Con oltre 100 presenze in maglia biancorossa, Margherita Fava non è solo una giocatrice, ma è un autentico punto fermo del Varese Femminile, un simbolo di affidabilità e maturità nonostante la giovane età (classe 2004). È quella calciatrice che difficilmente manca la prestazione in campo: sempre presente, sempre con la squadra per la squadra, ha saputo adattarsi ad un reparto difensivo in continua rotazione con serietà, impegno e intelligenza tattica.

Quest’anno ha atteso il suo momento senza mai polemizzare e, quando chiamata in causa, ha risposto con prestazioni di valore. La sua costanza, unita a una personalità equilibrata, ne fa una risorsa preziosa non solo sul campo, ma anche nello spogliatoio. Di cui ormai è una colonna portante e i gettoni di presenza accumulati nel corso degli ultimi quattro anni lo testimoniano. “Oggettivo dire che non mi sarei mai aspettata di tagliare un traguardo del genere – esordisce la classe 2004 – anche perché quando ho iniziato al CerBis era la mia prima esperienza in uno spogliatoio completamente femminile ed ero soprattutto una delle più piccole. Di questi anni mi porto dietro soprattutto un percorso bellissimo, fatto con persone vere da cui sono nate bellissime amicizie fuori dal campo. C’è poi stata anche una crescita personale perché ho iniziato alle superiori e ora che ho finito la triennale: mi sento diversa, più matura, e questo è frutto anche dell’aver condiviso anni meravigliosi con questo gruppo che mi fa sempre stare bene”.

Senti di avere più responsabilità rispetto a prima?
“Sicuramente. Io non sono la classica giocatrice di personalità, non sono la motivatrice di turno, ma ho comunque un mio ruolo all’interno dello spogliatoio e la mia posizione è cambiata nel corso degli anni. Affidabile? Possiamo dire così, sono contenta che da fuori si abbia questa impressione: io di mio sono abbastanza autocritica, ma ho sempre cercato di dare il meglio di me”.

A proposito di ciò, in questa stagione stai trovando meno spazio rispetto al passato, ma la tua disponibilità non è mai venuta meno.
“Il fatto di avere meno spazio credo sia paradossalmente una cosa bella, perché significa che la squadra è cresciuta. Ovvio, in prima battuta è stato più complicato: non che mi aspettassi di essere titolare inamovibile, ma di fatto all’inizio non ho mai giocato. Non l’ho comunque mai vissuta male, ho sempre rispettato le scelte di mister Faccone e, anzi, lo ringrazio perché mi ha dato le giuste chance proprio nel momento in cui ero più in forma. È un allenatore equilibrato, sempre attento a fare il bene della squadra”.

Rispetto alle annate precedenti, che Varese è questo?
“Una squadra forte. A livello di gruppo lo siamo sempre state, ma anno dopo anno il livello tecnico si è alzato tanto e, lo ripeto, la varietà di scelte e la possibilità di un turnover più ampio fa la differenza in positivo. Il fatto di conoscere le avversarie, poi, ci dà la possibilità di affrontare ogni partita in funzione proprio di chi andiamo a incontrare: quest’anno ci sono tutte le premesse per fare bene. Terzo posto? Come minimo; forse il secondo è troppo lontano”.

Questo è stato anche l’anno con più novità a livello di new entry: come si sono inserite le nuove?
“Magari per qualcuno poteva non essere scontato ma, vedendo lo spogliatoio che abbiamo, non ho mai avuto dubbi sul fatto che tutte si sarebbero integrate alla grande. Ribadisco una volta di più quanto sia straordinario questo gruppo: è impossibile non sentirsi accolte. E, di riflesso, è aumentata la qualità degli allenamenti”.

Passiamo all’attualità, domenica contro il Mantova è arrivata una vittoria strepitosa. Possiamo dire la miglior reazione possibile dopo il ko contro l’Accademia Milano?
“Assolutamente sì. Abbiamo disputato una bellissima partita, di atteggiamento ancor prima che di qualsiasi altra cosa: si è visto un pressing alto, recuperi importanti e, soprattutto, tanta voglia di vincere e di rifarsi dopo una sconfitta che ci ha bruciato parecchio. Proprio quella sconfitta ci ha motivate ancor di più per fare la miglior prestazione possibile su un campo storicamente difficile”.

Non è la prima volta che vincete dopo il 90’. Che cosa significa?
“Vincere all’ultimo è sempre bello: vuol dire che non molliamo mai fino alla fine e dimostra una volta di più la nostra unità. Paradossale, per certi versi, considerare che storicamente siamo sempre state una squadra che perdeva al 90’ (ride, ndr); bello aver invertito il trend”.  

Domenica sfida al Castello Città di Cantù: aspettative?
“Sarà una partita difficile, come tutte, a maggior ragione se non l’approcceremo nel modo giusto. Per quanto esistano squadre che stanno qualche gradino più in basso, il livello medio del campionato si è alzato e c’è il rischio di perdere punti su qualsiasi campo”.

Nel frattempo, per quanto sia ancora presto parlarne, si avvicina anche il doppio appuntamento di Coppa contro il FiammaMonza: finale alla portata?
“Dovremo essere brave a conquistarcela. Finora abbiamo fatto il nostro dovere superando la fase a gironi e abbiamo avuto la fortuna di evitare il lato del tabellone con Erbusco e Doverese; non per questo, però, sottovaluteremo il FiammaMonza. L’augurio è però quello di raggiungere la finale e, a prescindere da chi troveremo anche se con buone probabilità sarà l’Erbusco, provare a concretizzare un sogno”.

Per chiudere, riassumendo un po’ il tutto, cosa ti senti di poter dare ancora alla causa biancorossa?
“Guardando a questa stagione da un punto di vista calcistico credo di non aver ancora raggiunto il mio massimo. Certo, parliamo di un contesto diverso, ma sento che posso dare molto di più. A livello personale, invece, mi auguro di poter restare a lungo in questo gruppo e crescere di conseguenza: sto bene, stiamo bene, e spero che queste ottime sensazioni restino anche per i prossimi anni. L’ammonizione?Ci ho provato (ride, ndr), ma ancora nada…”.

Matteo Carraro

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