
Un viaggio nella storia per parlare ai giovani di oggi, utilizzando lo sport come strumento educativo e la corsa come metafora della vita. Un altro passo per avvicinarsi alla 7^ EcoRun Varese che andrà in scena nel weekend tra sabato 25 e domenica 26 aprile. È questo il cuore dell’incontro dedicato alla figura di Carlo Airoldi, proposto con l’obiettivo di stimolare nei ragazzi la capacità di sognare, affrontando al tempo stesso fragilità e paure con maggiore consapevolezza. Al centro dell’intervento, la corsa intesa non solo come disciplina, ma come esperienza personale profonda: un confronto diretto con sé stessi, fatto di sacrificio, dedizione e disciplina. Un percorso in cui ogni passo rappresenta una scelta, ogni fatica un’occasione di crescita. Non a caso sono stati richiamati esempi iconici dello sport, da Emil Zatopek a Pietro Mennea, per sottolineare come il raggiungimento dei traguardi passi inevitabilmente attraverso l’impegno e la perseveranza.
Ampio spazio è stato dedicato anche al valore della resilienza: la capacità di resistere alle difficoltà, di accettare il dolore e trasformarlo in risorsa. In un contesto spesso orientato alla velocità del risultato, è stata evidenziata l’importanza della costanza e della pazienza, qualità fondamentali tanto nello sport quanto nella vita. Il racconto ha poi attraversato alcune tappe simboliche della maratona: dalla figura di Filippide fino alle storie di Dorando Pietri e Kathrine Switzer, esempi di come lo sport possa essere veicolo di valori universali come inclusione, coraggio e dignità.
Fulcro dell’incontro, la storia di Carlo Airoldi, raccontata attraverso un reading accompagnato da immagini e musica. La sua impresa, attraversare l’Europa a piedi per partecipare alle Olimpiadi del 1896, è stata proposta come simbolo di determinazione e forza interiore, capace ancora oggi di parlare alle nuove generazioni. Il messaggio finale è chiaro: lo sport va oltre il risultato. Non sempre vincere significa arrivare primi, ma avere il coraggio di partire, la forza di resistere e la determinazione di continuare il proprio percorso, anche quando il traguardo sembra lontano.
Di seguito il comunicato ufficiale:
Correre oltre il traguardo: la mia lezione su Carlo Airoldi per i nostri ragazzi
Nell’incontro di questa mattina mi è stato caro non solo ricordare la straordinaria impresa di Carlo Airoldi (perché “la memoria è il respiro del tempo”, F. Adragna), ma soprattutto provare ad alimentare la capacità di sognare dei nostri adolescenti, sostenendone le fragilità e, allo stesso tempo, dando coraggio alla loro forza.
Ho scelto di partire dalla corsa non soltanto come disciplina simbolo della tradizione olimpica, ma come strumento educativo e, soprattutto, come potente metafora della vita, citando E. Zatopek, la locomotiva umana “Se vuoi correre un miglio corri un miglio, se vuoi correre un’altra vita corri una maratona. La corsa – ho detto ai ragazzi – è un dialogo tra volontà e limite, tra determinazione e dolore. Un confronto diretto, senza filtri, in cui ciascuno è chiamato a misurarsi con sé stesso. Non c’è pallone, non c’è neanche un avversario da colpevolizzare, non c’è strategia che sostituisca il ritmo del passo: c’è solo il rapporto intimo tra ciò che vogliamo essere e ciò che riusciamo a diventare con sacrificio, dedizione e disciplina.
Ho ricordato loro che nessun sogno è a portata di mano senza fatica, citando anche la frase di Pietro Mennea “La fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni”.
Ogni chilometro diventa così un atto etico: scegliere di continuare quando il corpo chiede di fermarsi, accettare la fatica senza drammatizzarla, trasformare il dolore in risorsa. Superare il dolore non significa ignorarlo, ma attribuirgli un significato personale e costruttivo. È in questo spazio che nasce la resilienza, quella qualità che non si misura in velocità, ma in resistenza, disciplina, tenacia e autostima.
Ho voluto soffermarmi proprio su questo perché oggi siamo tutti spesso attratti dall’efficacia e dall’efficienza, dalla velocità del risultato. Ma nella vita, come nella corsa, non essere immediatamente efficaci non significa non essere capaci di raggiungere un traguardo. La resistenza, più della velocità, educa alla costanza, alla pazienza, alla fiducia in sé stessi.
Da qui ho ripercorso, insieme ai presenti, le origini simboliche della maratona: dall’emerodromo Filippide della battaglia di Maratona, fino alla straordinaria vicenda di Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra del 1908, quando la sconfitta per squalifica divenne una vittoria morale. Ho ricordato anche come la maratona sia stata anche uno strumento di parità e inclusione, con l’impresa di Kathrine Switzer a Boston del 1967, fino all’orgoglio italiano della medaglia d’oro olimpica di Gelindo Bordin nel 1988.
Il mio intervento ha quindi avuto nel cuore la storia di Carlo Airoldi, introdotta attraverso un reading di circa 40 min da me appositamente scritto e accompagnato da immagini e musica. La sua è una vicenda che continua a parlare ai giovani: un operaio che attraversa l’Europa a piedi per partecipare alle Olimpiadi di Atene del 1896, sostenuto solo dalla propria determinazione e dal desiderio di realizzare un sogno. Un uomo giudicato dall’apparenza, ma capace di resistere oltre ogni previsione, dimostrando che la vera forza non sta nell’immagine, ma nella capacità di non arrendersi.
In quella storia ho invitato i ragazzi a riconoscersi: nelle difficoltà, nei dubbi, nelle cadute, ma anche nella possibilità di rialzarsi e continuare. Perché la grandezza dello sport, come della vita, non si misura soltanto nella vittoria finale, ma nel percorso che ci conduce fin lì.
È questo, in fondo, il messaggio che ho voluto lasciare: lo sport va oltre le medaglie. Come ho scritto e ripetuto da anni come insegnante ed educatore, “vincere non significa sempre arrivare primi”. A volte significa avere il coraggio di partire, la forza di resistere e la dignità di continuare a correre, anche quando il traguardo sembra allontanarsi.
E forse è proprio questa la lezione più importante che Carlo Airoldi consegna ancora oggi ai nostri ragazzi: “Non siamo ciò che sappiamo fare, ma ciò che scegliamo di farne” (F. Adragna) mentre affrontiamo la strada nella maratona della nostra esistenza.
Redazione



























