Il suo è stato il colpo tra i più grandi e chiacchierati del mercato di riparazione. Direttamente dalla capolista Arconatese, Giuseppe Torraca ha abbracciato la causa salvezza andando a rinforzare le fila dell’Ardor Lazzate. Il suo esordio in gialloblù nella trasferta di Erba è avvenuto sotto il segno del gol – o meglio, della doppietta – mettendo la firma su tre punti pesanti che hanno scollato la squadra dall’ultimo posto.

Le due reti di domenica si sommano alle altre quattro che l’attaccante classe ’95 ha realizzato in maglia oroblù, l’ultima delle quali proprio nella prima giornata di ritorno contro la Rhodense, in quella che è poi stata la sua gara di addio. Il saluto e l’augurio più carichi di affetto sono naturalmente arrivati dal suo storico compagno di reparto e spogliatoio Dennis Scapinello, che insieme a lui ha condiviso quattro stagioni alla Solbiatese e che ritroverà nuovamente tra pochi giorni, in uno scontro da un capo all’altro della classifica in cui i brianzoli dovranno fare a meno proprio del loro nuovo innesto.

Poche ore dopo il tuo arrivo a Lazzate, hai aperto e chiuso le danze siglando un pesante 2-0. Potevi immaginare un esordio migliore? E collettivamente che partita è stata?
“Essendo arrivato qui sabato mattina, diciamo che da un lato sono stato un po’ fortunato e dall’altro sono stato messo subito nelle condizioni di fare gol. Magari un debutto del genere è quello che la sera prima si può solo immaginare o sognare, quindi sono molto contento sia per me che per la squadra. Era importante fare una buona prestazione e ci siamo riusciti, soffrendo insieme fino alla fine per portare a casa i tre punti”.

Qual è stata la tua prima impressione di Lazzate in termini di ambiente e spogliatoio?
“In questi due o tre allenamenti insieme ho trovato uno spogliatoio vivo, nonostante la situazione di classifica, e un bel gruppo di ragazzi disponibili e pronti a faticare. Penso che la chiave sia proprio questa e che dovremo semplicemente continuare così, seguendo le indicazioni del mister. In questo momento il morale è buono, quindi un altro fattore decisivo sarà l’equilibrio: spero che non succeda, ma se dovessimo commettere passi falsi – come è normale nel calcio –, dovremo essere bravi a mantenere questo spirito e questa coesione, in modo da tirarci fuori dalla posizione in cui siamo”.

In questo inizio di girone di ritorno, solo voi, Vergiatese e Sedriano avete messo da parte il punteggio pieno. Pensi che ci siano tutti i prodromi per una grande cavalcata?
“Guardando il calendario, ci aspetta un periodo tosto con due turni infrasettimanali. Queste due vittorie sono una buona base per provare a risalire. Da parte nostra dovremo mettercela tutta, allenamento dopo allenamento e partita dopo partita, senza fare troppi progetti o proclami. Alla fine tireremo le somme e vedremo cosa saremo riusciti a fare. Chiaramente nell’ambiente c’è fiducia e penso che se la squadra darà tutto quello che ha, qualcosa lo riusciremo a fare”.

Torniamo indietro di qualche giorno: lasciare Arconate è stata una scelta difficile? E cosa ti ha lasciato questo tuo breve periodo con loro?
“È stato un periodo importante, sia a livello sportivo che umano. Ho conosciuto mister Livieri, che oltre a essere tecnicamente un ottimo allenatore è anche una grande persona con cui ho legato molto e con cui spero di mantenere questo rapporto che si è creato; lo stesso vale per il gruppo, dato che ho sentito sin da subito una bella sintonia con tutti e non c’è mai stato il minimo problema in spogliatoio. Anch’io, in questi mesi, penso di essere riuscito a lasciare il segno, e lo dimostra il fatto che ognuno di loro mi è stato vicino nel momento in cui ho preso serenamente la decisione di cambiare. Volevo trovare qualcosa che sentissi più mio e anche la società, che non ci ha mai fatto mancare niente, è stata molto comprensiva quando ho avanzato questa richiesta. Sono sicuramente contento di aver passato questi mesi con loro, perché Arconate è un ambiente di belle persone e il calcio, al di là delle dinamiche di campo, si alimenta anche con i legami che riusciamo a coltivare”.

