
Nonostante lo sguardo sia già rivolto al futuro, è giusto e doveroso dare un’ultima occhiata a quella che è stata la stagione della Pallacanestro Varese con il nostro consueto pagellone di fine anno.
Dalla squadra al coach, passando per la società senza dimenticare nessuno nell’analisi di un’annata sportiva che ha certificato una crescita in termini di risultati del club di Piazzale Gramsci ma al contempo, ha lasciato l’amarezza per aver fallito, per ben due volte, quell’ultimo step in avanti a livello di ambizioni e di status che deve essere l’obiettivo per la prossima stagione. Vi lasciamo allora ai nostri voti di fine anno, con la prima parte del roster biancorosso.

STEWART 6.5
Arrivato in corsa per dare nuova linfa, Carlos ha saputo dare una mano importante ai biancorossi in particolare in termini di soluzione offensive e di energia. Giocatore dalle grandi doti fisiche ancor prima che tecniche, ha portato ai piedi del Sacro Monte un ottimo atletismo, abbinato ad una buona capacità di tenere sempre alta l’intensità di gioco, sia in attacco che in difesa. L’ex Amburgo ha messo in mostra le sue qualità di combo guard capace sia di attaccare il ferro che di colpire con il tiro da tre punti, oltre che di poter essere un bel mastino difensivo, soprattutto lavorando sulla pressione sul primo portatore di palla avversario. Non solo note positive però, perché per un ragazzo alla prima esperienza nel basket europeo, i limiti mostrati sono stati evidenti: in attacco fin troppo accentratore, per quanto spesso abbia dovuto gestire la manovra ha mostrato pochissime capacità, attualmente, di far girare la squadra, al contrario, si è mostrato spesso fin troppo accentratore di gioco e di soluzioni, spesso finendo per forzare soluzioni di tiro e portando fuori ritmo i compagni. In difesa, invece, palesi le lacune tattiche e di lettura delle situazioni, emblematico il fallo di Trieste con cui ha condannato Varese ad una sconfitta pesantissima nella corsa playoff. I margini di miglioramento sono evidenti, così come le attuali potenzialità ma il percorso di crescita è ancora parecchio lungo.

ALVITI 7.5
La potremmo definire la stagione della trasformazione definitiva per lui. Arrivato all’età della maturità cestistica, Alviti ha saputo costruirsi un ruolo che finora non aveva mai ricoperto in carriera, facendo, a nostro modo di vedere, un importante passo in avanti in termini di crescita e sviluppo. Da specialista a uomo ovunque, in grado di non legarsi solo al tiro da tre punti ma di poter essere un fattore in tante situazioni di gioco che spesso valgono di più o quasi quanto i punti segnati: rimbalzi, difesa, assist. Non solo, perché ha cercato di ampliare il suo bagaglio offensivo cercando con insistenza e ottimi risultati anche l’attacco al ferro, costruendosi così anche qui una dimensione più completa di attaccante. E poi c’è il lato morale, della leadership, con Kastritis che lo ha eletto a tramite in campo tra la panchina ed il resto della squadra. Un’investitura che nel prossimo futuro potrebbe anticipare quella di capitano.

MOORE 7
Estro e fantasia, genio e sregolatezza, spettacolo e follia riassunte in un giocatore in grado tanto di far innamorare quanto di far arrabbiare un intero popolo. Arrivato dalla G-League con mille dubbi su quello che potesse essere il suo primo impatto con il basket europeo, ha saputo prendersi la scena senza troppe difficoltà, spinto da un atletismo fuori dal comune. E’ stato per tutta la stagione, nel bene e nel male, l’anima ed il cuore pulsante dell’energia e dell’intensità della Pallacanestro Varese, capace di sparigliare le carte in tavola con le sue giocate di energia su entrambi i lati dal campo: da una palla recuperata, passando per una stoppata, ad una schiacciata in contropiede. Tazé ha mostrato tutto il bello ed il brutto di sé stesso, un giocatore dalla non semplice gestione, spesso vittima dei suoi up&down psicologici anche figli di una lontananza da casa che gli è sempre pesata e che nell’ultimo mese ha inciso in maniera importante sul suo rendimento che ha finito per essere decisivo, purtoppo non in senso positivo, per le sorti della Pallacanestro Varese. Se a livello tecnico il fatto di essere una guardia con così poco tiro da tre punti può aver inciso, ciò che davvero ha pesato più di tutto è stata proprio la gestione caratteriale di un giocatore così catalizzante per le sorti della squadra, però nei suoi momenti di massima, beh che spettacolo averlo visto.

VILLA n.g
Impossibile dare una valutazione alla sua stagione, non avendolo mai visto praticamente in campo. Chi si aspettava da lui lo stesso percorso seguito da Assui nelle ultime stagioni non aveva ben compreso la differenza di livello allo stato attuale tra i due giocatori, per quanto Mauro si stia dimostrando professionista esemplare e ragazzo volenteroso di fare bene, anche se per lui la scelta migliore, soprattutto in ottica di sviluppo, pare quella di cambiare aria per andare in una squadra, magari di A2, dove poter fare esperienza vera di campo a livello senior.

ASSUI 6
In quella che doveva essere la stagione della consacrazione il passo di marcia, spedito e deciso, con cui aveva affrontato il primo anno di serie A, si è un pò arrestato. Come normale che fosse, il secondo anno da senior non è mai come il primo, a maggior ragione se arrivi subito a guadagnarti un posto in quintetto e se vivi un’estate da protagonista trionfando all’Europeo con la Nazionale under 20. Le aspettative si alzano, la pressione pure e le attenzioni delle difese avversarie in egual modo diventano molto più serrate rispetto a prima. Così Elisée, se da un punto di vista difensivo ha mantenuto la sua efficacia, soprattutto a livello fisico e di lotta sotto le plance, in attacco è stato fin troppo passivo: timido nell’attaccare il ferro, troppo poco preciso nel tirare da tre punti, spesso piedi per terra e con ampio spazio senza punire gli avversari. L’esperienza in America dovrà farlo crescere soprattutto sotto questo punto di vista.

NKAMHOUA 8
Il coniglio tirato fuori dal cilindro, la scommessa in grado di svoltarti una stagione. Per chi come la Pallacanestro Varese ogni anno si trova costretta a lavorare sul mercato con un margine di errore pari allo 0%, pescare nei meandri del mercato un giocatore come Nkahmoua, anticipando tutta la concorrenza è stato come fare 6 al Superenalotto. Un giocatore che aveva già dimostrato gran parte del suo potenziale nell’Europeo vissuto da protagonista con la Finlandia prima di sbarcare ai piedi del Sacro Monte, in un percorso di crescita costante che ne ha definito lo status a fine stagione, spalancandogli, molto probabilmente, le porte dell’Eurolega (Barcellona in pole per averlo). Un giocatore dotato di una bella fisicità e di un ottimo atletismo, cui ha abbinato grande potenziale offensivo, più con il tiro dalla media che con quello da tre punti, il tutto in una stagione in cui è stato costretto spesso e volentieri a giocare fuori ruolo, passando dallo spot di 4 a quello di 5. L’efficacia a rimbalzo è sicuramente un qualcosa da migliorare, ma la struttura e la presenza che ha saputo fornire sotto le plance ad una squadra ben poco fornita in tal senso come Varese è stata una chiave di volta e forse la principale, del salto di qualità a livello sportivo mostrato in campo dalla Openjobmetis in questa stagione.
Alessandro Burin























