Dopo l’importante vittoria conquistata sul campo del San Mauro, in casa Rugby Varese sono giorni di preparazione in vista del prossimo impegno di campionato, che nel weekend li vedrà ospitare l’Unione Monferrato Rugby, seconda forza del campionato. Una sfida sulla carta molto impegnativa, ma che il Varese si appresta ad affrontare con fiducia e con uno spirito sicuramente diverso dopo il ritorno al successo, come confermato anche dall’allenatore Massimo Mamo, intervenuto ai nostri microfoni. 

Con il tecnico biancorosso abbiamo tracciato un bilancio di questa stagione ormai prossima alla conclusione, senza però perdere di vista il futuro. Il prossimo anno potrebbe infatti rappresentare un passaggio importante per alcuni giovani prospetti pronti ad approdare definitivamente in prima squadra ed in grado di portare energia nuova, entusiasmo e voglia di emergere. Un percorso che confermerebbe ancora una volta una delle caratteristiche più identitarie del Rugby Varese: quella di puntare su un gruppo molto giovane, costruito valorizzando le risorse cresciute nel vivaio.

Mister, partiamo dall’ultima partita giocata contro San Mauro, una vittoria importante per la squadra, che valore ha questo successo per voi?
“Venivamo da una prestazione non bellissima contro CUS Milano, secondo me una delle performance più sottotono di quest’anno e insieme ai ragazzi avevamo voglia di riscatto. Come ho detto anche ad altri tecnici, è sembrato di vedere un allenamento, abbiamo visto la squadra giocare come si allena e questo per noi è fondamentale e molto importante, il risultato è una conseguenza”. 

La prossima sfida sarà contro Monferrato, sulla carta si prospetta una gara impegnativa; alla luce dell’ultima vittoria ottenuta, che gara si aspetta dai suoi?
“Vincere a San Mauro non era scontato, anche perché durante la stagione è una squadra che ha fatto dei buoni risultati; quindi, questa vittoria deve acquisire il giusto valore e ci deve preparare mentalmente ad affrontare la seconda in classifica, che è senz’altro una bella corazzata. Se riusciamo a riproporre la stessa prestazione, migliorando magari alcuni aspetti, ce la possiamo giocare, come dopotutto ci siamo giocati anche altre partite in casa contro grandi squadre, dove poi la differenza l’ha fatta il valore degli avversari. Noi però ci proviamo e vogliamo dire la nostra”.

In generale, che bilancio dà alla stagione che si sta per concludere? 
“Sicuramente, a livello di risultati, non posso dare un giudizio positivo, perché comunque con solo 4 vittorie e 2 partite alla fine, non si può essere totalmente soddisfatti. Da allenatore però vado anche oltre ai risultati e secondo me, comunque, i ragazzi rispetto all’anno scorso hanno avuto una crescita in tante situazioni. Con un gruppo così giovane ci vuole tempo affinché tante dinamiche funzionino, poi alla fine si cresce anche giocando, per cui bisogna avere pazienza e aspettare il momento giusto. A certificare che una crescita c’è stata, basta guardare un numero: a questo punto del campionato, quest’anno abbiamo già segnato più mete rispetto alle scorse annate. Oltre a questo, ci sono tanti altri di dati positivi che fanno capire che comunque la squadra è in crescita. Sicuramente c’è un po’ di rammarico per i risultati mancati, in particolare in determinate partite che erano più alla nostra portata”.

In ottica prossimo anno, avete già iniziato a testare qualche ragazzo del settore giovanile per la prima squadra?
“Sì, assolutamente. Noi quest’anno abbiamo già inserito due Under 18 del 2007, più un 2008, inserito qualche weekendfa. La squadra è sempre più giovane, però credo che questo sia fondamentale per dare al club la certezza di una continuità per qualche anno. L’abbiamo già fatto negli anni precedenti e così faremo anche l’anno prossimo, quando dovrebbero uscire tanti altri ragazzi”.

Da molti dei suoi abbiamo sentito spesso tanti elogi nei confronti del Rugby Varese, secondo lei qual è la vera forza di questa società?
“Bella domanda…È un ambiente molto familiare, dove il vero valore dell’intero club sono i ragazzi. Alla fine, sono loro che si mettono a disposizione e scendono in campo: la società, noi allenatori, tutti insieme riusciamo a dare un ambiente sano e stimolante per tutti loro. Il termometro per me rimane sempre la presenza agli allenamenti, perché così si capisce se il lavoro rimane stimolante e non diventa un peso il fatto di venire al campo. Averne sempre tanti presenti, ti permette di capire che gli stai dando un qualcosa che a loro piace”.

Lorenzo Guidali

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