
Delle due l’una. O c’è qualcosa che sfugge (possibile, ma difficile a credersi). Oppure l’attuale (solo?) apparente fiducia che traspare dall’ambiente biancoblu (societario e tecnico), è decisamente mal riposta. Al giro di boa, la Pro Patria è virtualmente retrocessa. A meno 9 dalla quintultima posizione il playout non verrebbe neppure giocato con (nel caso) il club di via Cà Bianca condannato alla seconda retrocessione sul campo in 12 mesi. Soprattutto, il ribaltone tecnico con l’approdo in panca di Bolzoni ha (al momento) solo enfatizzato le numerosissime lacune (in particolare difensive) senza evidenziare i pochi pregi di una squadra sbagliata.
Pensare che il complicatissimo mercato di gennaio possa correggere i difetti di fabbricazione estivi appare più un modo per darsi coraggio che una reale prospettiva. Eppure allo “Speroni” l’evidente dramma sportivo sembra passare in subordine quantomeno rispetto al futuro della governance societaria. Cristallizzata nell’ormai proverbiale 51 (Testa) a 49 (Finnat) che non pare però prevedere immediate variazioni. Insomma, il domani sembra venire prima dell’oggi. In un cortocircuito che ha rinviato a dicembre interventi (panchina e dichiarazioni dell’uomo forte della minoranza Luca Bassi), necessari ed improcrastinabili già da settembre. Ma ormai è tardi. Per fare presto.
Centro di gravità permanente
Intervenuta in Sala Stampa al termine del match con il Renate (chi scrive non era presente, circostanza che giustifica l’assenza di virgolettati), Patrizia Testa ha difeso la propria gestione contrattaccando. Nel riferito, proviamo ad isolare due temi. Una volta setacciate la sgradevolezza degli inviti della curva a farsi da parte (piacciano o meno, fanno comunque parte del gioco) e le minacce ricevute (queste da condannare senza riserve), sul fondo restano il mandato a Turotti per l’incombente mercato e il passaggio di consegne societarie. Due argomenti legati intimamente. Perché salvo affidarsi ad avventurosi scambi, acquisire i 3/4 giocatori utili a legittimare le velleità di salvezza presuppone un pesante impegno economico. Chi se ne farà carico? Interrogativo posto non certo a caso visto che la numero uno biancoblu ha garantito la cessione del club. Ma solo a determinate condizioni. E senza fornire un orizzonte temporale. In ossequio ad un tatticismo che lascia intendere come l’esito della stagione possa risultare determinante. Ma lo doveva già essere l’anno scorso.
Te lo do io il dissing
Sempre a margine della 19^ è esploso il Museum Gate. Cioè? In breve, il reciproco scambio di accuse tra proprietà e gestione del Pro Patria Museum su rispettivi compiti e responsabilità. Dissing causato dalla vernice natalizia con gli sponsor ospitata dai locali della mostra permanente tigrotta. Appuntamento sul quale a quanto emerge non si è trovato un punto di incontro (eufemismo). A seguire Comunicato del Direttivo del Pro Patria Museum:
“Premettiamo e precisiamo che in data 2.7.25 veniva firmata una convenzione in cui all’art.9 si dice: “gli spazi oggetto della presente, durante le partite casalinghe ufficiali della Pro Patria, saranno destinati ad area hospitality. Il comodante si impegna a garantire la custodia del contenuto e la pulizia dei locali”. La pulizia dei locali non è mai, ribadiamo mai, stata garantita dalla società e ciò è documentato da messaggi, vocali, foto inviate per tempo alla proprietà e ad altre figure societarie.
Tant’è che ogni mercoledì noi del Museum ci occupavamo di pulire i tavoli, pulire per terra e far sparire il magazzino di piatti e bicchieri dagli spazi destinati ai cimeli in esposizione. A questo gioco di “chi al vùsa pusè, la vaca l’è sua” non ci stiamo.
Siamo certi di aver rispettato qualsiasi regola elencata nella convenzione. Nonostante la mancanza di rispetto dimostrata, in presenza di regole chiare, condivise ed applicate, siamo comunque disposti a riprendere un dialogo sereno e costruttivo Siamo poco avvezzi a proclami di questo genere. Preferiamo fare che parlare. Ricordiamo solo alcuni progetti portati a termine nel 2025: la registrazione del marchio storico, la serata teatrale di “schegge di Pro Patria 2” con la quale abbiamo raccolto e donato il 75% del ricavato all’associazione “Assieme a Francesco”, lo sviluppo dei social con il podcast su Spotify, la presenza costante su IG e FB forte di 26.000 contatti nell’ultimo mese e un tasso di crescita di followers del 6%, non ultima l’inizio del merchandising del marchio storico (che ci auto-produciamo) che ha visto la vendita di 100 maglie nei primi 7 giorni. Anche nel 2026 risponderemo con i fatti: eventi e iniziative sono già programmati o in fase di sviluppo per tutto il primo semestre. Ricordiamo a tutti che siamo volontari che sacrificano parte del loro tempo libero per tenere alto il nome della Pro Patria e la sua storia.
Il resto sono chiacchiere.
Il Direttivo”
Giovanni Castiglioni
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)
























