Sicuramente lo stato attuale non rende giustizia alla storia di un impianto come quello del “Franco Ossola“, ma nei suoi 90 anni di vita (dall’8 dicembre 1935 ad oggi) lo stadio di Masnago ha vissuto momenti indimenticabili. E, sotto la spinta pulsante di Vito Romaniello (direttore di GiocaBetTV) e Michele Marocco (direttore di Varese Sport), era inevitabile organizzare la “Festa dello stadio“, una “serata in famiglia(come l’ha definita Vito) per riabbracciare chi quella storia l’ha scritta e l’ha vissuta. Non a caso, tra un momento e l’altro di un viaggio entusiasmante, non sono mancati i video-saluti di auguri da parte di tanti protagonisti biancorossi: Devis Mangia, Carmine Marrazzo, Daniele Minelli, Stefano Sorrentino, Luca Pellegrini, Davide Pellegrini, Stefano Pellegrini, Massimiliano Adami, Mario Beretta, Marco Bolis, Claudio Fadoni, Dino Fava Passaro, Edoardo Gorini, Sergio Pellissier, Rolando Maran, Bruno Limido, Maurizio Franchi, Giuseppe Sannino, Michelangelo Rampulla, Luigi Zerbio, Federico Balzaretti e Fabrizio Castori.

Una celebrazione che, attraverso i volti del passato, non può non guardare al futuro e a fare gli onori di casa è il Sindaco di Varese Davide Galimberti: “Il compleanno del Franco Ossola è un traguardo importante, un’occasione da celebrare, perché rivedere questi colori emoziona sempre. Questo impianto, insieme al velodromo, ha regalato e continua a regalare momenti speciali. I 90 anni sono una festa, ma anche uno sguardo al futuro: nel nuovo PGT lo stadio e le aree circostanti avranno una collocazione strategica per progettare infrastrutture moderne e polivalenti. Dobbiamo fare sistema, razionalizzare le risorse e valorizzare la vocazione sportiva del territorio. Viva il Franco Ossola“. A fargli eco l’Assessore allo Sport Stefano Malerba: “L’Ossola è nel cuore di tutti e l’Amministrazione sta facendo ragionamenti molto seri, per quanto si parli dell’impianto più difficile su cui mettere mano per valore e dimensioni. Ma ci stiamo lavorando. In questi anni abbiamo portato avanti tante ristrutturazioni e anche in questo caso sono fiducioso“.

Il Grande Varese

Si è poi entrati nel vivo della serata con uno dei momenti più eclatanti della storia calcistica biancorossa rivivendo il 5-0 sulla Juventus del 4 febbraio 1968, introducendo chi quella giornata l’ha vissuta. Sul palco sono saliti Guido Borghi, la famiglia del grande, indimenticabile e indimenticato Pietro Anastasi (il figlio Gianluca e la moglie Anna) e Virgilio Maroso (figlio del grande Peo). “Lo sport è stato l’ambasciatore della Ignis nel mondo ha detto Guido Borghi e mio papà Giovanni ha voluto ripagare ogni sport investendo tanto. Pietro Maroso è stato l’uomo del Varese, mentre per Pietro Anastasi è difficile trovare le parole: erano due ragazzi che creavano l’ambiente, creavano la squadra, e solo così si può arrivare al risultato. Chiaramente c’è stato anche tanto dietro le quinte: siamo stati fra i primi ad avere un preparatore atletico, dei dietologi e un’organizzazione unica in Europa“.

E, passando il testimone alla famiglia Anastasi, un aneddoto che scalda il cuore: “Pietro Anastasi ha dato tanto al Varese… anche lavoro. Quando mio papà vendette il suo cartellino alla Juventus, parte di quei soldi andarono per l’acquisto dei compressori, vitali per tenere in vita le fabbriche che hanno dato tanto lavoro alla gente di Varese“. A prendere la parola per prima è stata Anna: “Pietro ripeteva sempre che il suo presidente era Giovanni Borghi. Lui con orgoglio ribadiva di aver vinto un Europeo con la Nazionale da giocare del Varese. Pietro e Peo erano amati perché giocavano per la squadra e (rivolgendosi alla delegazione di giocatori del Varese FC presente, ndr) a voi ragazzi dico proprio questo: amatevi, vivete momenti insieme anche fuori dal campo con le vostre morose e giocate per i vostri compagni, non per voi stessi“. Le parole di Gianluca ricalcano lo spirito: “Da papà ho imparato l’umiltà e la generosità. Quando mi parlano di papà è sempre commovente: se dopo tanti anni c’è così tanta gente che si ricorda di lui è perché ciò che ha fatto è rimasto nel cuore“. La chiusura di Viriglio Maroso: “Questo stadio per papà non era un semplice impianto e il fatto che la Curva sia dedicata a lui la dice lunga“.

Lo stadio Franco Ossola porta il nome di colui che è passato alla storia come la leggenda del Grande Torino e, a farne le veci, Emanuele Ossola non nasconde un velo di emozioni: “In primis credo sia doveroso ringraziare la famiglia Borghi perché Varese gli deve tantissimo. L’epopea del Varese io l’ho vissuta tramite i tantissimi racconti di famiglia: zio Franco per me è un mito, so che quando era a Torino chiamava la nonna ogni sera e chiedeva di sentire le campane di Varese“.

Il Velodromo Luigi Ganna

Il vissuto del Franco Ossola è fatto di calcio, ma anche di tanti altri sport e il ciclismo ha scritto importanti capitoli della storia sportiva varesina. A introdurre i presenti alla parentesi delle due ruote è stato Sergio Gianoli che ha riepilogato la storia del Velodromo Luigi Ganna, costruito in una prima versione nel 1937 per poi conoscere la conformazione attuale nel 1968. Dai campionati del mondo del ’71 ai tanti arrivi della Tre Valli Varesine (con i trionfi a braccia alzate dei campionissimi Gini Bartali, Fausto Coppi, Eddy Merkx, Giuseppe Saronni e Claudio Chiappucci), passando per il record del mondo di inseguimento cercato da Morena Tartagni (battuto, ma mai omologato a causa dell’assenza del medico dell’anti-doping), le gare stayer dei primi anni ’40 e il celebre record del mondo di surplace di 1h3’5” di Sergio Bianchetto e Giovanni Pettenella.

La Corazza degli Skorpions

Il Franco Ossola nella sua storia recente è tornato in auge anche per quel che riguarda il football americano e il nome degli Skorpions Varese è legato a doppio filo a quello dell’impianto di Masnago. Con il cuore gonfio di gioia, Gianni Crosta ed Enzo Petrillo hanno brevemente parlato del mondo grigiorosso. “L’Ossola per noi fa la differenza spiega Petrilloed essere qui in mezzo a chi ne ha scritto la storia fa un certo effetto. Il nostro è uno sport di nicchia: negli anni ’80 abbiamo calcato quel prato ma negli ultimi anni c’è stata una riscoperta e siamo riusciti, attraverso feste e attività esterne, a far sì che parecchia gente si avvicinasse a noi. Proveremo a continuare a farlo“.

Sfumature biancorosse del passato per costruire il futuro

La chiusura della serata non poteva che essere ancora una volta dedicata al calcio. Presente sia nei video-saluti che live, Giuseppe Sannino ha strappato un’autentica ovazione: “Ho visto l’Ossola in ogni sua parte (sorride alludendo alle tante tribune causa squalifica, ndr), ma l’ho vissuto con un popolo. Essere qui a rivivere la storia di Peo, di Anastasi e della famiglia Borghi mi ha fatto commuovere: loro sono le persone che hanno davvero scritto la storia dell’Ossola. Noi abbiamo vissuto un momento, un gran bel momento con il rammarico di non aver vinto quella partita che ci avrebbe portato in Serie A. La nostra storia, ne sono certo, sarebbe stata diversa“.

Presidente di quel Varese era Antonio Rosati, patron del nuovo progetto biancorosso: “Come ha giustamente detto Giuseppe, rivivere l’epoca Borghi va in qualche modo a sminuire il nostro operato. Sono stati anni strepitosi, la storia resta, e io ho invece il rammarico di aver sfiorato per due volte la Serie A. Oggi c’è un nuovo progetto e se vogliamo tornare a quei livelli il tema delle strutture è indispensabile: le parole del sindaco mi hanno fatto piacere, l’augurio è che si arrivi presto ad un dunque”. L’attuale presidente del Varese Football Club Paolo Girardi aggiunge: “Il nostro obiettivo è quello di creare un’anima biancorossa. Per me sarebbe un sogno poter portare a rivivere le emozioni che sono state raccontate questa sera: se Antonio e il Sindaco riusciranno nel miracolo andremo a creare qualcosa di unico. Il Franco Ossola deve essere un cuore che batte costantemente“. Tra i motori del nuovo corso bosino c’è anche Massimo Foghinazzi: “Varese deve essere il punto di arrivo per le squadre della provincia. Tutti noi facciamo parte del “Mondo Varese”: stiamo investendo tanto sui giovani perché lo stadio Franco Ossola deve essere l’ambizione di tutti i varesini“.

Matteo Carraro

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