Cosa sta succedendo a Matteo Librizzi? Una domanda ricorrente che è nella mente di chiunque graviti attorno al mondo biancorosso, supportata, ovviamente, da quella che è stata l’inversione di marcia nelle prestazioni in campo del capitano della Openjobemtis nell’ultimo periodo.

Dopo l’ottimo finale della stagione passata, Librizzi ha iniziato anche quest’annata da assoluto protagonista, con numeri e prestazioni che gli sono valse la chiamata in Nazionale da parte del CT Luca Banchi: oltre 17 punti di media nelle prime 4 partite di questo campionato ed un ruolo da assoluto protagonista al centro del villaggio biancorosso che faceva presagire all’ennesima stagione di grande sviluppo per il numero 13.

Poi il virus intestinale che lo limita a soli 5′ in campo con Venezia, partita coincisa con il “rilancio”, poco comprensibile, da parte di Kastritis dell’ormai accantonato Moody e l’inversione di tendenza, pesante, nelle prestazioni, da parte del capitano. Embelmatici, anche qui, i numeri: dalla gara del Taliercio in poi, la media punti di Librizzi è scesa a 5.3, con una sola doppia cifra, ossia i 10 punti messi a referto nella sconfitta interna contro Trento.

Numeri che non si fermano ai soli punti segnati ma che toccano anche il minutaggio del capitano biancorosso, passato dai 23.25 minuti di media in campo delle prime 4 giornate ai 13.5 delle successive 6 uscite in LBA. Un minor utilizzo da parte di Kastritis del capitano che è coinciso con l’arrivo di due nuovi handler come Iroegbu e dalla gara con Cremona di Stewart, che non fanno altro che ridurre ancor di più lo spazio a disposizione del numero 13 biancorosso.

Una situazione che, dall’esterno, è parsa aver turbato e non poco Librizzi (entrato a Cremona in campo addirittura come quarto cambio, ndr) apparso nell’ultimo periodo nervoso, meno intraprendente e sicuro nelle giocate. Non solo, perché chiunque guardi alle partite di Varese si accorgerà di come proprio Libro sia uno dei principali “obiettivi” dei rimproveri, legittimi, in campo, soprattutto rispetto alla fase difensiva, da parte di coach Kastritis.

Sommando tutto allora viene spontaneo chiedersi cosa e perché, più che se, si sia incrinato a livello tecnico e tattico, tra Librizzi e Kastritis, per quello che è il giocatore simbolo di una Varese, intesa anche come piazza, sempre più a caccia di una figura di riferimento capace di incarnare perfettamente l’animo e lo spirito biancorosso e l’allenatore greco, insignito di un ruolo sempre più importante dalla società che gli ha prolungato il contratto fino al 2028 e che in toto si sta affidando a lui per quel che concerne la parte sportiva: dal mercato, alle scelte tecnico – tattiche.

Un momento che si spera possa essere solo transitorio, per due elementi fondamentali di una squadra che, sebbene a metà dicembre, deve ancora trovare la propria vera identità, in un processo che passa indelebilmente da due protagonisti quali Librizzi e Kastritis e che non può prescindere da uno o dall’altro.

Alessandro Burin

Articolo precedenteHub del Sempione femminile: una prima parte di stagione entusiasmante
Articolo successivoPedalare tra storia e sapori: si è concluso il Press Tour dedicato alla scoperta dei Laghi Varesini in bicicletta

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui