C’è un filo sottile, tinto di biancorosso, che unisce idealmente il Veneto alla Città Giardino. Un filo che quest’anno brilla più che mai, perché mentre il calcio italiano inizia a emettere i suoi primi verdetti, tra le prime società a festeggiare il salto di categoria, altre al Grosseto, due portano nel proprio DNA un pizzico di storia del Varese.
Il Vicenza torna in Serie B; il Treviso riabbraccia il professionismo sbarcando in Serie C. Due piazze storiche, due risalite attese da anni, due trionfi che portano la firma — tecnica e tattica — di due vecchie conoscenze del nostro calcio: Filippo Carobbio ed Edoardo Gorini.

Gorini: il “Goro” e l’impresa di Treviso

Il Treviso che ha letteralmente sbranato il campionato di Serie D per tornare tra i Pro. Al comando delle operazioni c’è Edoardo Gorini. Qui il romanticismo tocca vette altissime: “il Goro” a Varese non è stato solo un calciatore, è stato un pilastro. E’ il giocatore con più presenze nella soria del Varese, una promozione dalla C2 alla C1 e quegli anni di polvere e sudore che hanno forgiato il suo carattere da leader.
Gorini a Treviso ha compiuto un capolavoro di solidità, la stessa che metteva in campo ogni domenica quando chiudeva ogni varco difensivo sotto la Nord. La sua promozione in Serie C è il giusto premio per un allenatore che non ha mai dimenticato i valori del lavoro e dell’appartenenza, a tratti distintivi che ha imparato a respirare proprio a Varese.

Carobbio: l’eleganza tattica all’ombra del Menti

Dall’altra parte, nel Vicenza dei record promosso con un anticipo che sa di dominio, Filippo Carobbio siede in panchina come vice-allenatore di Gallo. Per chi ha vissuto gli anni 2000 del Varese in Serie C1, il nome di Carobbio evoca immediatamente immagini di un centrocampo d’autore. Arrivato in biancorosso nel 2000, Filippo toatlizzo 49 presenze e 5 reti in due stagioni, portando con sé quella visione di gioco necessarie per navigare nelle acque agitate della serie C.
Oggi, quella saggezza maturata nel tempo la mette al servizio dello staff tecnico del “Lane”. Vedere Carobbio festeggiare il ritorno in B del Vicenza è un po’ come rivedere quel centrocampista ordinato che dettava i tempi al “Franco Ossola”: meno corsa, forse, ma la stessa identica capacità di leggere il calcio prima degli altri. Un successo meritato per un uomo che ha saputo reinventarsi, confermandosi un vincente silenzioso.

Un orgoglio tutto varesino

Non è un caso che i primi due brindisi dell’anno arrivino da chi ha vestito la nostra maglia. Varese, storicamente, è sempre stata una palestra di vita e di calcio, capace di formare uomini prima che professionisti.
Mentre il Vicenza si prepara ai palcoscenici che gli competono e il Treviso si riaffaccia nel calcio che conta, noi da qui guardiamo con un pizzico di nostalgia e tanto orgoglio. Perché se il Veneto oggi festeggia, lo deve anche a due figli adottivi della nostra terra che non hanno mai smesso di lottare, di studiare e, infine, di vincere.
Complimenti Filippo, complimenti Edoardo. Il vostro successo è anche un po’ il nostro. E chissà che, un giorno, le strade del destino non possano riportarvi laddove tutto, per certi versi, è cominciato.

Michele Marocco

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