Il Gazzada Schianno è una realtà in costante crescita sia a livello di rendimento che di numeri (visto che il settore giovanile gialloblù è decollato nel giro di un paio di stagioni). Il tutto si traduce in un entusiasmo crescente e in risultati concreti che stanno consacrando l’operato di una società laboriosa interamente home-made. Guardando alla panoramica del Girone X di Seconda Categoria, balza all’occhio il -4 dalla vetta ma in casa gialloblù si è ben più attenti a controllare il +8 sulla zona playout (tenendo conto della forbice dei 6 punti, il calcolo va fatto al momento sulla quindicesima posizione del Casbeno): classifica cortissima che non lascia spazio a passi falsi e, laddove accadano, è importante saper reagire immediatamente.

Proprio ciò che il Gazzada ha fatto domenica quando ha ribaltato un match complicato a Cittiglio a pochi giorni dal ko nel derby di Morazzone contro gli Eagles Caronno (seconda sconfitta in campionato). Archiviato un mini tour-de-force, la squadra di mister Colombo sta vivendo una settimana intensa di allenamenti con focus sulla sfida casalinga alla Concagnese, match da non sbagliare che garantirebbe di allontanarsi ancor di più dalla redzone inguaiando la new entry lariana.

La riflessione sul momento gialloblù spetta a Luca Tamborini, espertissimo difensore classe ’95 che è stato uno dei fautori della nascita del progetto Gazzada: “Vincere a Cittiglio contro una squadra che, a scapito della classifica, ha messo in difficoltà Valcuviana e Buguggiate non è mai semplice. Oltretutto arrivavamo da una settimana impegnativa e con la sconfitta nel derby che pesava sul morale: siamo partiti male, ma la reazione è stata immediata e il mister è stato bravo nel cambiare assetto inserendo un centrocampista in più per dare maggior equilibrio. All’inizio del secondo tempo abbiamo segnato il 2-1 e da lì il Cittiglio non è mai più stato pericoloso: vittoria importante, ma non abbiamo ancora fatto nulla”.

Sia contro il Caronno che la scorsa domenica siete mancati nei primi minuti: a cosa è dovuto questo “problema di approccio”?
“Diciamo che è un difetto che ci trasciniamo dietro da un po’ di tempo, anche se con diverse accezioni. Lo scorso anno, ad esempio, partivamo sempre forte per poi perderci nel secondo tempo. Indubbiamente qualcosa a livello di atteggiamento iniziale non ha funzionato nelle ultime due, ma fortunatamente si è trattato di casi isolati visto che fino ad oggi siamo stati impeccabili dal punto di vista dell’approccio. Il difetto, semmai, è quello di procedere ancora ad alti e bassi: non dobbiamo pensare troppo in là, ma ragionare partita per partita. Arriviamo da due salvezze in extremis, e l’anno scorso ci siamo davvero impegnati (ride, ndr) visto che abbiamo rischiato grosso, per cui sappiamo di non dover mai abbassare la guardia. Al giro di boa della stagione capiremo il da farsi, fermo restando che l’obiettivo primario sarà sempre la salvezza. Come dice il mister, per adesso è importante stare nel gruppone”.

Il percorso del Gazzada è coinciso con un anno di consolidamento che ha portato a difendere la categoria. La scorsa stagione c’era voglia di alzare il livello, ma qualcosa non ha funzionato ed è arrivata una salvezza in extremis. Quest’anno, invece, profilo basso ma ottimo rendimento: credi che il cambio in panchina abbia inciso anche solo a livello inconscio?
“Come in tante altre realtà, e di livelli ben più alti, prima o poi si arriva alla fine di un ciclo. Qui al Gazzada Schianno siamo tutti nati e cresciuti insieme a partire da mister Simone Tamborini: parliamo di un allenatore che, praticamente senza esperienza, si è messo in gioco e ha dato un contributo enorme a questa società, ma con la fine della scorsa stagione si è arrivati per l’appunto alla chiusura di un ciclo. L’aver abbracciato Giuseppe Colombo, un nuovo tecnico che nessuno di noi conosceva, ha tolto quell’aspetto di “amicizia complice” che a volte comprometteva alcune decisioni. Quest’anno, poi, abbiamo un vice che non è un vice: Luca Colavito è a tutti gli effetti un primo allenatore e ciò si riscontra nella gestione degli allenamenti perché, ad esempio, dividere il gruppo in due unità aiuta tutti a lavorare nello stesso modo”.

Prima abbiamo parlato dei difetti, ma qual è il pregio più grande di questa squadra?
“L’avere finalmente uno spogliatoio equilibrato. Nelle scorse stagioni siamo sempre stati una squadra giovane con giusto qualche “vecchietto” dai 27 ai 30 anni. Quest’anno, invece, abbiamo aumentato lo zoccolo duro e il bel mix che si è creato ha portato alla formazione di un gruppo davvero coeso. Trovare equilibrio è sempre difficile: non dimentichiamo che siamo in Seconda Categoria, tutti siamo qui per hobby e per divertirci, ma abbiamo capito in fretta che l’io deve essere messo in secondo piano a scapito del bene della squadra”.

Tra l’altro il tema della passione si riflette nell’impegno che parecchi di voi mettono tra società e settore giovanile.
“Esatto. Molti di noi sono letteralmente cresciuti con questa società: siamo partiti 6/7 anni fa da zero, con gente che arrivava dall’oratorio e che non aveva chissà quali esperienze alle spalle, ma stagione dopo stagione abbiamo costruito una bella realtà arrivando a strutturare anche un bel settore giovanile con parecchie annate e una squadra femminile. Il Gazzada è una famiglia composta da un gruppo di amici che porta avanti il sogno di tutti”.

Tornando all’attualità della classifica, è impossibile non guardare a quel -4 dalla vetta. Vero che con una vittoria o una sconfitta si va dalle stelle alle stalle, ma in una situazione del genere vi può venire l’acquolina in bocca?
“Credo sia naturale ambire sempre al massimo, ma da questo punto di vista è bravo il mister a preparare ogni partita allo stesso modo. Anzi, sono le sfide alle dirette contendenti per la salvezza ad avere un peso specifico maggiore, ragion per cui il nostro focus al momento è solo per la Concagnese”.

Guardando per l’appunto ai prossimi avversari, quali sono le aspettative per domenica?
“Affronteremo una squadra che non conosciamo. Basandoci sui risultati abbiamo visto che è letteralmente imprevedibile e, proprio per questo, dovremo evitare di commettere lo stesso errore delle ultime due partite, ovvero di regalare i primi 20/30 minuti”.

Qual è la squadra che ti ha più impressionato fin qui?
“A livello di singoli non posso che rispondere Valcuviana, perché ha dei giocatori ovviamente fuori categoria; ma c’è anche il Buguggiate che è davvero forte e, personalmente, sono molto curioso di affrontare il Bosto, squadra giovane ma con innesti d’esperienza. In generale è un bel campionato e volgiamo dimostrarci all’altezza… con il focus sempre ben chiaro della salvezza prima di qualsiasi altra cosa”.

Matteo Carraro

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