Siamo tutti Travaglini. Sì, perché finire in Sala Stampa (da capitano) dopo una figura di niente come quella di ieri con il Lecco, beh, deve essere stato un discreto supplizio. Oltre a quello già patito sul campo, s’intende. Ma al di là della solidarietà di maniera resta il giudizio su una prova talmente avvilente da non poter essere derubricata a semplice “giornata storta”. Prestazione polemica? Sciopero bianco? Banale rassegnazione?

Avendo purtroppo da un pezzo superato i 50 anni, mandar giù la solita solfa del “ci prendiamo le nostre responsabilità, siamo un grande gruppo, con dei valori umani…”, non è davvero cosa. La (contro)prestazione ha plausibilmente radici extra tecniche. E non può comunque essere giustificata dalla seppur indubbia superiorità bluceleste. Tanto più che spifferi di qualche effervescenza di spogliatoio registrata in settimana sono giunti anche all’esterno. Magari solo male lingue. E magari no. A maggior titolo dopo l’elettrica partita giocata a Lumezzane. Nel weekend in cui le sconfitte di Virtus Verona e Pergolettese (prossima avversaria tigrotta sabato 28 al “Voltini”), avevano apparecchiato la tavola per un’insperata (enorme) chance di avvicinare i playout, al brunch dello “Speroni” hanno onorato il menu solo i laghée di Valente. A 5 dalla fine e con una classifica oggettivamente irrimediabile, i giocatori biancoblu hanno l’obbligo professionale (oltre che etico), di chiudere dignitosamente il Campionato. Per rispetto di sé stessi. Prima ancora che degli altri.                       

Giù per il tubo

Sentire la squadra, percepirne gli umori, disporre della sensibilità di capire i momenti (tecnici ed emotivi), dei propri giocatori è tutto per un allenatore. Qualità che Francesco Bolzoni non ha saputo (potuto) fare proprie in questi ultimi giorni. Almeno a dar retta alle sue stesse parole: “Dimissioni? Mi sarebbe venuto in mente se la squadra fosse stata quella di oggi anche nelle partite scorse. Qualche segnale in settimana? Per niente, anzi, il contrario. Oggi a livello tecnico non c’è stato nulla. E’ mancata la personalità”. Attributo che come il coraggio manzoniano “uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Ecco, appunto.        

Tú sí que Valente

L’erba del vicino (ok, banalissimo), è sempre più verde. Quella del Lecco, di più. Anche in virtù di un allenatore (il rossocrociato Federico Valente), dotato di aplomb e dialettica di sicura presa: “Il gol preso all’ultimo minuto mi dà fastidio. E’ la prima cosa che ho detto ai ragazzi nelle spogliatoio. Il nostro obiettivo è fare bene le 5 fasi: possesso, non possesso, transizione attiva e passiva e palle inattive”.

Almeno tu nell’universo      

I numeri (come sempre), oltre a dire tutto esprimono la sintesi sportiva più efficace. Stando alle statistiche di SkySport, ieri il Lecco ha tirato 14 volte verso la porta di cui 12 nello specchio (9 nel solo primo tempo). Che sia finita (solo) 1-4 è da ascriversi al personalissimo cartellino di Andrea Sala. Migliore in campo. A dispetto di 4 papaveri sul groppone. Alla Pro Patria, succede anche questo.

Di doman non c’è certezza

Domanda retorica. O solo fintamente ingenua. Siamo davvero sicuri che a fine stagione Patrizia Testa cederà le sue quote all’attuale minoranza societaria garantendo un futuro di rilancio seppur nella (plausibile) ripartenza dalla Serie D? In attesa di conferme (o smentite), com’era quel detto del giornalismo anglosassone? Ah, già: mai rovinare una bella storia con la verità. Ma (prima o poi), bisognerà pur farlo.         

Giovanni Castiglioni
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo

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