Dopo la retrocessione dello scorso anno, era lecito aspettarsi un periodo di assestamento in casa CAS Sacconago, ma non è un mistero che le ambizioni fossero ben altre. Qualcosa non ha funzionato nelle dinamiche bustocche e la squadra si è sempre più impantanata nelle zone medio-basse della classifica del Girone Z di Seconda Categoria ritrovandosi oggi a dover lottare per una salvezza diretta che è comunque nelle corde del gruppo di mister Giovanni Canestrale.

Anche il tecnico è una new entry, visto che è subentrato a Piero Castiglioni lo scorso dicembre dopo due mesi a secco di vittorie. La scossa ha subito portato ad un clamoroso 3-1 sul Cistellum e, assimilate due sconfitte contro squadre d’alta classifica come Jeraghese e Mercallo, il CAS ha senz’altro cambiato passo con tre vittorie nelle ultime cinque gare che, al momento, garantirebbero la permanenza in categoria senza passare dai playout in virtù della forbice punti nei confronti dell’Azalee Gallarate.

Un ruolo importante, in tal senso, ha avuto la vittoria per 1-0 sul Torino Club, fondamentale sia per la classifica sia per riscattare l’amarissimo derby perso 4-1 con l’Ardor. Partite (e periodo) che Mattia Rota rivive con lucidità tracciando la strada che il CAS dovrà seguire nelle prossime cinque cruciali partite per blindare la salvezza e guardare alla prossima stagione con maggior fiducia. “Domenica era per noi una partita fondamentale – esordisce il difensore classe ’01 – perché avevamo qualcosa da farci perdonare dopo una brutta sconfitta: abbiamo disputato un’ottima prestazione contro una squadra costruita per ben altri obiettivi, ci siamo avvicinati a loro e a chi ci sta sopra, ma soprattutto è arrivata una bella dose di consapevolezza che non fa mai male”.

Nell’ultimo periodo avete alternato vittorie e sconfitte: se perdere con la capolista Samarate, tra l’altro di misura, ci può stare, è forse il pesante ko nel derby a stonare. Come te lo spieghi?
“Con il Samarate è stata una partita equilibrata, decisa da un episodio sfortunato che ha portato al nostro autogol; nel calcio può succedere di giocar bene e perdere, soprattutto contro la prima della classe. Il derby con l’Ardor invece è diverso: lì abbiamo sbagliato approccio. Loro sono una squadra molto fisica, sanno bene come stare in campo e hanno messo in pratica il loro gioco; noi siamo stati troppo superficiali. Il mister ci aveva chiesto di non perdere palloni sanguinosi e invece ne abbiamo persi tre, da lì sono nate tre ripartenze e tre gol. Errori nostri, senza alibi. È stata una botta morale pesante, ma siamo stati bravi a reagire subito”.

Ad oggi sareste salvi, ma sappiamo bene come la classifica soprattutto in questo periodo del campionato cambi rapidamente: la permanenza in categoria andrà conquistata nelle prossime partite, a cominciare dalla trasferta sul campo del Calcio Olgiate.
“Assolutamente sì, basta un attimo per essere risucchiati. Dalla prossima dobbiamo tirare fuori il carattere che magari all’andata contro l’Olgiate ci era mancato; mi rivolgo soprattutto a me stesso, dato che ero stato espulso. Per la nostra situazione è fondamentale muovere la classifica: come dice sempre il mister, anche un punto può valere oro. L’importante è non perdere e restare lì”.

Più in generale, vi aspettano cinque veri e propri scontri diretti: Olgiate, Arsaghese, Azalee Gallarate, Lonate Pozzolo e Borsanese.
“Sappiamo di avere il destino nelle nostre mani, ma sappiamo anche che sbagliarle tutte significa andare a picco. Non dobbiamo fare calcoli sugli altri: se vinciamo siamo tranquilli. Le possibilità per fare bene ci sono, dipende solo da noi. Facciamo il nostro e ci salviamo”.

A tal proposito, da qualche giornata tutte le vostre dirette contendenti hanno iniziato a fare punti: vi aspettavate un campionato così difficile?
“È stata una stagione di montagne russe, con alti e bassi come un po’ tutte le squadre. Abbiamo perso tante partite e all’inizio non pensavamo di dover lottare così per salvarci. Le idee erano diverse, inutile nasconderlo. Però il calcio è questo, non sempre le previsioni si avverano. Adesso siamo qui: dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare”.

Come avete recepito il cambio in panchina?
“Quando le cose non vanno bene di solito paga il mister per primo. Io mi sono trovato bene con entrambi. La differenza sta soprattutto nel modo di rapportarsi: Castiglioni è più vecchio stampo, Canestrale è forse più empatico a livello umano, è bravo ad entrare in sintonia con la squadra soprattutto da un punto di vista emotivo mettendoci più a nostro agio; tecnicamente, invece, preparatissimi entrambi”.

Immagino che anche le tue aspettative fossero altre: cosa ti ha spinto a tornare al CAS?
“Tornare al CAS per me è come tornare a casa. Sono di Busto, abito nel quartiere vicino e sono cresciuto qui: è un ambiente che sento mio. Il presidente Gallazzi mi ha fatto sentire subito al centro del progetto dandomi il ruolo di vicecapitano: è un onore, ma anche una bella responsabilità. Forse all’inizio ero un po’ spaesato nel ruolo di leadership, anche nel rapporto con gli arbitri, ma sto crescendo e spero di ripagare la fiducia”.

Che giudizio dai della tua stagione?
“Le critiche le senti, anche se fai finta di no. Probabilmente avrei potuto fare qualcosa in più e su questo posso essere d’accordo. Però, tra qualche acciacco e qualche errore, ho la certezza di aver sempre dato il 100% e questo vale più di qualsiasi cosa. Sono abbastanza soddisfatto del mio impegno; lo sarei ancora di più se riuscissimo a salvarci direttamente”.

Avevi lasciato il CAS in Promozione e lo ritrovi in Seconda: che effetto fa?
“Fa strano, perché da quando ero nel settore giovanile ho sempre visto il CAS in Promozione. È una categoria che questa società non si merita. I periodi difficili capitano, ci sono le discese, ma poi è bello rialzarsi. Sapere di poter dare una mano a una società a cui sono affezionato è stato uno stimolo in più per tornare. Il CAS non era arrivato per caso in alto, ci è stato tanti anni e vuole tornarci”.

Di conseguenza, previa salvezza, questa stagione può essere la base per costruire la scalata del CAS?
“Nel lungo periodo l’idea è quella di tornare dove questa società merita e sono felice di far parte del progetto. Questa stagione può essere fondamentale per costruire il futuro: se gran parte del gruppo resterà e verrà integrato con i rinforzi giusti, potremo fare davvero bene. Però prima testa alle prossime cinque partite e agli allenamenti per sistemare quello che non ha funzionato. Salviamoci, poi penseremo al resto”.

Matteo Carraro
Foto Giovanni Muroni

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