dopo Budelli e Martignoni. Oggi andare ad allenarsi è un piacere: si va con il sorriso, c’è un rapporto che va oltre il campo. Le difficoltà ci saranno sempre, e ci sono squadre con più esperienza o singoli che ti risolvono la partita ma noi abbiamo qualcosa di speciale, e come dico sempre per giocare qui bisogna calarsi nella parte, capire il progetto, non è per tutti”.
Che spirito c’è nello spogliatoio?
“Non siamo qui per fare da comparsa. Magari retrocediamo, perché il calcio è anche questo, ma viviamo gli allenamenti nel modo giusto. Per giocare con noi devi essere disposto a fare qualche rinuncia, anche se sei un “big”, vedi Martignoni e Budelli sono dei big eppure hanno capito come funziona: sentivano di poter dare qualcosa a questo gruppo. È una sfida personale che ti regala grandi soddisfazioni”.
Non sentite la mancanza di un leader vero e proprio nel senso di qualcuno che in un momento difficile possa risolvere le partite con una giocata?
“Il nostro leader è Budelli, ci ha fatto fare un salto a livello di mentalità, è vero che è un personaggio ma per me porta molti più vantaggi che svantaggi. È un giocatore che alza il livello e ti contagia sia nel modo di pensare che nel modo di allenarti”. “Paradossalmente, però, la mancanza di un leader, invece, in zona offensiva, è diventata una nostra forza. C’è equilibrio: tutto quello che otteniamo è il risultato del contributo di ognuno, e tutti si mettono a disposizione. Che poi là davanti c’è Mehmetaj, non farà tantissimi gol, ma fa un lavoro per la squadra enorme, io non lo cambierei con nessuno”.
Altro fattore, il vostro campo, un gioiellino.
“È un campo meraviglioso, il più bello di tutta la provincia, l’ho detto per fare bene non ci manca niente, questo è l’ambiente è ideale”.
Che idea ti sei fatto del girone?
“Non lo conoscevo, è molto equilibrato. Hanno mischiato un po’ le carte e il livello è comunque competitivo, forse con un po’ meno di qualità rispetto al varesotto ma ci sono tante squadre rognose e nessuna partita è scontata. Non mi aspettavo così tanto equilibrio, ma mi piace: è stimolante oltre che un’esperienza nuova a livello personale”.
Prossima gara, Antoniana. Come la vedi?
“Penso sia una delle partite più complicate per noi. Nelle ultime sei gare loro hanno fatto cinque vittorie e un pareggio se non sbaglio: sono in grande salute. E poi hanno D’Ascanio, che da anni si conferma un capocannoniere di livello, in più c’è il fattore campo, che sicuramente complicherà la situazione, ma è uno snodo fondamentale questa gara per noi, una partita chiave: potrebbe darci continuità, è pià di una “prova del nove”, facciamo 9+, ho grande rispetto di loro e del mister, ma noi dobbiamo continuare a crescere”.
Mariella Lamonica




















