
Un nuovo progetto per sognare sempre più in grande. La Pallamano Cassano Magnago, che nulla ha a che fare con la Proger Cassano Magnago, ossia la società che riguarda la Prima Squadra Maschile e quella Silver, alza sempre più il proprio livello sul settore giovanile, da sempre un’eccellenza nel movimento pallamanistico nazionale, con l’avvio di un nuovo percorso firmato dalla coppia Bellotti-Kolec.
Presentato negli scorsi giorni, si tratta di un progetto sportivo ed educativo d’avanguardia rivolto a oltre 160 tesserati tra i 6 e i 18 anni. L’iniziativa, che gode del patrocinio di Regione Lombardia, si distingue come una delle prime realtà in Italia a introdurre allenamenti interamente in lingua inglese fin dalle basi dei fondamentali, affiancati da workshop tematici di public speaking e percorsi di crescita civica calibrati per fasce d’età. Un percorso che nasce grazie al sostegno del brand Gatti SpA (con il marchio BioMaXGTL®), che entra come main sponsor sulle storiche divise amaranto.
Per capire allora meglio di cosa si tratta e quali obiettivi si pone questo progetto, abbiamo intervistato proprio il Responsabile Tecnico, ossia Matteo Bellotti, che dalla storica conquista di una Coppa Italia e di uno Scudetto in due anni con la Prima Squadra Maschile, riparte ora dalle giovanili per una sfida affascinante e tutta da vivere.
Coach, partiamo dalla scelta di accettare questa sfida e tornare a lavorare a tempo pieno con i ragazzi…
“A Cassano si è sempre lavorato tanto sul settore giovanile. Con l’arrivo della Gatti S.p.A. (Gianluigi Gatti) stiamo cercando di strutturare un programma in cui mettere il ragazzo al centro del progetto. Non parliamo soltanto di pallamano, ma anche di un ruolo sociale: vogliamo portare quanti più ragazzi possibile al palazzetto, avvicinandoli a questo mondo e offrendo loro un punto di riferimento anche dal punto di vista dell’istruzione, aiutandoli nel loro percorso di crescita e inserimento. Vogliamo, quindi, mettere davvero il ragazzo al centro di tutto”.
Un progetto che si sviluppa anche sul fortissimo rapporto professionale e umano con Davide Kolec.
“Il rapporto con Davide è fortissimo. È un mio amico, ci conosciamo ormai da 12 anni e abbiamo condiviso tutto il percorso a Cassano. Abbiamo la fortuna di avere le stesse idee, sia dentro sia fuori dal campo, perché penso che in un progetto vincente sia fondamentale condividere gli stessi concetti e la stessa visione”.
Accettare questa sfida, per lei, significa anche fare una scelta di vita…
“Sicuramente. È un progetto che mi è piaciuto fin da subito e le persone che ci sono attorno mi hanno trasmesso immediatamente grande fiducia, da Gianluigi Gatti a Massimo Petazzi. Qui so che si può fare bene e, soprattutto, si può sempre migliorare. Penso che avere la possibilità di sviluppare ulteriormente l’attività giovanile sia una cosa molto stimolante”.
Che ruolo ricoprirà?
“Il mio ruolo sarà quello di coordinatore delle squadre giovanili, in sinergia con tutto lo staff: Davide Kolec, Emanuele D’Agostino, Aaron Durnwalder e Lucia Parini. Vogliamo creare un sistema nel quale si possa dare continuità al lavoro e coinvolgere il maggior numero possibile di allenatori durante gli allenamenti”.
Quali saranno gli obiettivi?
“L’obiettivo è aumentare i numeri. Al momento parliamo di circa 160 ragazzi: non posso fare una stima precisa, ma l’ambizione è quella di raddoppiare, se non addirittura triplicare, questi numeri, lavorando molto sul reclutamento. Vogliamo formare giocatori che possano arrivare a competere al livello più alto possibile, in Italia e in Europa. Lo abbiamo già fatto in passato e possiamo farlo ancora meglio”.
Il passaggio dal mondo senior a quello giovanile: quali sono le differenze?
“Sono due stimoli e due obiettivi diversi. Con i senior giochi per vincere, mentre con i ragazzi lo scopo principale è la loro formazione. Ho sempre allenato anche una squadra giovanile, quindi per me non è qualcosa di nuovo. Ho grande energia e non posso dire che sia meglio o peggio: è semplicemente uno stimolo completamente diverso. È chiaro che con i giovani ci vuole più tempo, ma quando hai pazienza e riesci a vedere i miglioramenti di un ragazzo, penso che la soddisfazione possa essere ancora maggiore, magari persino rispetto alla conquista di un titolo a livello senior”.
Alessandro Burin

























