Vuoi per il nome, vuoi perché una retrocessa viene sempre vista con l’ambizione di dover riprendere in fretta la categoria persa, ma era abbastanza lecito aspettarsi ben altro rendimento da parte dell’Arsaghese. I tanti cambiamenti estivi potevano rappresentare un’arma a doppio taglio: da una parte il valore delle rosa costruita è indubbio, dall’altra i tanti cambiamenti necessitavano di tempo per amalgamarsi. Tra potenziali pregi e potenziali difetti sono stati quest’ultimi a prevalere, ed ecco spiegato il rendimento altalenante di un gruppo che, comunque, ha piantato semi importanti per il futuro.

E, proprio nel momento in cui la situazione lo richiedeva, i primi germogli stanno sbocciando: con 10 punti nelle ultime quattro partite, l’Arsaghese ha dato una decisa svolta alla propria stagione agganciando il Calcio Olgiate (battuto proprio domenica 0-2) al decimo posto a quota 29, con un abbastanza rassicurante +7 sulla zona playout e, soprattutto, un +12 su quindicesimo posto che (tenendo conto della forbice punti) rappresenta una bella ipoteca in ottica salvezza.

Cambiare obiettivi e mentalità in corsa non è mai scontato, ragione per cui come sono stati giustamente sottolineati i “demeriti” biancorossi è doveroso riconoscerne i tanti pregi (soprattutto in chiave futuribile). E capitan Claudio Gjini non manca di ribadirlo. “Non voglio sbilanciarmi troppo – esordisce il centrocampista classe ’00 –, ma questo è stato il momento giusto per cambiare passo: nell’ultimo periodo stiamo replicando buone prestazioni con voglia e carattere; e i risultati stanno arrivando. È la strada giusta per arrivare a quello che nel girone di ritorno è diventato il nostro obiettivo”.

A tal proposito quanto sarà importante confermarsi con il Lonate Pozzolo?
“In questo campionato non puoi dare nulla per scontato: le prime possono perdere contro chi sta sotto e magari tu, che insegui, “rischi” di fare risultato con chi è davanti. Ogni partita va presa con le pinze, come fosse quella della vita. Dobbiamo sfruttare il nostro momento positivo e magari approfittare di quello meno brillante di altre squadre per provare a scalare ancora qualche posizione”.

Cosa non ha funzionato dal tuo punto di vista nel girone d’andata?
“Dal mio punto di vista il fattore principale è stato il cambiamento totale del gruppo. Siamo rimasti in due o tre rispetto allo scorso anno e questo pesa tantissimo. Serve tempo per amalgamarsi, per capire le idee del mister, per trovare i giusti equilibri; non vuole essere una scusa, ma in alcune partite siamo stati anche sfortunati. Però la verità è che quando cambi così tanto devi mettere in conto un periodo di adattamento”.

Possiamo dire che forse le aspettative erano troppo alte?
“Quando ho parlato con la società prima dell’inizio della stagione pensavo e speravo che l’obiettivo potesse essere quello di stare in alto. Poi l’inizio non è stato quello che volevamo, sono arrivati troppi pareggi consecutivi e quando non riesci a trasformare le prestazioni in risultati qualcosa ti scatta dentro. A quel punto devi essere bravo a cambiare mentalità e adeguarti alla nuova realtà”.

Obiettivo per le prossime giornate?
“L’obiettivo è chiaro: la salvezza matematica. Prima la raggiungiamo e meglio è. Poi, se dovesse aprirsi qualche spiraglio per alzare ulteriormente il livello e fare un piccolo salto, tanto meglio. Ma prima di tutto dobbiamo mettere al sicuro la categoria”.

Alla luce della piega che ha preso la stagione, questo può essere considerato l’anno zero?
“Per me sì. Ho parlato anche con amici che conoscono bene questa categoria e tutti mi dicevano che è un campionato tosto, dove ogni domenica può succedere di tutto: puoi perdere contro l’ultima o vincere con la prima. Di conseguenza credo che quest’anno debba essere la base: amalgamare il gruppo, dare continuità al progetto e poi ripartire con obiettivi nuovi e più ambiziosi”.

Come giudichi la stagione A 360°, tua e di squadra?
“A livello personale, se fossi stato fin dall’inizio quello che sono adesso, probabilmente sarebbe stata un’annata diversa: ho avuto un piccolo calo prima della fine dell’andata, ma nel girone di ritorno mi sono ripreso e sono soddisfatto della crescita. Per quanto riguarda la squadra, non è stato semplice integrare tanti ragazzi nuovi: devi conoscerli, capire le loro personalità, il loro modo di stare in campo. Però settimana dopo settimana si è visto il gruppo rafforzarsi. Giocatori come Falsaperna, Spitaleri, Federico e Lo Bello, con la loro esperienza, ci aiutano tantissimo ogni domenica; anche gli innesti di dicembre voluti da direttore sportivo e mister hanno dato una scossa importante. La svolta è arrivata dopo alcune partite chiave, anche se resta il rammarico per quella di Busto, come quella contro il Samarate in cui, pur perdendo, ci siamo resi conto che il vento stava cambiando. Non ci siamo mai lasciati andare e questo è il segnale più bello”.

Domanda secca: chi vincerà il campionato?
“È una bella lotta. Il Samarate è una squadra solida che ti mette sempre in difficoltà, ma il Cistellum mi ha entusiasmato di più per qualità e organizzazione. Davvero difficile fare un pronostico”.

Sei ad Arsago da sempre: cosa rappresenta per te questa società?
“Per me Arsago è casa. Gioco qui da quando ho iniziato e non ho mai cambiato, condividendo un percorso bellissimo con tanti miei compagni e amici, tra cui, ad esempio Marco Tamborini (nella foto a destra). È la mia società, una famiglia. L’attaccamento alla maglia è totale: indossare la fascia è una responsabilità grande, ma anche un orgoglio enorme”.

Qual è il tuo ricordo più bello?
“La vittoria del campionato Juniores provinciale da fuori quota. Magari oggi, essendo un provinciale, potrebbe essere snobbato, ma per noi aveva un valore enorme: il 90% di quel gruppo era cresciuto insieme dai Pulcini, avevamo fatto tutta la trafila giovanile e vincere dopo tanti passati fianco a fianco è stato qualcosa di speciale”.

Matteo Carraro

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