Arrivato a Varese con un bagaglio di esperienza internazionale e una lunga collaborazione con Luis Scola, Marcelo Lopez è oggi una figura centrale nel progetto tecnico del settore giovanile di Pallacanestro Varese. Preparatore atletico della Nazionale argentina dal 2007, Lopez porta in biancorosso una visione moderna della preparazione fisica, fondata su metodo, monitoraggio costante e mentalità professionale. In questa intervista racconta ci racconta il suo percorso, il rapporto con Scola e l’evoluzione del basket giovanile negli ultimi anni, con particolare focus sul lavoro che si sta portando avanti in Varese Basketball.

Marcelo, partiamo dalla sua esperienza finora qui a Varese, che bilancio ne traccia?
Il bilancio è assolutamente positivo. Sono arrivato in un club storico, con una tradizione straordinaria, ma allo stesso tempo con un progetto innovativo. L’obiettivo è ambizioso: far evolvere la società, crescere sotto ogni aspetto e tornare a essere un punto di riferimento in Europa. Si respira la volontà di costruire qualcosa di importante e duraturo.

 Com’è nato il suo  rapporto con Luis Scola?
Il nostro rapporto è iniziato nel 2011, quando Luis giocava in NBA. Durante la pausa del campionato voleva mantenersi in forma e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Da lì è nato un percorso lungo e duraturo che ha posto le basi per una collaborazione fondata su fiducia e visione condivisa”.

Che tipo di giocatore era Scola e cosa ritrovi oggi nel dirigente?
“Quando vediamo Scola nel suo ruolo dirigenziale rivediamo lo stesso Luis che era in campo: una persona con un’incredibile capacità di guardare avanti. Non è stato il giocatore più atletico della storia, ma sapeva sempre cosa fare nel momento giusto per essere il migliore. I suoi 14 anni in NBA rappresentano l’essenza del professionismo, ed è proprio quella mentalità che vogliamo trasmettere ai nostri giovani. Quando si pone un obiettivo, lo porta avanti fino in fondo.

 Come giudica il lavoro svolto in questi anni a Varese Basketball?
Il lavoro fatto in questi quattro anni è stato molto positivo. Monitoriamo tutti i ragazzi ogni mese attraverso diversi test, per avere dati concreti sul loro percorso di crescita. Il nostro obiettivo è collegare sempre la componente fisica a ciò che accade in campo. I progressi di giocatori come Assui e Villa sono esempi concreti della qualità del lavoro svolto”.

Quali ragazzi vede più pronti per il basket senior?
È difficile dire chi sia più avanti o meno: tutti possono arrivare al livello senior. C’è chi è più maturo e ha meno tempo per compiere il salto, e chi invece ha più margine per crescere. Il livello dei nostri giocatori è molto alto. Il nostro obiettivo è che tutti siano pronti per la Serie A, e credo che anche la città desideri vedere sempre più ragazzi del vivaio protagonisti in prima squadra”.

Com’è cambiato il livello di gioco del basket giovanile negli ultimi anni?
Negli ultimi dieci anni il cambiamento è stato incredibile. Prima bastava la qualità tecnica; oggi il talento, da solo non è sufficiente. Il basket richiede una velocità di esecuzione altissima e senza una solida base fisica è difficile competere. Se un ragazzo non sviluppa questa componente, farà fatica a emergere. Il basket moderno ha bisogno di atleti forti, capaci di recuperare rapidamente e sostenere ritmi elevati. Prima si costruisce l’atleta, poi si valorizza la qualità tecnica.”

Alessandro Burin

Articolo precedenteNasce “NBA Experience”: in viaggio a New York e Philadelphia con la leggenda Bob Morse
Articolo successivo26^ B Nazionale – Legnano torna in campo a Casale Monferrato, Giglietti: “Match complicatissimo”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui