C’è un sogno cresciuto quasi per caso nella testa e nel cuore di Angelo Modanese, talento trentino classe 2009 di casa Varese Basketball. Un pensiero stupendo che sta diventando tale giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, anno dopo anno, in un percorso di crescita continuo che già oggi sta toccando picchi veramente importanti.

Sono questi i passi che seguono, solitamente, i predestinati, che molte volte si ritrovano a fare ciò che meglio sanno interpretare nella vita quasi per caso. Per caso così com’è sbocciato l’amore di Angelo per la pallacanestro, e viceversa, in un incontro voluto dal destino che oggi ha fatto sì che il settore giovanile congiunto di Robur e Pallacanestro Varese si ritrovi tra le mani un talento da far crescere, conservare e custodire.

Modanese, partiamo dalla sua passione per la pallacanestro, come nasce?
“Sono sempre stato un bimbo vivace e i miei genitori hanno sempre cercato un modo per farmi sfogare. Ho iniziato con il rugby prima di passare alla pallacanestro, anche perché si giocava all’aperto. Verso i 16 anni avevo anche l’idea di fare atletica visto che mio padre da giovane era stato un ottimo corridore sui 100 metri, però poi le contingenze mi hanno portato a rimanere sulla pallacanestro”.

Perché il passaggio dal rugby proprio al basket?
“Sono passato dal rugby al basket perché il datore di lavoro di mia mamma faceva parte di Aquila Basket e mi aveva consigliato di provare lì. A Trento mi hanno insegnato le basi. Crespi è arrivato a metà del mio ultimo anno in Under 15 e da quel momento nell’organizzazione del settore giovanile, sono cambiate diverse cose, soprattutto dal punto di vista della preparazione e degli allenamenti individuali”.

Dopo Trento il grande salto a Orange Bassano, uno dei migliori settori giovanili d’Europa…
“Sì, è così. A Bassano ho vissuto un’esperienza di vita importantissima, in primis perché vivevo in foresteria. Il mondo lì è diverso, molto più internazionale: vivevo con ragazzi di nazioni diverse. Ho sviluppato molto di più il lavoro individuale e ho fatto molti più tornei che mi hanno permesso di confrontarmi con ragazzi di tutta Europa, basti pensare che ho giocato tre volte contro il Real Madrid, un’emozione unica”.

Non solo squadre di club però, perché lei viaggia in pianta stabile nel giro delle nazionali giovanili…
“Sì, dall’under 15 in poi ho avuto la possibilità di giocare diversi tornei con la maglia della Nazionale. È molto bello indossare quella canotta: dopo ogni raduno mi sento sempre più cresciuto soprattutto da un punto di vista mentale. Giocare, poi, con e contro i migliori talenti della tua età, ti aiuta tantissimo a crescere”.

Torniamo ai club: quest’estate ha fatto la scelta di venire a giocare a Varese: perché e cosa trova di diverso rispetto a Bassano?
“La scelta di venire a Varese quest’estate è nata per il progetto presentatomi, che mi sembrava molto interessante. La foresteria è bellissima, con camere singole che garantiscono privacy. Inizialmente non sapevo moltissimo del club e della città, ma sono rimasto subito impressionato, soprattutto per lo stile e lo spirito di gioco, che si adattano al mio ruolo più di quanto non fosse a Bassano. Il mondo Orange può sembrare a un livello più alto, ma in realtà qui a Varese siamo molto vicini anche grazie agli allenatori che ci sono. Non c’è tanta differenza nel lavoro e nel metodo. L’unica differenza è la frequenza dei tornei, ma qui giochi comunque due campionati, quindi le due cose si compensano”.

Nelle scorse settimane ha esordito ottimamente in Serie B Interregionale, la prima volta per lei tra i senior…
“Sì è vero, inizialmente non sapevo cosa aspettarmi. Quando però le cose succedono così spesso vanno meglio per me. Si è rivelato quasi più facile giocare in Serie B che in Under 19, perché ho un ruolo definito, so cosa fare e ho compagni più forti accanto”.

Alessandro Burin

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