
Quante volte abbiamo ripetuto che un campionato come il Girone Z di Seconda Categoria è letteralmente imprevedibile e, visto l’elevatissimo livello, riduce le possibilità di emergere? L’esempio dell’Arsaghese va a confermare questa tesi. I biancorossi, dopo un’annata storta in Prima Categoria culminata con la retrocessione, si sono presentati ai nastri di partenza delle nuove stagioni con un progetto interamente rinnovato, ma con l’ambizione di essere protagonisti ai piani alti della classifica.
La realtà del campionato non ha fin qui ripagato le aspettative e un rendimento altalenante colloca i biancorossi ai margini della zona playout (ma comunque a tiro della zona playoff). La vittoria di Jerago, se abbinata alla giusta continuità, potrà fungere da chiave di volta della stagione e capitan Luigi Lo Bello, uno che i colori biancorossi ce li ha tatuati addosso, ne è ben consapevole. “Quella di due domeniche fa a Borsano – esordisce il centrocampista classe ’95 – doveva essere il nostro banco di prova per capire cosa possiamo ottenere in questo campionato. Quel giorno abbiamo avuto la risposta peggiore perché sono emerse paure e limiti che non pensavamo di avere. Contro la Jeraghese, invece, è stato l’esatto opposto: abbiamo disputato una partita di grande carattere, da squadra vera che, nonostante l’aver giocato a lungo in dieci su un campo difficilissimo e contro un avversario in fiducia, è riuscita a portare via i tre punti. Questa vittoria ci deve dare morale e consapevolezza”.
Quello che serve ora è continuità. Da cosa sono dipesi gli alti e bassi vissuti fin qui?
“Rispetto allo scorso anno siamo rimasti in tre e dover ricostruire un gruppo da zero necessita tempo; infortuni e addii hanno poi complicato la situazione anche a livello numerico; non lo dico a mo’ di giustificazione, ma perché è una verità oggettiva. Non a caso, adesso le cose vanno meglio, vedo una squadra compatta e coesa, che tra l’altro ha il pieno sostegno di una società che sta rispondendo presente anche sul mercato. Ora che ci siamo rafforzati e che è nata la giusta alchimia sono certo che potremo cambiare passo”.
Che influenza ha avuto sul vostro rendimento il livello del campionato?
“Di solito in queste categorie i valori tecnici vengono annullati dai campi, ragion per cui serve carattere, fisicità e voglia di lottare dal primo all’ultimo minuto per vincere; all’inizio questa cosa l’abbiamo pagata. In questo campionato, però, ci sono davvero tante squadre attrezzate e, soprattutto, vedo un livello molto più equilibrato di quanto potessi aspettarmi: non esistono squadre cuscinetto e anche contro chi sta in basso te la devi sudare”.
In questo contesto, quali erano/sono gli obiettivi dell’Arsaghese?
“Non è un mistero che l’ambizione di inizio anno fosse quella di fare un campionato di vertice, ma la realtà ci dice che al momento siamo in una zona delicata. Pertanto, l’obiettivo non può che essere quello di acquisire la matematica certezza della salvezza il prima possibile, fortificare la nostra alchimia e vincere quante più partite possibili; solo così raccoglieremo i frutti del nostro lavoro”.
A tal proposito quali sono le aspettative per le prossime due partite e per il girone di ritorno?
“Da qui a Natale vogliamo fare quei 6 punti che ci consentirebbero di stare a tiro del treno playoff e, di conseguenza, affrontare il girone di ritorno con ben altro spirito; in caso contrario faremo tutti i ragionamenti del caso. A prescindere da ciò, comunque, torno a dire che questo è un campionato impegnativo, ma livellato: ce la giochiamo con tutti”.
Sei all’Arsaghese da una vita, cosa rappresenta per te questo ambiente?
“Sono qui ormai da dieci anni e non me ne sono mai voluto andare perché l’Arsaghese è passione, divertimento e sfogo. Questo è il bello del calcio e qui riesco a liberare la testa da tutti i miei pensieri: dopo la scorsa stagione mi sono detto che non potevo certo abbandonare con una retrocessione dopo nove anni e sono rimasto per fare qualcosa di positivo. Il mio obiettivo è quello di riportare l’Arsaghese almeno in Prima Categoria: questa stagione mi sta dicendo che i campionati non sono mai semplici da vincere ma, alla lunga, costruendo con calma, il gruppo paga sempre”.
Da un punto di vista prettamente individuale come ti stai trovando in Seconda?
“Mi sono adattato piuttosto bene, anche se all’inizio era un po’ in ritardo di condizione. Detto questo, non sono mai stato abituato a ragionare su di me: io guardo alla squadra e, di conseguenza, il bilancio non è positivo come avrei voluto. Io cerco di dare sempre il meglio per la mia squadra e la fascia da capitano è un onore e un onore che rispetterò sempre”.
Matteo Carraro


























