
Leggendo le pagelle delle singole discipline qualcuno potrebbe obiettare che la media è di poco superiore al 7. E quindi perché il voto generale all’Italia, scritto nel titolo dell’articolo pubblicato ieri mattina, è di 8.5? La risposta è semplice: anche in questo caso i voti non si contano ma si pesano, come alle elezioni. La squadra azzurra ha ritoccato sia il proprio record di medaglie (30) sia di vittorie (10) rispetto a Lillehammer 1994. Non solo! È stato migliorato anche il primato nazionale di piazzamenti nelle prime 5 posizioni (53, ben 21 più di Pechino 2022) e di discipline sul podio (10), a dimostrazione della profondità e poliedricità del nostro movimento.
Biathlon 6
Due medaglie, l’oro di Lisa Vittozzi nell’inseguimento e l’argento nella staffetta mista, non rendono giustizia alla forza della nostra squadra. A mancare però non sono state le prestazioni degli atleti, quanto piuttosto i materiali. Urgono spiegazioni da parte del settore tecnico perché non è ammissibile sbagliare la preparazione degli sci correndo in casa e facendosi surclassare da nazionali con molta meno storia e tradizione nella disciplina. Senza dubbio una delle più grandi delusioni della rassegna olimpica, perché con materiali normali oggi parleremmo di almeno altre due medaglie.
Bob 6
Prestazione in linea con le aspettative. L’unica recriminazione è per il bob a quattro, col team Baumgartner che non è riuscito ad approfittare di un errore del terzo equipaggio tedesco per salire sul podio, chiudendo al quinto posto.
Combinata nordica 6,5
Il quarto posto della sprint a squadre davanti alla Germania, con annessa maxi rimonta nella parte sciata dopo la fase di salto che da tradizione ci ha visti nelle retrovie, porta il voto appena sopra la sufficienza. Peccato che la direzione presa dal CIO sembra quella di escludere questa disciplina dalle prossime edizioni dei Giochi, come dimostra l’assenza di gare femminili, un unicum in un momento dove si va sempre più compiendo la parità di genere.
Curling 6
Inutile negare che il voto è legato alle ambizioni di medaglia: nel misto Constantini-Mosaner sono arrivavati a Cortina da imbattuti nell’ultimo quadriennio, ma hanno faticato ad adattarsi a un ghiaccio più lento del previsto riuscendo ugualmente a vincere il bronzo. Sottotono invece il team Retornaz, che sembrava lanciato verso le semifinali dopo le vittorie iniziali contro Svezia e Gran Bretagna. I passi falsi inattesi contro Germania, Cina e Norvegia hanno compromesso un cammino che si era messo in discesa. Qualche segnale incoraggiante dal team Constantini al femminile, con l’esordio della giovane Rebecca Mariani che può rappresentare una ventata d’aria fresca in una squadra che ha bisogno di ritrovarsi dopo un biennio molto complicato.
Freestyle e skicross 8
Il freestyle (disciplina in cui è compreso anche lo ski cross) non aveva mai portato medaglie all’Italia prima di Milano-Cortina. Nell’appuntamento di casa il tabù è stato sfatato con ben tre medaglie. La prima in ordine cronologico è stato il bronzo di una meravigliosa Flora Tabanelli nel big air, nonostante un legamento del ginocchio lesionato solo quattro mesi fa. La giovane fuoriclasse emiliana, dopo aver vinto tutto la scorsa stagione (coppa del mondo, mondiali e X-Games), ha tenuto duro fino al grande appuntamento con la storia sulle nevi di Livigno e ora potrà finalmente operarsi per ritornare la prossima stagione ancora più motivata. Nella penultima giornata dei Giochi il bottino è stato arricchito dalla commovente doppietta dello ski cross maschile, dove Simone Deromedis ha dominato precedendo il compagno di squadra Federico Tomasoni. Quest’ultimo ha potuto così dedicare l’impresa alla fidanzata e sciatrice Matilde Lorenzi, scomparsa tragicamente il 28 ottobre 2024 a soli 19 anni durante un allenamento. L’oro di Deromedis invece spezza un altro tabù, quello di un titolo maschile individuale che mancava all’Italia da ben 16 anni.
