Questione di prospettive. E di tempistiche. Due giornate fa l’Ardor si trovava al penultimo posto del Girone Z di Seconda Categoria a -7 dall’undicesima posizione, oggi si trova dodicesimo a -2 dalla quota salvezza. Nel mezzo, due vittorie importanti e meritate che sembrano (almeno, questo è l’augurio condiviso dai protagonisti) aver definitivamente acceso il campionato bustocco.

Se il 3-1 sul fanalino di Lonate Pozzolo era preventivabile, l’1-0 sul Torino Club era tutt’altro che scontato, ma entrambi i successi vanno a premiare gli sforzi profusi dalla squadra di Riccardo Refraschini che, a prescindere dall’avversario (e pagando un bel pizzico di imprecisione in fase di finalizzazione), non ha mai rinunciato a proporre la sua idea di calcio. Tra i protagonisti assoluti, Filippo Gorletta è per valori ed esperienza quel giocatore chiamato a dare quel qualcosa in più e il centrocampista classe ’94, pur frenato da un infortunio, non si è certo tirato indietro.

Anzi, proprio in concomitanza dell’inizio del girone di ritorno, Gorletta è tornato a pieno regime e, a maggior ragione ora, guarda avanti con fiducia: “La fascite plantare non se ne voleva andare e mi ha tenuto fuori un paio di mesi; è stato difficile, soprattutto per me che ho sempre giocato, non poter scendere in campo ad aiutare i miei compagni. Adesso ho ripreso bene, gli ultimi risultati sono stati assolutamente positivi e vogliamo andare a riprenderci quello che abbiamo lasciato per strada”.

A proposito di domenica, vero che affrontavate una squadra in crisi di risultati, ma vincere sul Torino Club non è mai scontato; che partita è stata?
“Una partita combattuta dall’inizio alla fine: il campo non ha aiutato, la pioggia dei giorni scorsi nemmeno, ma l’abbiamo approcciata al meglio fin dall’inizio. Sapevamo che una possibile chiave del match sarebbe stata l’aggressività e la capacità di recuperare le seconde palle. Così è stato. Abbiamo controllato bene la fase difensiva e ci siamo proposti in avanti con continuità, anche se ci è mancato qualcosa in fase finalizzazione; alla fine, però, l’abbiamo spuntata con merito”.

È la prima volta in questa stagione che l’Ardor vince due partite di fila: che valore hanno questi sei punti?
“Vista la situazione di classifica pesano in maniera incredibile. Secondo me non abbiamo raccolto quanto avremmo meritato fin qui, e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità: il problema è che se giochi bene e non ottieni il risultato finisci per demoralizzarti e uscire da questa spirale negativa non è mai semplice. Tutti noi, il mister in primis, siamo sempre rimasti positivi allenandoci con ancor più determinazione e alla fine siamo arrivati a queste due vittorie consecutive che ci hanno portati a due punti dalla quota salvezza. Sappiamo, però, che è ancora lunghissima”.

La sensazione che si aveva fin qui parlando dell’Ardor era infatti quella di una squadra “incompiuta”: è sempre mancato quel dettaglio che fa la differenza.
“Esatto, e ciò si è visto soprattutto nei confronti con le squadre d’alta classifica: se non capitalizzi quelle due occasioni che ti concedono diventa difficile spuntarla. E se si dice che vincere aiuta a vincere un motivo c’è: quando continui a perdere non è facile gestire il momento a livello mentale. Viceversa, se alle spalle hai uno storico positivo riesci anche ad aggrapparti anche a qualche motivazione psicologica che pensavi di non avere. Ad esempio, contro il Torino Club non riuscivamo a segnare, ma ci siamo detti che, avendo vinto la domenica precedente, avremmo potuto vincere anche quella partita. E così è stato”.

Guardando avanti, per quanto ogni partita abbia lo stesso valore, le prossime cinque sfide sono di fatto cinque scontri diretti: Olgiate, Arsaghese, Azalee, CAS Sacconago e Borsanese. Vi aspetta un periodo di fuoco.
“Il nostro destino si deciderà in queste partite: possiamo dare un bello strappo al nostro campionato e sarà importante giocare ogni partita al massimo. Inutile negarlo, il nostro obiettivo è quello di lasciare indietro chi ci insegue e tra cinque giornate potremo tirare le somme, sperando che siano positive. Il Girone Z? È un campionato livellato e combattuto: nessun risultato è scontato e anche le big fanno fatica con le medio-piccole perché ogni squadra ha individualità importanti”.

Sei stato uno dei “pezzi pregiati” dell’estate: come mai la scelta dell’Ardor?
“Conosco molto bene il viceallenatore Andrea Busatto: è bastata una chiacchierata con mister e società per sposare questo progetto, così come ha fatto Matteo Pisoni. Dopo la salvezza della scorsa stagione sapevo che c’era voglia di alzare il livello e non ho esitato a mettermi in gioco in un ambiente dove si fa calcio vero, quello che chiunque vuole fare solo ed esclusivamente per divertirsi senza secondi fini. Sono subito stato accolto bene dal gruppo e mister Refraschini mi ha impressionato per il suo modo di lavorare: ogni allenamento è davvero stimolante, lui è un pragmatico cui piace dare dei concetti di gioco da riportare in campo la domenica e, aspetto non scontato a questi livelli, adatta il suo stile in funzione dell’avversario. La squadra lo segue e lo ascolta; per ciò che lui stesso sta facendo in prima persona, l’Ardor meriterebbe di più. Starà a noi andarcelo a prendere”.

Tra l’altro, infortunio a parte, fin qui hai comunque trovato il modo di incidere anche a livello offensivo con quattro reti.
“Dal punto di vista realizzativo sta andando abbastanza bene, anche se non sono sugli standard degli anni precedenti; poco male, sarà uno stimolo in più per le prossime sfide. Diciamo anche che mi sono abbassato in mediana, per cui giocando più arretrato ho meno occasioni di segnare rispetto ad una tipica mezzala, ma il mio contributo lo do comunque”.

Domenica si aprirà il filotto di scontri diretti in trasferta contro il Calcio Olgiate: quali sono le aspettative?
“Affronteremo una squadra esperta che già all’andata aveva dato prova del proprio valore: a differenza nostra, pur non creando molto avevano capitalizzato. Mi avevano fatto una buona impressione all’epoca e il loro campionato non mi stupisce; sono in quella posizione per merito e hanno i giocatori giusti per provare a puntare anche più in alto”.

Quale sarà la quota salvezza?
“Vincendo le prossime cinque ci potremmo quasi essere (ride, ndr). Scherzi a parte, quest’anno più che mai è difficile quantificare una soglia precisa: sarà una battaglia continua da qui a fine aprile e dovremo essere bravi a dire la nostra”.

Matteo Carraro

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