
Mettere in dialogo mondi che troppo spesso si incrociano solo nel momento del conflitto. È da questa esigenza che nasce il progetto promosso dalla Delegazione di Varese del Comitato Regionale Lombardia, nella figura di Sebastiano Platania, in sinergia con l’AIA pensato per avvicinare società e arbitri attraverso incontri formativi e di confronto diretto.
Un percorso che va oltre il semplice ripasso delle regole, toccando temi centrali come il rispetto, l’errore umano e il ruolo educativo del calcio dilettantistico. Portare l’arbitro “dentro” le società significa restituirgli una dimensione umana, favorire consapevolezza e abbassare il livello di tensione dentro e fuori dal campo. Una forma di sensibilizzazione che, passo dopo passo, punta a migliorare il clima sui campi varesini (e non solo) per costruire un movimento più maturo, responsabile e condiviso.

“È un progetto – spiega Platania – che nasce dalla volontà comune e sposata dai responsabili AIA di Busto, Gallarate e Varese, di portare all’interno delle società l’arbitro come persona. Si parla di regole e di eventuali sanzioni disciplinari, pecuniarie o addirittura penali perché, se si eccede al discorso sportivo, si rischia di incorrere nel penale. “Scendiamo in campo conoscendo le regole” è il titolo che ho pensato per questi incontri e il primo aspetto che balza all’occhio è che una buona parte delle persone all’interno dei centri sportivi non conoscono le regole del gioco del calcio. Non a caso, per rompere il ghiaccio, alla domanda iniziale incentrata proprio su quali siano le regole otteniamo sempre risposte diverse e pochissimi, ovvero chi ha avuto esperienze arbitrali alle spalle o chi è fresco di patentino, sanno rispondere”.
Come avviene la scelta delle società?
“Alcune si sono proposte dopo la pubblicazione del relativo comunicato che spiegava il progetto. In altri casi, in qualità di Delegato, nel momento in cui sono venuto a conoscenza di situazioni particolari successe in campo, ho contattato direttamente le società interessate per proporre l’incontro. Tutte, a prescindere dalle modalità, si sono sempre messe a disposizione ringraziando poi sia noi sia l’AIA”.
Quali sono stati per l’appunto i primi feedback?
“Le prime risposte sono state sicuramente importanti perché soprattutto i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi direttamente con i presidenti AIA e con gli arbitri che abbiamo portato. Da questi incontri è emersa subito la solitudine dell’arbitro all’interno di un campo sportivo quando inizia la partita: attraverso il dialogo siamo riusciti a far capire cosa fa effettivamente un arbitro, quante decisioni deve prendere in frazioni di secondo e tutta la pressione che porta sulle proprie spalle. Dato che esiste il doppio tesseramento, poi, l’invito è aperto a qualsiasi giocatore: provate ad arbitrare per comprendere realmente cosa significhi. Questa forma di sensibilizzazione, oltre a migliorare la conoscenza di base delle regole, sono certo che aiuterà a formare arbitri sempre più bravi, dei quali l’intero movimento calcistico ha bisogno”.
In questi incontri si è toccato il tema dell’errore umano?
“Assolutamente sì: l’arbitro può sbagliare perché nel corso di 90’ prende circa 250 decisioni in frazione di secondi. Se si sbaglia nelle categorie professionistiche, pensiamo ad arbitri giovanissimi che dirigono partite di Terza, Seconda o Prima Categoria senza l’aiuto di collaboratori. Capiamo bene che sbagliare è un diritto e avviare crociate contro i direttori di gara è quanto di più sbagliato si possa fare. Al tempo stesso, però, è un dovere degli arbitri usare la regola non scritta del buon senso, avendo la lucidità di capire determinate situazioni e contesti: così facendo si potrà avere molta più armonia tra le parti”.
In tal senso il focus andrebbe rivolto anche all’esterno del rettangolo di gioco.
“Il tema della sensibilizzazione comporta diverse sfaccettature. Noi come Federazione, tramite il lavoro dei Giudici Sportivi, possiamo prendere provvedimenti su ciò che accade in campo, ma per compiere passi in avanti sempre più concreti abbiamo bisogno del sostegno da parte delle società affinché siano loro stesse a prendere provvedimenti interni nei confronti del tifo. Ovviamente sarebbe utopistico pensare di azzerare qualsiasi problematica, ma siamo solo all’inizio di un percorso che, ne sono certo, porterà il nostro calcio a migliorare. Iniziamo a intraprendere la direzione giusta, quella del tifo genuino: ognuno deve tifare la propria squadra, non contro gli altri”.
A cavallo tra il 2025 e il 2026 qual è il primo bilancio di questo progetto? E come proseguirà?
“Ad oggi abbiamo fatto una ventina d’incontri andando quindi a coinvolgere quasi un terzo delle società della Delegazione di Varese. A tal proposito, voglio ringraziare tutte le società che hanno aderito, ma anche quelle che aderiranno in futuro; un gande grazie va ovviamente all’AIA e agli arbitri che si sono messi in gioco. L’obiettivo per i prossimi mesi è quello di proseguire su questa strada, forti dei riscontri che stiamo raccogliendo: anche nel 2026 la Delegazione di Varese sarà al fianco di tutte le società. Per il momento, colgo l’occasione di augurare a tutti un Buon Natale e Buone Feste”.
Matteo Carraro






























