
Ci sono emozioni che solo lo sport può regalare. A maggior ragione se a quel mondo ci dedichi sudore, passione e lavoro da 40 anni, a maggior ragione se lo fai nel contesto più alto che lo sport possa esprimere, a maggior ragione se lo fai nella città che ha segnato tutta la tua vita, personale e professionale.
Daniela Colonna Preti è stata protagonista inaspettata del passaggio della Fiamma Olimpica a Varese: è infatti toccato a lei l’onere e l’onore di accendere il braciere posto ai Giardini Estensi che ha suggellato una serata unica per tutta la Città Giardino, cui hanno partecipato oltre 10.000 persone nel segno dello spirito che solo la manifestazione a cinque cerchi sa creare.
Un momento unico per una persona che da 40 anni ha legato il suo nome in maniera indissolubile alla POLHA, società sportiva per atleti disabili eccellenza del nostro territorio che permette a tantissimi ragazzi e ragazze di esprimere tutte le loro qualità in tante discipline, andando oltre quegli ostacoli che la malattia pone davanti, dimostrando come lo sport possa abbattere anche quei muri che sembrano insuperabili.
Daniela, partiamo dalla fine, ossia dall’accensione del braciere olimpico. Che emozione ha provato?
“È stata una grandissima emozione, ancora di più però quando ho scoperto che sarei stata io ad accendere il braciere. In mezzo a tantissime personalità autorevoli, rendermi conto che la scelta era ricaduta su di me mi ha fatto letteralmente tremare le ginocchia.
Ho abbracciato Alessandro Andreoni, uno dei nostri atleti che ha portato la fiaccola, e man mano che si avvicinava il mio mento l’emozione cresceva sempre di più. Poi ho visto lo striscione giallo della Polha, i ragazzi, la gente. Il fatto che io abbia abitato in piazza Monte Grappa ha dato a tutto questo un valore ancora maggiore: grande orgoglio, ma anche un forte senso di responsabilità. Sono arrivata a Varese quando avevo sei anni, ho sposato un varesino e mi sento varesina a tutti gli effetti. Tutto questo, unito al rappresentare il mondo paralimpico della nostra città e provincia, ha reso il momento ancora più significativo”.
Come sottolineava lei, è stato un grande segnale per tutto il mondo paralimpico e forse è questo il risvolto più importante…
“È stato un segnale importante: il mondo paralimpico sullo stesso piano di quello olimpico, un orgoglio e un vanto per Varese. La città ha scelto come tedofora finale una donna che ha dedicato quarant’anni al movimento paralimpico. Sono entrata in Polha nell’ottobre del 1985 e ne sono presidente da trent’anni. Ho vissuto questa scelta come un riconoscimento non solo per Polha, ma anche per tutte le società che da noi sono derivate e che oggi permettono a tanti ragazzi con disabilità di fare sport”.
Non solo lei ha rappresentato la Polha ma anche Alessandro Andreoni: che emozione ha provato nel vederlo con la Fiaccola Olimpica tra le mani?
“Alessandro ha una storia molto bella. È nato con la spina bifida, ma grazie a cure immediate oggi riesce a camminare. Da bambino ha iniziato con il nuoto; il fratello giocava a hockey, ma per Alessandro quello sport sembrava precluso. Andava sempre a vederlo giocare, ma non poteva partecipare. Con noi ha scoperto il para ice hockey e già dalla prima sera in cui si è cimentato in questo sport si è capito che era il suo: era solare, felice. È cresciuto rapidamente, è entrato quasi subito in Nazionale e oggi si prepara a disputare la sua terza Paralimpiade. Inoltre, sta collaborando anche nell’organizzazione di Milano-Cortina”.
Quali altri atleti della Polha parteciperanno alle Paralimpiadi, che lo ricordiamo, si svolgeranno dal 6 al 15 marzo?
“Con grande orgoglio posso dire che pochi possono vantare risultati simili ai nostri. A settembre 2024 abbiamo portato a Parigi otto atleti paralimpici e a Milano-Cortina porteremo sette atleti: quattro nel Para Ice Hockey e tre nel Para Snowboard. Credo che sia un caso davvero unico. Saranno presenti, nel Para Ice Hockey Alessandro Andreoni, Nikko Landeros, Roberto Radice e Santino Stillitano; mentre nel Para Snowboard ci saranno Riccardo Cardani, Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner”.
Cosa significa vedere questi ragazzi impegnati in competizioni di così alto livello?
“E’ chiaramente bellissimo, però ho la fortuna di aver visto l’inizio del percorso sportivo di questi ragazzi e di conoscerne le storie personali. L’emozione e l’orgoglio sono immensi. Abbiamo un motto in Polha che dice “la linea di partenza, per noi, è anche un punto di arrivo”: per noi portare questi ragazzi per la prima volta a provare uno sport è una responsabilità enorme, perché quel momento può cambiare loro la vita. E’ un’emozione paragonabile a quella di vederli arrivare alle Paralimpiadi”.
Alessandro Burin


































