Non solo via di sviluppo per tanti giocatori, quanto trampolino di lancio anche per molti allenatori. Al modello Pallacanestro Varese degli ultimi anni tutto si può dire tranne che non abbia saputo lanciare, oltre che tanti giocatori, una moltitudine di allenatori verso lidi importanti per le singole prospettive di carriera di ognuno.

Questa è una cosa sicuramente un pò particolare, visti i risultati sportivi complessivi della Prima Squadra nelle ultime stagioni, ma certamente è un qualcosa su cui il processo di player development ha inciso in maniera determinante, partendo da chi ha collaborato con il settore giovanile a chi è stato impegnato solo sulla Serie A.

Così si può notare come coach Matt Brase sia finito nello staff NBA dei Philadelphia 76ers; oppure il suo successo, Tom Bialaszewski, che per quanto vituperato (benché poi la stagione successiva abbia dimostrato come non tutte le colpe fossero sue, anzi) ha appena trovato posto all’interno dello staff NBA degli Orlando Magic; passando poi per coach Herman Mandole che, nonostante la fine burrascosa con i biancorossi (dimissioni a metà stagione con un piede e mezzo in A2), ha saputo rilanciarsi prima in Gran Bretagna sulla panchina di Manchester, prosegue il suo lavoro con la Nazionale Argentina quale vicecoach dell’Albiceleste ed è impegnato ora con i Sioux Falls Skyforce in G-League.

Come dimenticare poi i due coach italiani che più hanno toccato il cuore dei tifosi, benché presenti a Varese solo come assistenti, ossia Paolo Galbiati e Marco Legovich. Il primo, passato alla ribalta con Trento, dove ha conquistato una Coppa Italia e portato avanti un percorso di crescita virtuoso che ha elevato l’Aquila sulle vette più alte del movimento nazionale, e poi con l’esperienza al Baskonia che lo ha visto conquistare una Coppa di Spagna, riportando i baschi a conquistare un trofeo dopo tanti anni.

Legovich invece, dopo l’esperienza bosina, ha tentato subito l’esperienza all’estero con l’ambizioso Dziki Varsavia, centrando al primo colpo la vittoria in ENBL ed il terzo posto in campionato, che ha permesso così al giovane club polacco di affacciarsi sul prestigioso palcoscenico della Basketball Champions League.
Proprio accanto a Legovich il prossimo anno siederà Federico Besio, partito dal settore giovanile biancorosso, sempre legato come assistente durante gli allenamenti alla Prima Squadra e ora pronto al grande salto in Polonia affianco del suo amico e mentore.

Non solo Besio però, perché se già qualche anno fa Stefano Corengia aveva lasciato i piedi del Sacro Monte sposando il progetto Tezenis Verona, con cui, nel ruolo da assistente, ha appena conquistato la promozione in Serie A, lo stesso percorso verrà intrapreso da Stefano Bianchi, che sarà terzo assistente di Ramagli sulla panchina gialloblu.

Chiude il quadro la promozione, anche se non ancora ufficiale, di coach Tommaso Sacchetti ad assistente di Kastritis, ennesimo prodotto del vivaio biancorosso che, dopo una stagione passata a guidare la squadra di B Interregionale e collaborare negli allenamenti con la Serie A, compirà un ulteriore step di crescita fondamentale per la sua carriera, portando finalmente un Sacchetti sulla panchina biancorossa, dopo che con papà Meo questo matrimonio, per un motivo o per l’altro, non si è mai realizzato.

Alessandro Burin

Articolo precedenteUn’orchestra su un pontile galleggiante e oltre cinquanta giovani atleti sul lago: la Canottieri Varese svela la cerimonia d’apertura degli Europei 2026

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui