
Non sempre vince la più attesa, ma quasi sempre vince chi lo merita di più. E il Girone Z di Seconda Categoria, in questa stagione, è stato tutto fuorché scontato. Un campionato di livello altissimo, con tante squadre costruite per stare in alto e un equilibrio che ha retto fino all’ultimo respiro. Il duello tra Samarate e Cistellum ha finito per prendersi la scena, con entrambe capaci di staccare il gruppo e giocarsi tutto punto a punto, senza mai concedersi davvero. Alla fine, però, il campo ha emesso il suo verdetto: uno solo può esultare. E il Samarate quel traguardo se l’è andato a prendere sul difficilissimo campo dell’Ardor (1-2 al triplice fischio per la festa biancoazzurra), grazie a fame e consapevolezza, difendendo fino in fondo quel margine minimo ma decisivo.
Non un successo casuale, ma il risultato di un percorso costruito nel tempo, valorizzato ancora di più dal livello degli avversari. Perché vincere è difficile, farlo così lo è ancora di più. “È difficile trovare le parole per descrivere il mix di emozioni provate al triplice fischio della partita di domenica – esordisce mister Squizzato – perché tutti noi siamo stati travolti dalla gioia per aver fatto qualcosa di davvero importante. A livello personale non posso che essere davvero contento perché in due anni a Samarate ho vinto la finale provinciale di Coppa Lombardia e quest’anno il campionato: l’ho fatto nella mia città, con i miei figli in squadra. Non potevo chiedere di meglio.”.
Partiamo proprio da un aspetto “singolare”: com’è gestire uno spogliatoio nel quale si trovano proprio i suoi figli?
“Sicuramente non facile (sorride, ndr), ma quando c’è un gruppo del genere diventa tutto più semplice. Anzi, il merito va proprio a tutti i ragazzi perché mi hanno subito messo a mio agio: questo spogliatoio è davvero solido, altrimenti difficilmente avremmo vinto, e lavorare in contesti così stimolanti è molto più bello”.
Il successo di quest’anno comincia da lontano, ma già la scorsa stagione si era visto qualcosa d’importante e la Coppa è stato un primo giusto riconoscimento. Come avete approcciato il campionato?
“Quando si comincia con una squadra nuova o in parte rigenerata è normale che ci voglia del tempo per conoscersi e capirsi. Una volta superato questo momento di stallo, però, abbiamo inanellato un bel filotto di risultati riprendendo in maniera esponenziale la crescita già avuta lo scorso anno; paradossalmente a inizio stagione eravamo numericamente troppi e il fatto di aver scremato la rosa ha oliato il meccanismo. Ribadisco, comunque, la fortuna di allenare un gruppo così intelligente e disponibile. Per il resto, il nostro obiettivo era quello di raggiungere i playoff: cammin facendo, però, ci siamo resi conto di poter osare qualcosa in più e le undici vittorie consecutive ci hanno dato la consapevolezza di poter vincere”.
C’è stato un momento specifico in cui lo avete capito?
“Non parlerei di singolo momento perché il risultato di una stagione è figlio dell’intero percorso di crescita; semmai, di partita in partita abbiamo acquisito la consapevolezza di potercela giocare fino in fondo alla pari. Il pareggio nello scontro diretto di ritorno con il Cistellum ci ha dato una carica in più per il finale di stagione che ci ha poi permesso di vincere”.
Come avete vissuto l’ultima settimana? Sulla carta il vostro match era molto più complicato perché affrontavate una squadra obbligata a vincere per giocarsi la salvezza ai playout.
“Non nego che siano stati giorni tesi: sapevamo di dover scendere in campo solo ed esclusivamente per vincere, su un campo piccolo e particolare dove tante squadre hanno fatto fatica. E le difficoltà ci sono state anche per noi: sapevamo a cosa andavamo incontro, del resto loro si giocavano tutto. Come noi. I ragazzi, però, sono stati eccezionali e al triplice fischio si sono presi ciò che hanno dimostrato di aver meritato fin dal principio. Una dedica? Mia moglie è mancata un paio d’anni fa: ogni cosa è dedicata a lei perché so che è qui con me”.
E adesso? Quale potrà essere il futuro del Samarate?
“Prestissimo per parlarne (sorride, ndr): adesso è giusto che tutti noi ci godiamo questo successo, poi ci sarà tempo per incontrarsi e sedersi a un tavolo. Di certo posso garantire che il Samarate è una società sana che, rispettando i giusti step, potrà crescere davvero tanto: la base è buona, ma non bisogna commettere l’errore di adagiarsi. Avendo una certa età (ride ancora, ndr) ho visto tante squadre vincere un campionato per poi retrocedere subito: il passaggio di categoria è sempre un salto importante, bisognerà attrezzarsi nel modo giusto e fare scelte oculate. Questa società ha la maturità per farlo”.
Matteo Carraro






























