
Ogni squadra ha i suoi assi nella manica, i suoi segreti, i suoi capi saldi, quelle certezze dalle quali sa di poter ripartire senza alcun tipo di dubbio. E se negli ultimi anni la Pallacanestro Varese ha dovuto superare più e più peripezie, c’è un elemento che ha sempre rappresentato un segno di continuità positiva, ossia la forma fisica ed atletica dei giocatori passati per i piedi del Sacro Monte.
Merito, ovviamente, di Silvio Barnabà, “padrone”, di questo che è il periodo più importante della stagione, perché nell’oggi della preparazione atletica si costruisce il domani del campionato, della BCL, dell’eventuale Coppa Italia e di tutte le ambizioni ed aspirazioni ad esse collegate.
Proprio con il preparatore atletico biancorosso abbiamo deciso di capire il momento in casa bosina, all’inizio della seconda settimana di allenamenti al Campus.
Barnabà, è un’estate in cui sembra essere cambiato il mondo…
“Sì, in effetti sì. È cambiato il livello dei giocatori acquisti sul mercato ed il livello generale della squadra. Non è che non abbia mai avuto così tanti giocatori bravi, ma magari ne arrivavano uno o due a stagione, mentre qui se ne sono aggiunti tanti tutti insieme. Si è alzato anche il livello del lavoro, è aumentata la qualità e tutti noi siamo attenti a mantenerla alta, senza tradire le aspettative. Per ora sta andando bene. L’unico problema è che non siamo ancora al completo, ma questa era una condizione che avevamo accettato a priori. Non ci sono state grandi sorprese, a parte il problema al dito di Roby”.
Perché avete scelto di anticipare il raduno rispetto alle solite tempistiche?
“È stata una richiesta esplicita del coach, che vuole fare sette settimane di preseason. La prima è sempre introduttiva, così facendo riusciamo ad avere almeno tre settimane di lavoro pieno, esclusi viaggi e trasferte per le varie amichevoli. Quest’anno, avendo anche la coppa, il numero di allenamenti durante la stagione si riduce e, considerando che si tratta di un gruppo molto nuovo, Kastritis ha voluto avere ancora più tempo a disposizione”.
Il mercato fatto dal club alza, inevitabilmente l’ambizione…
“In questi giorni quello che si respira è l’aria di un gruppo che non pensa a ciò che dovrà essere, ma a quello che è oggi. Il coach chiede grande impegno e disponibilità a soffrire nel lavoro, ma vedo ragazzi super concentrati. Al contrario di altre stagioni, in cui avvertivi molto il passaggio dall’off-season alla preseason, non noto quella fatica solita, anche del periodo, nel mettersi pronti in campo. Sono arrivati tutti in una condizione ottima per la preseason: non in forma da regular season, perché sono fermi da maggio, ma in una condizione ottimale, rispettando le indicazioni che, come staff, abbiamo dato a ogni giocatore a luglio. Vedo tutti pronti sia mentalmente sia fisicamente”.
Parlavamo di ambizione che, di riflessione, si porta dietro anche una notevole dose di pressione. Si avverte questo in squadra?
“No, non si sente. Questi ragazzi sono così navigati da non sentire la pressione. Stanno spendendo il loro tempo a conoscersi ed a lavorare, senza lasciarsi influenzare da ciò che arriva da fuori, benché si sia parlato del fatto che questa può essere una stagione davvero importante, ma questa è tutta gente abituata a giocare ad alto livello”.
Dal punto di vista atletico e fisico, rifacendomi a quanto ha detto prima, mi pare che abbia trovato una squadra pronta?
“Sì, anche perché parliamo di professionisti esemplari che finora hanno sempre seguito uno stile di vita professionale di altissimo livello e questo lo si è notato fin da subito e non fa altro che facilitare poi il lavoro in palestra”.
Da quanto è stato possibile vedere finora, tanto spazio è lasciato alla parte atletica ma anche molto è dedicato già al lavoro con la palla…
“La nostra metodologia prevede, nella prima settimana, di aumentare i livelli di forza, chiaramente in base ai singoli soggetti, affinché i ragazzi abbiano la capacità di fare accelerazioni positive e negative e di avere un sistema aerobico abbastanza attivo per questo momento della stagione. Dopo questa settimana, in cui si “accendono i motori” e si lavora sulla condizione cardiovascolare e sulla forza, tutto viene applicato sul campo e quindi al lavoro di basket. Attraverso il gioco facciamo anche preparazione atletica: i giocatori si allenano con pause più lunghe o più brevi, in modo tale che la loro potenza metabolica cominci ad adattarsi allo sforzo che chiederemo loro. Non esiste più il concetto di fare i campi di atletica o i gradoni: ci si prepara attraverso il gioco, manipolando diversi fattori”.
Per quanto prematuro, qual è il giocatore che l’ha più impressionata finora?
” Ne dico due: McDowell-White ed Hale, due grandissimi professionisti e ragazzi davvero simpatici”.
Parlando di infortuni, come stanno Della Valle, Kamagate e Roby?
“Ovviamente Amedeo è il giocatore più esperto e ha una coordinazione di fondo importante; anche per la qualità del suo corpo sarà quello che recupererà prima. Kamagate non ha grandi problemi: deve far risalire i suoi livelli di forza per evitare che avverta i fastidi che aveva in precedenza, ma ci siamo quasi. Lo staff medico li sta monitorando bene. Abbiamo stabilito una progressione dei loro lavori che confermiamo o modifichiamo alla fine di ogni settimana. Per ora sono nei tempi previsti. Roby, invece, farà un’altra visita di controllo e, in base a come lo troveranno i dottori, decideremo come procedere. Oggi ha lavorato con me e fisicamente sta molto bene”.
Che tipo di squadra si aspetta di vedere in campo?
“Avremo una squadra molto intelligente. Con l’arrivo di Duke metteremo magari maggiore atletismo, ma se sei chirurgico l’atletismo serve fino ad un certo punto, poi ne puoi quasi fare anche a meno. Mi sembra una squadra molto smart e sempre focalizzata. Non c’è ancora stato un momento in cui li abbia visti sconessi mentalmente: sono sempre sul pezzo. È qualcosa di davvero impressionante, in senso positivo”.
Alessandro Burin
Foto Ossola






















