
Se a bussare all’uscio è la Guardia di Finanza, beh, insomma, vuol proprio dire che l’affare si ingrossa. Per davvero. La visita di ieri delle Fiamme Gialle presso la sede della Triestina si inserisce in un nuovo fascicolo di inchiesta della Procura di Trieste con tre ipotesi di reato: riciclaggio, indebita percezione di erogazioni pubbliche e falso in bilancio. Coinvolti 15 indagati che a vario titolo hanno coperto incarichi amministrativi nel club alabardato nell’ultimo triennio. Tutto nell’ambito di una maxi operazione che potrebbe rivoluzionare lo status attuale. Non solo societario ma anche sportivo. Il crack finanziario è sotto gli occhi di tutti con quote sociali (500 mila euro) ipotecate, perdite per almeno 60 milioni e debiti a nastro a rendere impraticabile la via del risanamento. Ma al di là dei risvolti bilancistici ed (eventualmente) penali, lo scenario sportivo è certamente quello più impattante.
La retrocessione tra i dilettanti è ormai questione banalmente aritmetica (un singolo punto in classifica causa meno 23 per irregolarità amministrative). Sempre che…Già, sempre che non intervenga il terzo fallimento in 15 anni con possibile (siamo, sia ben chiaro, alle semplici ipotesi di scuola), esclusione anticipata dal Campionato. In quel caso, tutti i punti fatturati contro l’Unione sarebbero emendati. Conseguenze nella lotta salvezza? La Pro Patria resterebbe a 12, la Virtus Verona scenderebbe a 18, la Pergolettese a 19, l’Ospitaletto (4 punti contro i giluliani) a 22. Conti fatti chiaramente senza l’oste. E sulla pelle di un club e di una tifoseria appassionatissima che meriterebbero ben altro. Ma con questi chiari di luna (e visti i precedenti), non si può escludere nulla.
Giovanni Castiglioni
























