Le aspettative sull’Angerese erano sicuramente alte e, per certi versi, si potrebbe dire che i rossoblù abbiano deluso visto che l’attuale nono posto non sembrerebbe rispecchiare le qualità del gruppo di mister Cau. Il verdetto del campo, però, è come sempre insindacabile e nell’equazione che analizza il rendimento di campionato non si può non tener conto delle variabili che influenzano il cammino. L’abilità, pertanto, sta nell’evidenziare gli aspetti positivi anche quando il bicchiere sembra mezzo vuoto.

Ed è proprio questo che fa Enrico Brovelli nell’analizzare la stagione rossoblù. L’esperto centrocampista classe ’98 si è presentato in Seconda con un background d’altre categorie (dopo una vita trascorsa a Ispra tra Promozione ed Eccellenza), ma si è subito calato nel contesto Angerese in un campionato difficile come il Girone Z. “Inevitabile che ci sia un filo di rammarico – esordisce Brovelli – anche perché speravamo di raggiungere quantomeno i playoff, ma sappiamo che in ogni campionato, a prescindere dagli obiettivi, tanti fattori devono allinearsi per il verso giusto. Tra sfortuna e infortuni, qualche sconfitta di troppo e parecchi punti buttati via, ci siamo ritrovati nel gruppone di metà classifica e lì siamo rimasti”.

Cosa è mancato secondo te?
“È stato un campionato molto equilibrato, tolte forse le prime due che avevano qualcosa in più. A noi è mancata soprattutto la continuità: ci sono state partite in cui abbiamo fatto davvero bene e altre in cui non siamo riusciti a concretizzare o abbiamo concesso gol evitabili. Alla fine questi dettagli fanno tutta la differenza”.

Chi vincerà il campionato?
“Non è facile dirlo: a livello qualitativo il Cistellum forse è la squadra più forte, mentre il Samarate mi dà l’idea di essere più solido come gruppo. Essendo davanti credo che possano portarla a casa loro, anche se l’Ardor lotterà fino all’ultimo per salvarsi e lo ha dimostrato anche contro di noi. Però, dovendo scegliere, dico Samarate”.

Visto che li hai citati, andiamo sull’ultima sfida giocata. Pur non avendo obiettivi di classifica avete continuato a dimostrare la vostra identità e vincere una partita del genere, contro una squadra obbligata al successo per salvarsi, lo dimostra.
“Noi lo abbiamo sempre detto: si gioca per vincere fino all’ultima giornata. Sapevamo di non poter raggiungere i playoff, ma non per questo dobbiamo fare regali a chicchessia. Scendiamo sempre in campo per fare la nostra partita, poi se vinciamo bene, altrimenti facciamo i complimenti agli avversari. Fa parte del gioco, ma l’atteggiamento non deve cambiare mai”.

Guardando all’ultima partita, il Torino Club è una squadra che, come voi, potrebbe tranquillamente ambire a lidi superiori: che partita ti aspetti?
“Mi aspetto una partita da playoff, anche se in realtà non lo è (ride, ndr). Nessuna delle due ha obiettivi concreti di classifica, ma proprio per questo sarà una gara aperta e combattuta, senza calcoli. Sul sintetico è sempre bello giocare, quindi credo verrà fuori una bella partita. Noi, come sempre, daremo il massimo e poi vedremo come andrà”.

Facendo invece un passo indietro, come mai hai scelto l’Angerese?
“È stata una scelta abbastanza naturale. Dopo tanti anni a Ispra varie vicissitudini, anche di tipo lavorativo, sentivo il bisogno di rallentare un po’. Qui sapevo che avrei trovato tanti amici, un ambiente che conoscevo e un mister con cui mi sono trovato subito bene; dal punto di vista del gruppo mi sono sentito subito a casa, e non ho avuto dubbi in merito. È chiaro che a livello di categoria è diverso: scendere di tre livelli non è semplice perché cambiano i campi, cambia il tipo di gioco, è più fisico e fatto di lanci lunghi, e sapevo che avrei dovuto adattarmi. Però il mio obiettivo era quello di divertirmi e fare un bel campionato: ci abbiamo provato fino in fondo e ora vogliamo concludere al meglio”.

Per l’appunto, sei abituato ad altre categorie così come il mister e altri tuoi compagni. L’Angerese, poi è una società ambiziosa: quali sono i progetti a medio-lungo termine?
“Adesso è ancora presto per sbilanciarsi, anche perché non abbiamo ancora fatto la consueta chiacchierata di fine stagione e ci sarà tempo per parlare con la società. Sicuramente la mia volontà è quella di restare e provare a fare qualcosa in più rispetto a quest’anno. L’idea, comunque, è quella di continuare a crescere e andare avanti insieme, cercando di alzare l’asticella”.

Matteo Carraro

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