
Campus Pro Patria Busto Arsizio conferma il proprio valore anche a livello nazionale, conquistando importanti risultati nelle qualificazioni di Coppa Italia e portando ben quattro atleti alla fase finale. A fare il punto è il presidente e maestro di judo Claudio Zanesco, che sottolinea il percorso di crescita del dojo bustocco.
Tra shiai, regolamenti e formazione dei judoka – dai principianti agli adulti – emerge un movimento solido, in continua evoluzione e sempre più competitivo. “Sabato 14 marzo a Besana Brianza si sono tenute le fasi di qualificazione per la Coppa Italia di Judo, gara riservata alle categorie adulti Junior e Senior – esordisce Zanesco -. La Campus Pro Patria Busto Arsizio presentava nei 100 kg un solo atleta, Federico Barban, giovane, il quale si è qualificato classificandosi al terzo posto con due incontri vinti per ippon e uno perso. Federico, seguito dall’allenatore di judo Christian Sagunti, mediante la qualificazione ha garantito il fatto che la nostra realtà bustocca porterà alla finale di Gerenzano del 18-19 aprile ben quattro atleti; oltre a Barban, anche Christian Sagunti, Antonio Polmo e Federica Mara, i quali si sono classificati per la Coppa Italia tramite ranking nazionale”.
Cosa significano per voi della Campus Pro Patria?
“Confermano il buon lavoro svolto soprattutto durante gli allenamenti nei confronti delle categorie di judoka adulti, come la Senior e la Junior; Federico Barban, ad esempio, svolge gli shiai (combattimenti sportivi, ndr) contro atleti più grandi d’età”.
Come si accede alla Coppa Italia di Judo?
“La Coppa Italia di Judo comprende le cinture a partire dalla blu fino alla nera ed è nel complesso rivolta alle società judoistiche civili, ad esclusione di quelle militari; in generale i judoka vi accedono sia mediante ranking nazionale, sia attraverso le qualificazioni regionali e vi partecipano atleti provenienti da tutte le regioni d’Italia”.
Prevede anche delle gare di kata?
“No, noi non abbiamo mai svolto gare di kata e la Coppa Italia di Judo prevede solo le gare di shiai, ovvero combattimento sportivo. Durante gli allenamenti ci esercitiamo anche sul kata, ma non in occasione delle gare”.
Qual è il suo giudizio in merito all’arbitraggio e all’organizzazione?
“Attendiamo questa finale di Coppa Italia a Gerenzano, il 18-19 aprile 2026. Nel judo l’arbitraggio prevede spesso delle innovazioni inaspettate alle quali anche noi tecnici dobbiamo adeguarci e ritengo che l’organizzazione sia buona. In generale, in ambito agonistico, davanti alla partecipazione di molti judoka, credo che occorra ospitare gare e tornei in palazzetti più ampi e forniti di un maggior numero di tatami”.
Nel judo vi sono delle gare riservate ai principianti?
“Sì. Le attività per i principianti sono gestite dai comitati regionali, i quali organizzano gare per le cinture bianche/arancioni e verdi/marroni o nere; lo scopo è quello di avviare gli atleti all’universo del judo agonistico o sportivo. Per queste categorie non sono previste coppe come premi, ma solo medaglie; ritengo che ciò sia molto utile per tutti coloro che vogliano approcciarsi alle gare di judo senza necessariamente praticarlo solo in palestra o nel dojo”.
Come vi allenate per la Coppa Italia?
“Sono previsti tre o quattro giorni alla settimana di allenamento judoistico e svolgiamo anche preparazione atletica; spesso arriviamo anche a cinque o sei allenamenti settimanali nei quali consolidiamo resistenza, tenacia e forza fisica”.
Avete in programma altre gare?
“Sì, uno stage in Svezia che fa parte di un progetto Erasmus, simile a una gara e utile a far conoscere i benefici del judo anche nella vita quotidiana; tra le nostre judoka, Matilde Montani, della categoria Esordienti, parteciperà al Gran Prix di Bari”.
Nabil Morcos



