Andiamo ancora più indietro: a Solbiate in quattro stagioni hai realizzato più di sessanta gol. Cosa ha significato per te quella piazza?
“Alla Solbiatese devo tanto, perché le nostre strade si sono incrociate in un momento in cui non avevo molti stimoli per via di alcune scelte extra calcio che avevo preso. Eppure il direttore Gorrasi, ormai cinque anni fa, era riuscito a convincermi a sposare una causa che mi avrebbe fatto crescere sotto ogni aspetto. Sono arrivato in nerazzurro quando avevo ventiquattro anni, sono andato via quando ne avevo trenta e posso dire che è stato uno dei periodi più belli non solo della mia carriera calcistica ma anche della mia vita, perché ho trovato amici, come Scapinello, che per me sono come una famiglia. Qualcuno da fuori potrebbe dire che, in sostanza, non ho vinto. È così, però tutti insieme abbiamo sognato e abbiamo fatto conoscere la Solbiatese in tutta Italia andando a giocare una finale nazionale, cosa che gli auguro di fare anche quest’anno perché sono esperienze che ci si porta dietro per sempre. A livello numerico, poi, segnare quasi settanta gol è stata una grande soddisfazione personale e ho potuto dare il mio contributo per portare la Solbiatese a vincere una Coppa Italia Lombardia. Vero che poi abbiamo perso il campionato per un punto; io, però, non guardo quanto si vince ma quanto si costruisce e quanto si rende significativo un rapporto. Con la società ci è sempre stato un legame speciale e la scelta di separarci è arrivata in modo consensuale, perché quando non si centra l’obiettivo, bisogna cambiare per forza. Essendoci lasciati da amici, ogni volta che li rivedo mi fa sempre molto piacere: come giocatore mi hanno rimesso in carreggiata e per questo non posso che essere riconoscente”.

Nella tua carriera hai quasi sempre lottato al vertice. Ora, invece, ti trovi a combattere per risalire la china. Per un giocatore fa tanta differenza?
“No, a livello calcistico cambia ben poco; che sia per la salvezza o per un titolo, il fine ultimo è sempre lo stesso: fare tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo della società. Chiaro che vincendo un campionato si mette una coppa in bacheca, ma credo che salvarci con il Lazzate sarebbe ancora più appagante di un primo posto, proprio per la situazione di classifica che ho trovato al mio arrivo”.

In un campionato del genere, quanto sarà difficile riuscirci? Credi che le zona playout e retrocessione potrebbero restare in bilico fino all’ultimo?
“Sicuramente. Le squadre che devono far punti per salvarsi sono tante e il girone è talmente equilibrato e competitivo che possiamo vincere e perdere con chiunque. Non è solo una questione di classifica e anche le squadre che in questo momento si trovano nei playout esprimono veramente un bel calcio, quindi ci sarà da lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per risalire il più possibile. La squadra è forte, sebbene durante l’anno abbia avuto dei problemi, e credo che abbiamo tutto il potenziale per uscire da questa situazione”.

Neanche a farlo apposta, domenica ritroverai i tuoi ex compagni… ma dovrai accomodarti sugli spalti. Che valore avrà, per te, questa partita? E quanto ti peserà la squalifica?
“Fino a una settimana fa battagliavamo insieme e rivederci sarà emozionante. Stare fuori mi dispiace; chi mi conosce sa bene che una volta entrato in campo mi trasformo, per cui affrontarci sarebbe stato impegnativo per tutti. A livello emotivo sarò in difficoltà (ride, ndr) ma ovviamente tiferò Lazzate. Per noi sarà dura, ma avendo inquadrato i miei nuovi compagni penso che sarà anche una bella partita… quindi che vinca il migliore”.

Chiudiamo con due pronostici: dove vedi Arconatese e Ardor Lazzate a fine aprile?
“All’Arconatese auguro di restare in testa e in quel caso sarò contento per loro e potrò dire, dati alla mano, di aver dato anch’io il mio contributo. Quanto all’Ardor Lazzate, spero che riusciremo almeno a centrare l’obiettivo playout: quello che arriverà in più sarà tanto di guadagnato, anche perché non abbiamo niente da perdere”.

Silvia Alabardi

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