Hockey 8
Nessuna medaglia nello sport di squadra invernale per eccellenza, ma non per questo i risultati ottenuti dalle nazionali azzurre sono meno significativi. Pur coscienti che eravamo presenti in entrambi i tornei solamente come paese ospitante, entrambe le squadre hanno messo sul ghiaccio un cuore commovente. Prima le ragazze, capitanate da Nadia Mattivi, hanno battuto Francia e Giappone qualificandosi ai quarti di finale, impresa storica considerando che nell’unica apparizione precedente (Torino 2006) era stato segnato un solo gol. Poi Thomas Larkin e compagni hanno contenuto i danni contro potenze mondiali della disciplina. Significativa la sconfitta per 5-2 all’esordio contro la Svezia, con gli azzurri che hanno subito il quinto gol nel finale a porta vuota dopo aver tolto il portiere alla ricerca della rete che avrebbe riaperto la partita. Con questo atteggiamento si può crescere ancora, sfruttando magari l’onda lunga di questi Giochi e il nuovo impianto che verrà costruito a Milano.
Pattinaggio di figura 7,5
Una medaglia era prevista e una medaglia è arrivata, proprio nel team event e con il contributo di tutti i pattinatori: le coppie Guignard-Fabbri e Conti-Macii, Lara Naki Gutmann nel singolo femminile e Matteo Rizzo e Daniel Grassl nel singolo maschile. Non è arrivato l’acuto nelle gare di specialità, complice anche qualche errore di troppo e qualche acciacco, ma le emozioni regalate al Forum di Assago resteranno a lungo nella memoria degli appassionati.
Pattinaggio di velocita 9
Il più atteso, il primatista mondiale Davide Ghiotto, ha deluso e non è riuscito a salire sul podio nei 10 mila metri? Nessun problema, perché sono arrivate ben tre vittorie: due portano la firma di una strepitosa Francesca Lollobrigida, la terza dell’inseguimento maschile dove lo stesso Ghiotto si è riscattato ampiamente insieme a Giovannini e Malfatti, ponendo fine al dominio statunitense nella specialità. A impreziosire il bottino sono arrivati anche i bronzi di Riccardo Lorello nei 5000 metri e di Andrea Giovannini nella mass start. Proprio quest’ultima gara lascia un po’ di amaro in bocca, vista la grande supremazia dell’azzurro già campione mondiale in carica, ma l’eliminazione di Daniele Di Stefano nella semifinale e le strategie adottate dalle altre nazionali hanno reso impossibile conseguire un risultato migliore. A far da contorno anche i quinti posti proprio di Di Stefano nei 1500 metri e di Serena Pergher nei 500 metri. Due piazzamenti di due atleti giovani che sono pronti a esplodere nel prossimo quadriennio.
Salto con gli sci 5,5
Una disciplina che paga senza dubbio l’assenza di strutture, e forse la notizia migliore delle Olimpiadi è proprio la costruzione dei trampolini di Predazzo che possono rappresentare un grande investimento per il movimento azzurro in chiave futura. Purtroppo però si tratta dell’unica disciplina senza piazzamenti delle prime otto posizioni, obiettivo mancato di una lunghezza anche nella gara a squadre miste. Sapevamo di non essere competitivi in chiave podio, di buono c’è che si può solo migliorare verso l’edizioni del 2030 sulle alpi francesi.
Sci alpinismo 5
La grande delusione del quadriennio, sia considerando la storia e la tradizione che l’Italia vanta nella disciplina, sia per le scelte che sono state fatte al momento delle qualificazioni e della scelta dei convocati. Bisogna prendere atto che, al netto del quinto posto di Giulia Murada nella sprint, le nazionali rivali hanno lavorato meglio per far specializzare i loro atleti di punta nell’unico format che ad oggi è diventato olimpico. Imperdonabile però l’errore di valutazione che ha portato a non partecipare alla tappa di coppa del mondo in Azerbaijan, assenza costata la seconda presenza in campo maschile. Sbagliata anche la scelta dell’uomo da convocare: sarebbe stato meglio portare Nicolò Canclini, più efficace nel format sprint, rispetto a Michele Boscacci, che ha scritto pagine di storia dello sci alpinismo italiano ma negli altri format di gara non presenti a Bormio.
Sci alpino 7,5
Il voto più che positivo non riguarda solamente l’immensa Federica Brignone, di cui abbiamo già parlato mettendola nella top 3 dell’Olimpiade, ma tutto il comparto velocità: le medaglie di Sofia Goggia, Giovanni Franzoni e Dominik Paris testimoniano la competitività della squadra, coi nostri campioni che hanno emozionato sia sulla Stelvio che sull’Olympia delle Tofane. Purtroppo invece siamo mancati nelle specialità tecniche al maschile, specialmente con Vinatzer che non è riuscito a difendere il piazzamento sul podio che gli aveva consegnato Franzoni dopo la discesa della combinata. Note più liete al femminile, dove un’ottima Lara Della Mea ha sfiorato il podio nella gara in cui Brignone è salita sull’Olimpo.
