
Continua la nostra carrellata di voti e giudizi di fine stagione in casa Pallacanestro Varese. Dopo aver iniziato ad analizzare il roster biancorosso con i primi 6 giocatori in ordine numerico, completiamo questa analisi prima di dedicarci ai voti di coach e management.

IROEGBU 8
Magic Ike, l’uomo da cui è passato il destino della Pallacanestro Varese in questa stagione. Dal momento del suo arrivo in poi, il corso dell’annata biancorossa è dipeso per gran parte dalle sue giocate. L’incidenza delle sue prestazioni sui risultati dei biancorossi è stata evidente, soprattutto nel finale di stagione, quando i palloni pesano più che negli altri mesi dell’anno e servono carattere e personalità per andare a prendersi delle responsabilità che possono poi definire il destino di una squadra. Un giocatore che ha saputo far fare un passo in avanti a Varese, con dei limiti certamente, però la totalità del gioco che ha saputo esprimere in campo dai punti segnati, ai rimbalzi presi ed agli assist forniti è stata centrale per creare quell’ambizione e quelle condizioni per cui Varese ha potuto giocarsi fino alla fine il sogno playoff.

LIBRIZZI 6
Ci sono state due stagioni in una per il capitano biancorosso, che ha iniziato alla grande, mostrandosi capace di dare continuità alla crescita mostrata nelle ultime annate andando però poi ad assumere un ruolo sempre più marginale nel corso dei mesi. Questo non solo per demerito suo, benché la mala gestione dei falli per un giocatore chiamato a essere il primo “mastino” sui portatori di palla avversari spesso ne abbia condizionato le prestazioni, quanto per la scelta della società di mettergli sempre davanti qualcuno: fosse Moody prima, Iroegbu ed infine Stewart. La vera forza però di Librizzi è stata quella di rimanere sempre lì con la testa, dimostrando una maturità importante dal punto di vista caratteriale che sicuramente gli servirà in futuro, che sia o meno con i colori di Varese addosso.

RENFRO 6.5
Croce e delizia di una stagione in cui è stato molto condizionante per le prestazioni biancorosse. E’ indubbio il suo valore indispensabile quale equilibratore del gioco nella doppia fase, soprattutto difensiva, per dare ordine, organizzazione, presenza e struttura ai compagni. E’ altrettanto indubbio però come la non capacità di crescere nel corso dell’anno nella gestione dei falli abbia condizionato tutto il gruppo, chiamato fin troppo spesso a mettere una toppa alla sua assenza nel corso dei 40′. Un elemento sul quale riflettere per il futuro.

LADURNER 6
Per quel poco che lo si è visto in campo non si può dire nulla di male contro un giocatore che probabilmente, con la coppa, avrà modo di mostrare, forse, il suo vero valore. A Trento la sua rivoluzione proletaria il punto più alto di una stagione utile per porre del basi del futuro?

FREEMAN 5
La colpa non è sua. Una stagione di sofferenze passata a rincorrere una forma fisica che non tornerà mai più al 100% probabilmente, figlia di un pesante infortunio, sottovalutato da chi a Varese lo ha portato e ha pensato di guarirlo, pagando una scommessa assurda con la squadra costruita con il 5+5 e diventato un lusso che questa squadra non si poteva permettere con il 6+6.

MOODY 4
Non servono molte parole per descrivere la sua esperienza varesina: l’uomo sbagliato al posto sbagliato.
Alessandro Burin























