Prosegue il nostro viaggio alla scoperta del Karate, arte marziale nipponica sempre più apprezzata a Varese. Questa volta torniamo a fare tappa presso l’ASD Shingitai, guidata dalla dottoressa Alma Tafili, dove il Maestro e Direttore Tecnico Stefano Chelazzi, pluricampione italiano ed europeo, ci racconta dei baby karateka premiati alla quindicesima edizione del Torneo dell’Insubria, svoltosi a Caronno Varesino il 24 gennaio. Tra metodologie didattiche, allenamenti fisici e tecnici, e la riscoperta dei principi del Karate tradizionale, il Maestro illustra come divertimento, crescita personale e spirito di squadra siano alla base della pratica, preparando i giovani atleti a confrontarsi con le sfide sportive e della vita.

Maestro Chelazzi, cosa significa per voi il Torneo dell’Insubria?
“Partecipiamo sempre al Torneo dell’Insubria, questa è stata la quindicesima edizione, e si tratta di un Trofeo FIJLKAM (unica federazione riconosciuta dal CONI, ndr), perché permette in generale ai bambini di divertirsi durante lo svolgimento delle prove previste dalle gare”.

Voi dell’ASD Shingitai quali traguardi avete raggiunto?
“Noi dell’ASD Shingitai abbiamo rappresentato la città di Varese e cinque nostri baby karateka sono stati premiati con tre bronzi e due argenti; si tratta di due cinture gialle, due arancio e una marrone. Le gialle sono Jamella Benna Halila, nata nel 2018, e Jeremy Lazo, classe 2015; le arancio invece i due fratelli Sheqeri, Ryan e Aron, uno nato nel 2015 e l’altro nel 2017, mentre la marrone è Mathias Alesi, classe 2016. Ritengo che sia stato un risultato eccezionale, in considerazione della grande quantità di partecipanti; l’unico rammarico è non aver ottenuto il primo posto in classifica. Tuttavia, il fatto che tutti e cinque i partecipanti siano saliti sul podio denota l’altissimo livello di preparazione tecnica dei giovanissimi karateka della Città Giardino; nel complesso intendiamo ancora evolverci nel Karate, e ciò è tra le nostre priorità”.

Come prepara e allena i bambini a questo Torneo?
“Prevediamo un allenamento fisico-aerobico, basato sulla respirazione e sulla rapidità, che prevede il katà, e anche le tecniche fondamentali del Karate note in giapponese come kyon. Se un karateka è abile nei fondamentali, risulterà bravo sia nel katà sia nel kumitè. In generale, il Karate tradizionale prevede i kyon, il katà, un combattimento reale verso un avversario ipotetico, e anche il kumitè, o combattimento regolamentato”.

Come si svolgono le loro gare?
“Per primo, è eseguito un percorso di kumitè davanti a un palloncino fermo, verso cui i bambini sferrano degli attacchi, ma senza mai toccarlo; in questa prova si valuta la loro grinta, e il voto finale o punteggio va dal 18 al 30. Poi, i bambini devono eseguire un katà a propria libera scelta tra gli Heian (katà della pace, ndr); anche la valutazione finale del katà è in trentesimi. Inoltre, è previsto anche un percorso di ginnastica aerobica, in cui si deve notare l’agilità nell’affrontare e superare gli ostacoli, e anche il tempismo”.

Durante il Torneo i bambini erano emozionati?
“Sì, soprattutto durante la prova del katà, la quale è diretta da tre arbitri. Durante lo svolgimento del katà il corpo trasmette tutte le tue emozioni; il katà è utile anche per affrontare e superare paure, ansie e angosce, anche nella vita quotidiana. Il katà permette loro in particolare di affinare e consolidare le tecniche del Karate, arte marziale nipponica molto diffusa e praticata nel mondo”.

Secondo lei, cosa occorre ancora consolidare del vostro karate?
“Credo che sia il kimè, termine che dal giapponese sia traducibile come “grinta, tenacia, determinazione, perseveranza e agonismo”, e che credo esprima i concetti che ho appena citato. Il Maestro o Sensei Shirai diceva sempre che senza kimè non c’è Karate”.

Avete degli adulti o delle cinture nere agoniste?
“Sì. Alcune di loro gareggiano nella categoria Juniores, che comprende la fascia d’età dai 18 ai 21 anni, altre invece competono nella Seniores, che comprende la fascia dai 21 ai 35 anni; nel complesso sono tutti abili, e alcuni di loro sono già nella nazionale italiana di Karate. Abbiamo il 70% di uomini e il 30% di donne: tra le nostre karateka ci sono sia le bambine cinture gialle, sia le adulte cinture nere terzo dan, e noto che nel Karate le donne se la cavano bene quanto gli uomini. Alcune di loro hanno già esperienza nelle gare di Karate, ed altre competono già nella nazionale italiana”.

Obiettivi futuri?
“Riguardo ai bambini, riteniamo fondamentale la loro evoluzione interiore, oltre al rinforzamento del loro carattere o personalità, mentre nei confronti degli adulti e dei nostri karateka agonisti intendiamo ottenere dei buoni risultati sia a livello nazionale sia a livello internazionale”.

Nabil Morcos

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