Tre punti pesanti sul campo dell’Accademia Bustese, la capolista del girone N che fino alla scorsa domenica non aveva mai perso, e altri segnali incoraggianti per l’Academy Uboldo (alias Cedratese) di mister Paolo Fera, tornato a mettersi in gioco con i grandi dopo anni passati nei settori giovanili: “Avevo bisogno di ricaricare le pile, di staccare un po’ da un mondo che negli ultimi anni mi era rimasto indigesto. E poi io amo lavorare con i giovani, mi sono tolto le mie soddisfazioni”.

Come ci sei arrivato su questa panchina?
Dopo l’esperienza a Cantello mi ero un po’ staccato dagli adulti, sono andato ad allenare la Juniores del Verbano, con la quale ci siamo salvati, e poi il presidente della Cedratese Bettinelli mi ha contattato per allenare i 2009, una squadra che appena retrocessa, ho detto di sì e abbiamo vinto il campionato, è stata una grande emozione ma ciò che amo di più è il rapporto umano che si è creato, siamo andati oltre il campo, mi chiamano, mi cercano, mi confrontano. Da qui il passo verso la prima squadra non è stata immediato, anzi, l’annata l’avevo iniziata sempre alla guida dei 2009 ma le cose non andavano bene con gli adulti e così mi è stato chiesto di prendere in mano le redini di questo gruppo, la mia avventura è iniziata con la vittoria sulla Folgore Legnano”.

Che ambiente hai trovato a Cedrate?
Un ambiente sano e tranquillo, che mi permette di lavorare con tranquillità, qui mi sento stimato. Devo ringraziare chi mi ha dato questa possibilità, il presidente Bettinelli, il direttore sportivo del settore giovanile Luca Guarini, il preparatore atletico Attilio Lombardo e Catello, il preparatore dei portieri: abbiamo creato un ottimo staff, ci confrontiamo molto. Ultimo, ma non ultimo, Alberto Lattuada: è stato il primo a credere in questo progetto, gli ha dato vita, ha costruito una squadra sostenibile, a basso costo, ma andando a scegliere giocatori motivati a sposare il progetto”.

La situazione non era facile, la squadra vagava sui bassi fondi della classifica e sembrava parecchio sfiduciata. Tu che gruppo hai trovato?
Sai quando cambi allenatore c’è sempre qualcosa che non va, questa squadra aveva bisogno di una forma, di sapere cosa fare una volta entrata in campo, devo dire che con il lavoro e l’impegno stiamo ottenendo ciò che meritiamo”.

Da quel giorno ad oggi, infatti, sono state costruite vittorie ed un’identità che portano la squadra all’8° posto in classifica con 22 punti, e domenica scorsa ha persino arrivata la vittoria per 3-2 con la prima della classe Accademia Bustese. Che partita è stata?
Abbiamo fatto la nostra partita e abbiamo riscattato la sconfitta con la Ticinia della domenica prima, a mio avviso immeritata e dovuta a 18 minuti di sbandamento. Alla Bustese, invece, abbiamo rifilato due gol nel giro di un minuto e questo ci ha galvanizzato, loro sono certamente un’ottima formazione, non sono primi per caso, ma l’avevamo preparata bene”.

Certo che la tua è una squadra molto giovane.
Sì, e lo rivendico con orgoglio. Domenica c’erano in campo due 2007, poi 2006, 2005. È normale pagare qualcosa in esperienza, ma è anche giusto così: significa che c’è futuro. Il campo ci sta dicendo che la strada è quella giusta, e poi ci divertiamo un sacco in allenamento, in partita, c’è davvero un bel gruppo: io lo dico sempre, il singolo se è forte deve mettersi a disposizione degli altri”.

Come ti sembra il girone? È cambiato rispetto agli ultimi anni in cui l’hai vissuto con il Tradate.
Era il girone A, questo è un po’ diverso, probabilmente più difficile. Squadre come Pontevecchio, Marnate, Accademia, Vela Mesero rendono ogni domenica una battaglia. La salvezza sarà in discussione fino alla fine, lo sappiamo. Dobbiamo pensare partita dopo partita, ci manca ancora un po’ di continuità. Chi lo vince? Andrò fuori dal coro ma dico Pontevecchio, è la squadra che mi ha impressionato di più”.

C’è da dire che ami le sfide…
Sì, mi piacciono. L’ho dimostrato con i 2009 ma anche qui, quando ci davano tutti per spacciati ed invece ce la stiamo giocando, ma è ancora lunga. Mi piace, però, far crescere questo progetto, stiamo dimostrando che si può fare calcio di qualità anche con risorse limitate, spendendo il giusto”.

Tu nel calcio ne hai viste tante da giocatore con una carriera vissuta anche tra i professionisti, ed oggi da allenatore: ma quanto è cambiato questo calcio?
Il calcio è in mano ai procuratori, inutile girarci attorno. In Italia il talento c’è, i settori giovanili non vengono valorizzati a dovere, a Cedrate è stata creata una prima squadra proprio per dare loro un futuro, per farli crescere e poi non perderli, Lualdi, inserito in prima squadra, ne è un esempio, vogliamo dimostrare questo, che un club organizzato può creare opportunità realistiche”.

Quali obiettivi ti sei posto per questo 2026?
Mi auguro di raggiungere una salvezza tranquilla il prima possibile perché prima mettiamo al sicuro la categoria, poi potremo programmare. Dopo queste tre partite (Valle Olona, Real Vanzaghese e Folgore Legnano) capiremo meglio a che punto siamo”.

C’è un ringraziamento finale per i tuoi ragazzi?
Li ringrazio perché si sono messi a disposizione, mi seguono, ci divertiamo. Uno in particolare va a Budelli e Martignoni, sono dei punti di riferimento, aiutano i più giovani, ed un altro va invece a Pagliari che si è rotto il crociato nella partita con l’Antoniana e deve essere operato. Quest’anno compio 54 anni ma io mi sento ancora un ragazzino, forse è questo che mi permette di essere in sintonia con loro”.

Mariella Lamonica

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