È passato un mese e mezzo dalla salvezza matematica conquistata dagli Allievi Elite Under17 di Matteo La Iacona che ha permesso al Varese di vivere con serenità la “passerella finale” dell’ultima giornata per salutare il campionato. La stagione, però, è di fatto appena finita perché il maggio biancorosso è stato vissuto all’insegna di un intenso lavoro di prospettiva con il tecnico classe ‘90, affiancato dal vice Matteo Duchini, costantemente in campo al Centro Sportivo delle Bustecche con i loro ragazzi per proseguire il percorso di crescita intrapreso fin dal primo giorno del ritiro. Il tutto impreziosito da amichevoli di assoluto livello in un climax che ha condotto al rompete le righe del 3 giugno.

“Abbiamo concluso l’attività soltanto la scorsa settimana e adesso è arrivato il momento di staccare un po’ la spina – commenta Matteo La Iacona –. Dopo la fine del campionato abbiamo lavorato per altre cinque settimane mantenendo alta l’intensità attraverso amichevoli di qualità e l’inserimento di alcuni ragazzi in prova. Volevamo tenere alta l’asticella e iniziare a coinvolgere chi potrebbe far parte del gruppo in futuro. Affrontare realtà come Academy Legnano, Folgore Caratese, Pro Patria, Alcione e Accademia Inter ci ha permesso di confrontarci con avversari di ottimo livello e chiudere nel migliore dei modi una stagione che considero molto positiva dal punto di vista della crescita”.

Riavvolgendo il nastro alla scorsa estate, cosa ti aveva fatto scegliere di accettare Varese?
“Varese per me ha sempre rappresentato qualcosa di importante. L’ho vissuta sia da giocatore quand’ero più piccolo sia da allenatore dei Pulcini negli anni della Serie B e tornare qui mi ha fatto un certo effetto. Sono stato molto contento di avere questa opportunità perché sapevo che mi sarei confrontato con un campionato difficile e molto impegnativo. È stato un percorso in costante crescita: siamo partiti affrontando tante novità, sia per me sia per un gruppo composto da ragazzi provenienti da percorsi e categorie differenti. Per questo il cammino compiuto assume ancora più valore”.

Qual è stato il segreto per compensare questo gap?
“Non è mai semplice partire sapendo di dover affrontare realtà più strutturate e con maggiore esperienza. Alla fine, però, il lavoro quotidiano ha fatto la differenza. Con il passare dei mesi siamo riusciti a giocarcela alla pari contro squadre molto forti, dimostrando di essere una squadra vera. Questo mi gratifica molto e lo riconosco soprattutto ai ragazzi. Ho trovato un gruppo aperto al miglioramento, desideroso di crescere e disposto a mettersi in discussione, qualità che a questa età non sono affatto scontate. Sono stati bravi a seguirci con costanza, impegno e disponibilità al confronto. Anche chi ha trovato meno spazio durante la stagione ha contribuito in maniera importante alla crescita del gruppo, allenandosi sempre al massimo per conquistarsi il posto. Gran parte dei meriti di questo percorso sono loro”.

A livello personale, al termine della stagione, qual è la tua sensazione?
“Sicuramente quella di essere cresciuto come allenatore. Anch’io arrivavo da esperienze diverse e ogni percorso ti lascia qualcosa. Chiudo questo ciclo con qualche certezza in più e con maggiore consapevolezza di ciò che posso dare. So di essere ancora un allenatore giovane e con margini di miglioramento, soprattutto nel calcio agonistico, ma oggi mi sento più pronto ad affrontare sfide ancora più impegnative. Se guardo ai dieci mesi appena trascorsi, posso dire di essere davvero soddisfatto del lavoro svolto”.

E adesso?
“Adesso si guarda avanti. In questo periodo abbiamo già iniziato a lavorare pensando alla prossima stagione. Nel corso di un’annata si può sempre fare meglio, ma tutto fa parte di un percorso di crescita. Ai ragazzi cerchiamo di trasmettere soprattutto un messaggio: godersi il momento e avere la massima ambizione possibile. Sono in una realtà importante, con una Prima Squadra prestigiosa, e devono coltivare il sogno di arrivare fin lì. Le possibilità ci sono, lo abbiamo visto quest’anno, ma per riuscirci servono sacrificio, impegno e la capacità di conciliare sport e studio, che non è mai semplice. Sono anni che passano velocemente e non tornano più. Bisogna viverli fino in fondo perché, quando saranno più grandi, li ricorderanno con piacere. E devo dire che essere circondati da ragazzi seri e disponibili rende tutto più semplice”.

Matteo Duchini è stato una presenza costante al tuo fianco: in generale, il vostro lavoro è stato apprezzato su più fronti.
“Matteo l’ho conosciuto l’anno scorso a Solbiate e ho fatto di tutto per portarlo con me in questa avventura. È una figura giovane, motivata e molto aperta al confronto, caratteristiche che considero fondamentali. Ha una grande voglia di crescere e migliorarsi e durante tutta la stagione è stato una presenza costante, sempre disponibile e pronto a dare una mano in qualsiasi situazione. È una persona che non si risparmia mai e che ha dato un contributo importante al lavoro svolto. La volontà è sicuramente quella di proseguire insieme questo percorso”.

Matteo Carraro

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