
Quarantadue ore in sella, oltre 500 chilometri percorsi, 18.373 metri di dislivello positivo e una strada unica al mondo da affrontare venti volte in salita e altrettante in discesa. Numeri che raccontano solo in parte la dimensione dell’impresa compiuta da Samuele Filippi, il ciclista malnatese che ha scritto una nuova pagina dell’endurance sul Passo del San Gottardo completando il Doppio Everesting Ultra Gottardo. Una sfida che nessuno era mai riuscito a portare a termine sulla storica Tremola, la celebre salita svizzera caratterizzata dai suoi tornanti in pavé di pietra. Un terreno tanto affascinante quanto spietato, capace di mettere alla prova gambe, testa e capacità di gestione. “Già la strada racconta molto della difficoltà – spiega Filippi –. La Tremola è particolare perché è fatta di cubetti di pietra e questo rende complicata soprattutto la discesa. Affrontarla tante volte, sempre sullo stesso percorso, è stato un aspetto da gestire con grande attenzione“.
La vera avversaria, però, è arrivata dal cielo. La pioggia prevista nella notte tra sabato e domenica ha cambiato i piani di un’impresa studiata nei minimi dettagli. Filippi aveva programmato cinque blocchi da quattro salite, intervallati da brevi pause per recuperare energie, alimentarsi e concedere qualche minuto di riposo al corpo. “Alla tredicesima salita e discesa ho trovato la pioggia e ho deciso di fermarmi – racconta –. Nei primi 200 metri in discesa ho provato a capire la situazione, ma la sensazione non era buona. Normalmente impiegavo circa un’ora e 25 minuti a salire e 25-30 minuti a scendere, mentre in quelle condizioni ho impiegato quasi 50 minuti per la discesa. Continuare sarebbe stato imprudente“.
Una decisione difficile, ma fondamentale per preservare la sicurezza e la possibilità di completare la sfida. Dopo una pausa di circa un’ora e mezza, il meteo ha finalmente concesso una tregua e, dopo aver analizzato le condizioni insieme al team di supporto, Filippi è ripartito. “Alle 6 ha smesso di piovere. Abbiamo controllato tutti i radar e capito che la situazione sarebbe migliorata. Alle 7 sono ripartito e da lì è stato spettacolare: il clima era perfetto, più fresco rispetto al caldo e all’umidità dei giorni precedenti, e tutto ha iniziato a girare nella direzione giusta“.
Proprio il supporto delle persone al suo fianco è stato uno degli elementi chiave dell’impresa. A partire dal campo base di Airolo, fino agli accompagnamenti lungo il percorso, Filippi ha potuto contare su una squadra pronta a sostenerlo in ogni momento: “Ho avuto un team che ha saputo seguirmi alla perfezione. C’erano persone che si alternavano per accompagnarmi sia in salita sia in discesa e questo ha fatto la differenza. A livello fisico non ho avuto problemi particolari, solo qualche dolore inevitabile dopo più di 42 ore in bicicletta. La preparazione di oltre un anno ha dato i risultati che speravo“.
Dietro al Doppio Everesting, però, non c’è soltanto una sfida sportiva. Per Filippi il ciclismo estremo è anche un percorso personale, fatto di disciplina, metodo e crescita: “Io sono un artista, faccio foto e video, e vivo spesso sopra le righe. Il ciclismo vissuto in questa maniera mi ha dato tantissimo perché mi ha permesso di creare degli schemi, fissare obiettivi e raggiungerli. Ci sono strategie che sto imparando e che vanno oltre lo sport. Ripartire dopo lo stop è stata una decisione molto sofferta. Era complesso, ma l’importanza che aveva per me questo traguardo mi ha permesso di superare le difficoltà che normalmente possono prendere il sopravvento“.
L’idea di questa impresa nasce da un percorso iniziato tempo fa, tra altri Everesting affrontati in Italia e all’estero, esperienze sempre diverse alla ricerca di nuovi limiti da superare. A spingere Filippi verso la Tremola è stata anche la curiosità sorta spontaneamente guardando altri ciclisti cimentarsi in sfide estreme: “Ho iniziato a vedere video di Everesting in posti particolari e sono arrivato alla Tremola. Ho studiato tutto: video, altimetrie, percorsi. Dopo l’Everesting sul Monte Brè avevo capito che potevo alzare ancora un po’ l’asticella”.
E il futuro sembra già avere nuovi orizzonti. Tra gli obiettivi c’è anche uno storico Everesting sullo Stelvio, ma Filippi guarda oltre, immaginando nuove imprese da portare a termine. “Vorrei creare dei format dove parto dal livello del mare, faccio lunghi trasferimenti in bicicletta e poi affronto le montagne fino alla vetta. Ho già fatto alcune prove e il prossimo anno vorrei provare una missione ancora più impegnativa, ma non è ancora il momento di svelarla“. Una nuova sfida che, per ora, resta nel cassetto. Ma la strada è già tracciata: dopo aver conquistato la Tremola, Samuele Filippi continua a inseguire nuovi confini, con la stessa filosofia che lo ha portato a completare un’impresa mai riuscita prima.
Matteo Carraro


