Sci di fondo 7
Due bronzi di squadra al maschile, nella staffetta e nella team sprint, possono giustificare un sette? La risposta è si, se torniamo con la memoria a un anno fa quando il fondo azzurro sembrava aver toccato il fondo. Con queste due medaglie salutiamo e ringraziamo un campione come Federico Pellegrino, ma contestualmente iniziamo ad apprezzare i giovani in rampa di lancio sia al maschile (Barp e Graz) sia l femminile (De Martin Pinter su tutte).
Short track 7,5
A fare notizia è stato soprattutto Pietro Sighel, al centro delle polemiche per il trattamento subito dai giudici al Forum di Assago nelle gare individuali. Eppure su 9 gare sono arrivate quattro medaglie, con la ciliegina dell’oro nella staffetta mista e l’immagine di Sighel che taglia il traguardo di schiena che resterà nella storia. Se un movimento riesce a portare il cospicuo bottino di quattro podi al medagliere azzurro nonostante i tanti episodi contrari, significa che di talento ce n’è tanto. A partire dalla nuova detentrice del record di medaglie olimpiche, Arianna Fontana, capace di superare l’ex schermidore Edoardo Mangiarotti salendo a quota 14, fino ai giovani in rampa di lancio. Su tutti citiamo Thomas Nadalini al maschile ed Elisa Confortola al femminile. Siamo sicuri che nel prossimo quadriennio ci divertiremo ancora tanto sulla pista corta.
Skeleton 6,5
Non siamo riusciti a sfruttare appieno il fattore casa sulla nuova Eugenio Monti di Cortina, ma il quinto posto di Amedeo Bagnis al maschile e il sesto posto nella gara a squadre mista con la coppia Fumagalli-Bagnis valgono comunque una sufficienza piena. Certo, il gap di materiali con le potenze della specialità, in particolare con le slitte tedesche, è ancora evidente. Ma poter contare su un nuovo impianto getta le basi per provare ad accorciare questa distanza nel prossimo futuro.
Slittino 10
Cinque gare a disposizione, due ori, due bronzi e un quarto posto. Meglio di così era difficile chiedere visto che anche qui, come nello skeleton, la differenza di materiali in particolare coi tedeschi era evidente. Al maschile Dominik Fischnaller ha pennellato quattro run eppure ha visto passargli avversari che, seppur grandi campioni, avevano commesso errori lungo il tracciato. Stessa sorte per Verena Hofer e Sandra Robatscher al femminile, finite entrambe ai piedi del podio. La vendetta però è un piatto che va servito freddo, e col freddo dei giorni successivi i nostri materiali sono diventati più competitivi, permettendoci di conquistare due ori in un’ora che resteranno nella storia grazie ai due doppi: Voetter-Oberhofer e Rieder-Kainzwaldn che hanno preceduto sul traguardo i rappresentanti di Germania e Austria. Il terzo posto nella prova a squadre ha suggellato il trionfo di un movimento che, sotto la guida del più forte di sempre, Armin Zoeggeler, può ancora crescere molto avendo finalmente a disposizione un budello dove potersi allenare e testare al meglio i materiali.
Snowboard 7,5
L’impatto con le Olimpiadi di Milano-Cortina è stato tragico: lo squadrone azzurro dello snowboard alpino maschile, capace di vincere 6 delle 8 gare stagionali in coppa del mondo, si è sciolto sulla neve di Livigno chiudendo fuori dal podio con tutti i campioni più attesi. A risvegliare tutti dall’incubo ci ha pensato pochi minuti più tardi una straordinaria Lucia Dalmasso, capace di salire sul podio nel gigante parallelo femminile. A riportare la valutazione ampiamente sopra la sufficienza ci ha pensato poi lo snowboard cross, grazie a una campionessa del calibro di Michela Moioli che, nonostante una brutta caduta a due giorni dalla sua gara di cui ha portato i segni ben visibili sul volto, è stata capace di conquistare la medaglia sia nell’individuale sia in squadra con un ottimo Lorenzo Sommariva.
Alex Scotti



























