
Milano – Varese è sempre una partita speciale, al di là poi di quello che è il divario enorme tra le due realtà che esiste da anni. Una sfida che non è solo un derby tra due delle società più titolate d’Italia e d’Europa ma bensì un match sempre ricco di grandi ex che rendono il tutto ancor più intrigante. Proprio con uno dei grandi ex di questa partita, Davide Alviti, abbiamo fatto il punto in casa Pallacanestro Varese in vista del match di lunedì alle ore 20:00 all’Allianz Cloud, un incontro sulla carta che definire durissimo per Varese è poco ma che deve servire ai biancorossi soprattutto come trampolino di lancio in vista delle due successive sfide con Reggio Emilia e Trento che molto definiranno della stagione della Openjobmetis.
Alviti, facciamo un passo indietro alla sfida di domenica con Venezia. Da cosa è scaturito quel parziale devastante del terzo quarto che ha ribaltato le sorti di un match che avevate saldamente in mano?
“Ci è mancata fluidità in attacco nel primo tempo e torniamo al discorso di condividere di più il pallone, come è successo in altre partite. Se non ci passiamo la palla finiamo per avere un attacco troppo statico: non siamo fenomeni nell’1vs1, dobbiamo difendere e correre come sempre ma soprattutto passarci la palla in attacco. A questo aggiungiamo le difficoltà che abbiamo avuto a rimbalzo ed il fatto che sicuramente Venezia ha segnato canestri difficili ma gli abbiamo lasciato anche troppi tiri semplici aperti e ci siamo rovinati da soli una partita che avevamo saldamente in mano”.
Ha citato i rimbalzi e la poca fluidità in attacco, due problemi che ciclicamente tornano in questa squadra, così come altri. Perché secondo lei?
“Non abbiamo continuità nel lavorare su queste situazioni. Evidentemente siamo giocatori poco disciplinati nel riconoscere le emergenze. Ci manca continuità nella partita, soprattutto nei momenti difficili. Dobbiamo imparare a non isolarci e stare assieme. Da un momento all’altro ci sgretoliamo nelle difficoltà e questo non è accettabile”.
In questo sgretolarsi nelle difficoltà, che poi è soprattutto un fattore mentale, quanto ha pesato nelle ultime due gare la sconfitta di Treviso, che poteva regalarvi una seconda parte di stagione ben diversa?
“Sicuramente lasciare i due punti a Treviso non è stato bello. Sapevamo che in palio non avevamo solo la vittoria ma anche le Final Eight di Coppa Italia; se a questi aggiungiamo i due punti di Udine, sono due sconfitte che alla fine dell’anno poi peseranno nel computo finale”.
Tornando sulla gara di domenica, a Masnago era presente il CT Luca Banchi che le ha visto fare un grande primo tempo. Era a conoscenza della sua presenza e se pensa sempre alla Nazionale?
“Ovviamente ci penso sempre e spero un giorno di rientrare nel giro. Sono sincero, però, domenica non ero a conoscenza della sua presenza, me lo ha detto l’arbitro Sahin a inizio terzo quarto”.
Arrivati a questo punto della stagione, qual è la vera faccia di questa Pallacanestro Varese?
“E’ difficile dirlo. Siamo troppo altalenanti e questo rende complicato il giudizio definitivo che si può dare su di noi. Sembrerò ripetitivo ma noi non possiamo prescindere dal mettere in campo sempre il nostro stile di gioco per il quale siamo conosciuti ormai da tutti e sul quale ci alleniamo in settimana, anche se poi non capisco perché a volte in partita non lo mettiamo in pratica. Dobbiamo sempre giocare da squadra altrimenti non andiamo lontano”.
Ora arriva la proibitiva sfida con Milano che anticipa le due gare con Reggio Emilia e Trento…
“Lunedì non avremo la stessa pressione che magari abbiamo avuto con Udine, Treviso o che si ha negli scontri diretti: Dobbiamo sfruttare questa cosa a nostro favore e cercare di fare una grande partita, soprattutto per prepararci al meglio a quelle due partite che hai indicato tu e che saranno fondamentali per arrivare al meglio alla pausa di metà febbraio”.
Alessandro Burin























