
Gioie e dolori. L’ultimo podio del 2025 riflette quello che per buona parte è stata la prima metà di stagione delle tre varesotte impegnate in Serie D: domina l’orgoglio della Castellanzese, sempre più determinata a tornare ai fasti di qualche stagione fa, ma spicca anche la determinazione di un Varese che non ha intenzione di arrendersi all’anonimato della Serie D. Nel baratro, invece, una Varesina che non sembra più in grado di ritrovare sé stessa.
Bilancio abbastanza inequivocabile dell’ultima giornata. Nel Girone A il Varese vince di rigore per 1-0 sulla Lavagnese e si regala un Natale sereno, seppur glaciale a -11 dalla vetta. Nel Girone B musica dolcissima per una Castellanzese che vince (3-1 sulla Virtus CiseranoBergamo) e convince ancora una volta, mentre per la Varesina arrivano altre note dolenti dopo l’ennesima sconfitta interna per 1-2 contro il Caldiero Terme.
1° posto – Castellanzese
La Castellanzese chiude l’andata con una vittoria che va ben oltre i tre punti, perché certifica una volta di più la solidità di un progetto che poggia su basi chiare: lavoro, identità e continuità. Non è un caso se i neroverdi si ritrovano oggi saldamente nella parte sinistra della classifica, con un margine rassicurante sulla zona calda (+8) e uno sguardo che, senza proclami, può spingersi anche più in alto (-5 dai playoff). Il dato più significativo non è tanto la posizione, quanto la sensazione di affidabilità che la squadra di Del Prato trasmette settimana dopo settimana.
C’è una cultura del lavoro che paga e che si riflette in una squadra sempre sul pezzo, compatta, capace di soffrire ma anche di colpire con lucidità nei momenti chiave. Il ritorno di pedine importanti, unite a un gruppo che ha ormai assimilato meccanismi e principi, ha restituito una Castellanzese matura, consapevole dei propri mezzi e difficilmente scalfibile sul piano mentale. Del Prato, affrontando il proprio passato, ha dimostrato ancora una volta di avere il pieno controllo della situazione, leggendo bene i momenti della partita e gestendo con intelligenza le energie.
Il settimo posto attuale è una fotografia fedele di quanto visto finora, ma non deve rappresentare un limite. Vincere aiuta a vincere e questo finale d’anno può diventare una rampa di lancio importante per il 2026. L’identità è ormai cementata; il vero salto di qualità passerà ora dalla continuità, dall’abilità di confermarsi anche quando il contesto cambia. La Castellanzese ha tutte le carte per farlo e per trasformare una stagione nata con l’obiettivo della salvezza tranquilla in qualcosa di ancora più ambizioso.
2° posto – Varese
Il Varese saluta il 2025 con una vittoria che consolida certezze e alimenta riflessioni. I tre punti contro la Lavagnese non sono mai stati realmente in discussione, ma raccontano ancora una volta di una squadra che domina il gioco senza riuscire a chiuderlo con la necessaria tranquillità. È un dettaglio non da poco, perché quello scarto minimo che accompagna molte vittorie biancorosse è figlio tanto di limiti ancora presenti quanto di un percorso di crescita evidente.
La sensazione, però, è che il Varese stia lentamente diventando una squadra matura. Gestisce i momenti, costruisce occasioni, concede poco e sa colpire quando serve, come dimostra l’ennesima prova di freddezza dal dischetto. Chiudere il girone d’andata a quota 30 punti significa essere, numeri alla mano, la miglior squadra della provincia, un dato che certifica un percorso solido e coerente con le premesse di inizio stagione (che, giusto per essere precisi, non erano quelle di vincere il campionato).
Eppure, a Varese questo non basta. È inevitabile che lo sguardo vada più al distacco dalla vetta (-11) che ai progressi fatti, ed è giusto che sia così: questa piazza vive di ambizione e memoria e pretende sempre qualcosa in più. In questo senso, la pressione diventa quasi un alleato, perché costringe squadra e ambiente a non accontentarsi. Salutare l’anno con un sorriso è importante, ma il 2026 dovrà essere l’anno dell’ulteriore salto: maggiore concretezza, più cinismo e la capacità di trasformare il controllo del gioco in vittorie meno sofferte. La strada è tracciata, ora serve accelerare.
3° posto – Varesina
Il girone d’andata della Varesina si chiude nel modo più doloroso possibile, con una sconfitta che riassume perfettamente tutti i limiti di una stagione nata storta e fin qui mai davvero raddrizzata. Non si può parlare di beffa, perché la sconfitta è meritata e figlia di una prestazione che, soprattutto nel primo tempo, non è accettabile per una squadra che deve salvarsi. Apatia, mancanza di personalità e totale assenza di mordente: segnali allarmanti che si ripetono troppo spesso.
La reazione della ripresa, pur apprezzabile, non basta a cambiare il giudizio complessivo. Anche quando il pareggio arriva e sembra poter riaprire la partita, la Varesina dimostra ancora una volta di non avere la forza mentale per gestire i momenti chiave. Subire l’ennesimo gol nei minuti finali non è più una casualità, ma un problema strutturale ormai conclamato, figlio di fragilità emotive evidenti e di una fiducia che si sgretola alla prima difficoltà.
I numeri sono impietosi: -8 dalla salvezza diretta, un solo punto sopra la retrocessione diretta, -22 dalla vetta. Uno scenario impensabile in estate per una squadra che avrebbe dovuto competere ben più in alto (forse la vittoria del campionato non era l’obiettivo, ma di sicuro ci si aspettava di trovare le Fenici quantomeno in zona playoff). La pausa natalizia impone riflessioni profonde, perché il tempo degli alibi è finito. La stagione ha preso una piega pericolosa e le dirette concorrenti per la salvezza stanno dimostrando una determinazione superiore. Servirà un cambio netto, dentro e fuori dal campo, perché continuare così significherebbe accettare passivamente un destino che, a oggi, appare sempre più segnato.
Matteo Carraro





























