Emilio Ostinelli, classe 1979, oggi presidente del Comitato Regionale Arbitri della Lombardia, è una delle figure di riferimento del movimento arbitrale regionale e non solo. Ex direttore di gara con un passato tra Serie A e Serie B (una decina le presenze nel massimo campionato e circa settanta in cadetteria fino al 2014) ha poi intrapreso un percorso dirigenziale all’interno dell’AIA che lo ha portato, dopo le esperienze da vice nelle CAN D e CAN C, alla nomina a presidente del CRA Lombardia il 3 luglio 2021.

Un ruolo centrale nella gestione e nello sviluppo del movimento arbitrale sul territorio che Ostinelli vive con passione giorno dopo giorno dimostrando la sua costante vicinanza alle varie sezioni regionali. E, non a caso, il numero uno lombardo ha risposto con entusiasmo all’iniziativa “Arbitriamo il futuro” promossa da Sebastiano Platania della Delegazione di Varese del CRL in collaborazione con le sezioni di Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Saronno dell’AIA. L’incontro andato in scena a fine maggio con i giovani aspiranti arbitri è stata occasione per un confronto diretto con Ostinelli sul significato dell’arbitraggio, partendo da una domanda semplice ma essenziale: perché arbitrare?Arbitrare vuol dire vedere il calcio con gli occhi diversi, gli occhi dell’arbitro. Per chi ama il calcio è una sensazione diversa perché tutti noi proveniamo dal terreno di gioco, ma andare a decidere su un terreno di gioco è qualcosa di completamente differente“.

Un’attività che, secondo il presidente CRA, va ben oltre la sola direzione della gara. “Arbitrare vuol dire fare sport, fare allenamenti, entrare in una comunità. In Lombardia abbiamo 25 sezioni, ognuna con circa 100-150 ragazzi: è anche uno spirito di appartenenza e condivisione. Conoscere il regolamento del calcio, che spesso non viene conosciuto nemmeno da dirigenti e giocatori, rende tutti migliori”.

Il ruolo dell’arbitro, però, evolve costantemente insieme al calcio moderno. “Oggi devi essere anche un po’ psicologo sorride Ostinelli , capire le dinamiche sul campo. La società è più complessa e a volte più difficile da gestire. L’arbitro deve anche educare, non solo dirigere. Si passa dal singolo arbitro alle terne, fino al VAR e all’AVAR: oggi la gestione è sempre più di gruppo, di lavoro di squadra”.

Fondamentale anche la capacità di gestire l’errore: “Sbagliare è umano. L’arbitro può commettere un errore così come un giocatore può sbagliare un rigore. La differenza è che l’arbitro deve resettare in un secondo, con tutto il contesto che gli va contro. Ma fa parte del gioco, perché arbitrare è un servizio che si offre al calcio dilettantistico e professionistico”.

Uno sguardo, infine, al futuro e ai progetti di crescita del movimento, come “Arbitriamo il futuro”, iniziativa che promuove con decisione il doppio tesseramento tra giocatore e arbitro. “È un progetto lungimirante chiude Ostinelli. Se riusciamo come AIA e LND a creare nuovi arbitri dal mondo del calcio facciamo sistema e soprattutto qualità, perché chi viene da quel contesto ha una marcia in più. Oggi abbiamo un ragazzo di 17 anni che arbitra in Eccellenza: questo significa essere dentro il calcio a tutti gli effetti. Se aumentano le società aderenti, aumentano i ragazzi e cresce anche la qualità delle gare”.

Matteo Carraro

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